Democrazia, Internazionale, Politica, Temi, Interventi

Senno senza forza de’ savi delle genti antiche
esser soggetto alla forza de’ pazzi

Gli astrologi, antevista in un paese
costellazion che gli uomini impazzire
far dovea, consigliarsi di fuggire,
per reggere sani poi le genti offese.

Tornando poscia a far le regie imprese,
consigliavan que’ pazzi con bel dire
il viver prisco, il buon cibo e vestire.
Ma ognun con calci e pugni a lor contese.

Talché, sforzati i savi a viver come
gli stolti usavan, per schifar la morte,
ché ‘l più gran pazzo avea le regie some,

vissero sol col senno a chiuse porte,
in pubblico applaudendo in fatti e in nome
all’altrui voglie forsennate e torte.

Parabola mirabile per intendere come il mondo diventò pazzo per il peccato, e che gli savi, pensando sanarlo, furon forzati a dire e fare e vivere come gli pazzi, se ben nel lor segreto hanno altro avviso.

[Tommaso Campanella, Poesie,
a cura di Francesco Giancotti,
Giulio Einaudi editore, Torino 1998,
pagine 63-64]

Non v’è amore
senza parola,

non v’è intelligenza
senza amore.

[da Romani Romani,
Ai nostri figli,
in Liriche,
Cadmo edizioni, Fiesole 2021,
pagina 205]

Amo l’Europa, il nostro continente dal bel nome semitico che significa tramonto: non tramonto nel senso di un momento del giorno, ma in quello della direzione nella quale si apre il cielo al movimento degli astri in ogni momento del giorno e della notte. Il senso per il quale, nella Bibbia ebraica, si fa iniziare il tempo del creato da un tramonto.

La nostra Europa è un continente con molti popoli e molte nazioni, molte lingue, molte civiltà. Un grande esempio della vitalità e della creatività del genere umano. E l’idea di farne una federazione è grandiosa. Perché il presupposto ne è, non può che esserne, la consapevolezza della pari dignità di tutti gli esseri umani. La pari dignità di tutti gli esseri umani, infatti, ha come condizione la loro diversità: non esistono due esseri umani uguali tra di loro in tutta la Terra, e ciò che rende tra loro uguali nella loro dignità e diversi nella loro identità gli esseri umani è la parola.

L’Europa, dunque, come idea politica, è inscindibile dal progresso della democrazia, della libertà, della giustizia, della fratellanza tra loro di tutti gli esseri umani.

Ogni gesto, ogni decisione politica, ogni atteggiamento mentale che contravviene a questi valori è contrario all’Europa come esistenza reale e come fine ideale.

La guerra tra Russi e Ucraini è una delle assurdità che hanno funestato e funestano il nostro continente: l’inimicizia fondata sulla diversità delle lingue. Il territorio ucraino accoglie in sé comunità di lingue diverse, e questa è la sua ricchezza, che i nemici dell’Europa hanno cercato di far apparire al popolo ucraino come la propria povertà. La potenza Russa, reagendo a questa situazione, cerca di trasformare la ricchezza culturale dell’Ucraina in una divisione di territori. Ma la strada della pace è un’altra. Si deve tornare all’unità dell’Ucraina nella pace e nell’armonia tra le popolazioni di lingua diversa. L’Ucraina deve riconoscere ad ogni propria comunità linguistica il diritto all’esistenza e alla crescita. E la Russia deve riportare il suo esercito entro i propri confini. Confini Europei, che devono essere riconosciuti come confini di pace e non di guerra. E i non europei devono rinunciare a fare dell’Europa un campo di battaglia per interessi contrari alla democrazia e alla giustizia tra i popoli.

Roma, 27 febbraio 2022

L’invio di armi e la effettiva scelta di svolgere un ruolo attivo seppure senza un coinvolgimento diretto, in questo conflitto, fa regredire l’idea di Europa a un periodo precedente il patto di Roma del 1954. Ma quella carta potrebbe forse ancora giocare un ruolo se gli Stati Uniti D’Europa prendessero posizione per una pace che comporti un disarmo progressivo e se avessero una Costituzione nella quale la pace e la democrazia avessero un ruolo fondante, come nella Costituzione italiana, non rispettata dalle decisioni dei giorni scorsi. La pace e il disarmo devono essere l’ideale e la prospettiva della Unione Europea. Una Unione che deve guardare in prospettiva a tutti i paesi, compresa la Russia, che fanno parte del nostro continente.

Immagino così il primo articolo della Costituzione Europea:

L’Unione Europea è una Federazione di Stati fondata sulla pace tra tutti i popoli della Terra, sulla libertà, la pari dignità e la fratellanza di tutti gli esseri umani, sulla possibilità, per ciascuno di loro, di esprimere il proprio pensiero nella propria lingua con ogni mezzo di comunicazione in ogni situazione e in ogni circostanza. All’Unione Europea possono partecipare tutti gli Stati del Continente Europa che rispettano questi princìpi e vi si ispirano.

Roma, 18 marzo 2022

Non uccidere,
la libertà è amore.

[Romani Romani,
Rex nemorensis,
in Liriche,
Cadmo edizioni, Fiesole 2021,
pagina 209]

Non è umanamente accettabile che ancora oggi l’umanità, il consesso internazionale, non abbia messo al bando le armi nucleari come nel passato si sono messe al bando le armi chimiche e che una potenza abbia disseminato testate nucleari in tutti i paesi d’Europa, pronte ad essere lanciate, e che un’altra potenza, in Europa, sia costretta, per sopravvivere, a prepararsi ad una guerra atomica. Tutto questo è già di per sé criminale, persino più criminale della guerra condotta con altre armi, che, comunque, deve essere considerata un crimine. Come possono, con quale morale, gli Stati Uniti d’America, affermare che la sovranità dell’Ucraina, confinante con la Russia, consiste nel diritto di aderire alla NATO, il che significherebbe essere occupata, come quasi tutti gli altri paesi europei, da testate nucleari statunitensi puntate contro il vicino suolo russo? E come può, con questa premessa, l’Ucraina occupata, invasa dalla Russia, chiedere alla NATO di entrare in guerra, anziché chiedere di fare la pace, garantendo la sua neutralità al vicino russo? Come è possibile che ci sia una guerra sul suolo europeo con queste condizioni di partenza? Di cosa ci parla il presidente dell’Ucraina? Come può evocare nel parlamento giapponese Hiroshima e Nagasaki senza pensare che un eventuale allargamento del conflitto in Europa potrebbe causare un disastro molto più grande? Perché il presidente degli Stati Uniti d’America non chiede alla Russia di trattare immediatamente la pace, risparmiando al popolo ucraino ulteriori spargimenti di sangue e sofferenze? Perché si limita agli insulti, come se la questione fosse una lite tra bulli di una periferia urbana? Perché non tratta con la Russia un serio e doveroso disarmo nucleare, restituendo all’Europa l’incolumità dalle armi nucleari alla quale ha umanamente diritto? Perché la pace e la vita non sono una scelta arbitraria, ma un diritto umano. Chi parla sempre di diritti umani per quanto riguarda gli individui, dovrebbe sapere che la pace è un diritto – e un dovere – dei popoli. Non si deve cercare di violarlo preparando una guerra infinita con armi che possono distruggere l’intera umanità.

E si nota in Italia, in questo momento storico, una certa difficoltà di esprimere opinioni che disturbano la propaganda di guerra nei media. La guerra è il contrario non soltanto della giustizia, ma anche della libertà, qualunque sia il regime del popolo belligerante. Chi vuole la guerra vieta al proprio popolo di rifiutarla. Avviene in Russia, ma avviene anche in Ucraina e ora anche in Europa e, in particolare, in Italia.

È stato bello, oggi, il discorso di Papa Francesco. Ha detto che l’uomo deve cancellare la guerra dalla storia, prima che la guerra cancelli dalla storia l’uomo.

Roma, 27 marzo 2022

Forse, dunque, si può assumere un punto di vista diverso per considerare la presente situazione tra Russia e Ucraina. La Russia ha invaso l’Ucraina nell’ambito di una guerra non dichiarata tra Stati Uniti e Russia in Europa che è iniziata nel 1989. Si disse, in quell’anno, che l’Unione Sovietica era crollata per l’effetto di una guerra economica del capitalismo occidentale contro il capitalismo di stato socialista sovietico. Si pensò che quella fosse la fine della guerra fredda e che il liberalismo capitalistico avesse vinto su ogni forma pensabile di socialismo. Vennero demonizzate anche le socialdemocrazie, in Italia finì la sua vicenda storica il più grande partito comunista del mondo occidentale e, entro pochi anni, scomparve il partito socialista. Il suo segretario Bettino Craxi fu costretto all’esilio, dove morì. Nel 1978 era tramontato, con il delitto di Aldo Moro, il tentativo di inserimento del partito comunista nel governo. Non si saprà mai a chi ha ubbidito chi ha eseguito quel delitto, compiuto da terroristi dichiaratamente rivoluzionari di ideologia comunista.

Ma torniamo al processo di trasformazione della situazione europea negli anni novanta del secolo scorso. La caduta del muro di Berlino, nell’ambito degli assetti delle potenze mondiali, non va vista soltanto come una liberazione dalla dittatura, ma come la possibilità, per gli Stati Uniti, di mettere i propri missili con testate nucleari anche nei paesi dell’est Europa che Stalin, a Yalta, aveva, con l’accordo degli altri vincitori della seconda guerra mondiale, considerato come un’area di rispetto dovuto ai confini con la Russia. Questa area di rispetto era stata mantenuta con regimi imposti sostenuti, quando necessario, con l’uso delle armi.

Di questo gli Stati Uniti avrebbero dovuto tenere conto, ma non lo hanno fatto. La guerra economica era vinta e si poteva procedere a trarne le dovute conseguenze: l’imposizione alla nascente e sottomessa Unione Europea di inserire il territorio conquistato nella sua area, l’inserimento dei paesi dell’est nella NATO, l’installazione dei missili nucleari, per ogni evenienza, nei paesi strategicamente più importanti.

La storia della crisi dell’Unione Sovietica si accompagna dentro e fuori il suo territorio con una politica di conquista da parte statunitense cui corrisponde una resistenza che, con Putin, è la storia, nel bene e nel male, della ripresa del potere e della politica egemonica, nei suoi territori, della potenza russa. Durante gli anni di questa ripresa, c’è una storia delle guerre russe, ma anche quella delle guerre americane, niente affatto meno distruttive e spietate, nel mondo. È questa fredda determinazione delle due potenze che fa paura all’Europa che desidera la pace, nell’attuale guerra in Ucraina. Il presidente Zelenski ha parlato ai parlamenti europei, e non solo europei, per chiedere armi e per porre l’esigenza di un allargamento del conflitto per ottenere una giusta vittoria. Per ora egli si è scontrato con la resistenza dell’Europa, ma continuerà così? Il presidente degli Stati Uniti fa discorsi di guerra, non di pace. La guerra lo induce più che alla pietà all’indignazione, perché non vince. Dunque riversa valanghe di armi in quel piccolo territorio martoriato. Lo aveva già fatto prima dell’invasione di cui era certo. Nell’Ucraina c’era la guerra civile e un buon numero di consiglieri militari americani, tutto era pronto. Dunque non è facilmente prevedibile quello che potrà accadere. La pace o, anche, soltanto una tregua, sarebbe una bellissima sorpresa. Le attendiamo con la fiducia di chi non ha il potere e, per questo, solo per questo, crede ancora nella felicità: come Re Lear e Cordelia quando, al termine della tragedia, si sono infine ritrovati e compresi. Ma la loro speranza è durata tanto poco.

Roma, 28 marzo 2022

Mi ha detto un amico che poiché gli esseri umani, con mezzi diversi, hanno sempre fatto la guerra, questo dimostra che la guerra fa parte della natura umana. Ma non è così; l’essere umano parla e, la parola essendo la sua vera natura, la forma del suo futuro sta nella ricerca della verità e non nella ripetizione dei suoi comportamenti passati. Detto diversamente: la filosofia non è riducibile a nessuna antropologia possibile. Il problema è che la ricerca della verità di sé dell’uomo incontra ostacoli nel modo attuale di organizzarsi dell’umanità, nella immaturità dei popoli e degli individui. Quello che preoccupa negli esseri umani non è la loro immutabilità, ma la loro immaturità che, con gli attuali mezzi di distruzione, rischia di sterminarli con un conflitto o con una economia che distrugge l’ambiente, prima che siano sufficientemente consapevoli di quello che stanno e si stanno facendo.

Roma, 29 marzo 2022

Alla guerra
non deve seguire
la guerra,

all’omicidio
non deve seguire
l’omicidio.

Chi uccide
deve essere
lasciato solo.

Roma, 31 marzo 2022

Guerra è l’ingiustizia
degli uomini

non la giustizia
di Dio.

La giustizia non è violenza.

[Romano Romani, Trascendenza,
inAtlantide,
Cadmo, Fiesole 2017,
pagina 33]

Ho parlato, sopra, di immaturità degli esseri umani. Non possiamo, su questo, ignorare il passato colonialista dell’Europa e il passato e presente razzismo degli europei. Tutto questo non si può cancellare con un tratto di penna o con una Costituzione che non si riesce a far rispettare perché è troppo avanzata rispetto alla realtà politica e morale di un popolo.

Gli europei e i loro discendenti non stanno soltanto in Europa, ma anche nelle Americhe, che hanno popolato e tutt’ora popolano, dopo lo sterminio di gran parte degli esseri umani che le popolavano prima di loro. Tale sterminio è avvenuto in più modi e più tempi nei due continenti, e si è avvalso della superiorità tecnica delle armi. Una traccia di questo, negli Stati Uniti, che hanno messo in riserve i nativi americani, dopo averli definitivamente sconfitti nel diciannovesimo secolo, è un articolo della loro democratica Costituzione nella quale sta scritto che ogni cittadino americano è libero di possedere e acquistare ogni genere di arma. Il possesso delle armi negli Stati Uniti è un diritto individuale sancito dalla Costituzione.

Ci è voluta una guerra civile, negli Stati Uniti, per superare l’istituto della schiavitù imposta a milioni di esseri umani prelevati con la forza dal continente africano e trasportati nelle navi in America in condizioni peggiori di quelle riservate agli animali da lavoro.

In un paese nel quale una parte della popolazione è considerata formata da ex schiavi e un’altra parte, minoritaria, vive o è vissuta in riserve, non è facile superare il razzismo. E direi che è difficilissimo non pensare che la propria superiorità, che dà diritto alla libertà, dipende dal possesso di armi tecnicamente superiori a quelle di tutti gli altri esseri umani.

In questa prospettiva si capisce anche la decisione di sganciare due atomiche sul Giappone per ottenere la resa di quella nazione e, al tempo stesso, sperimentare la distruttività della nuova arma.

Concepire la libertà come non servitù nei confronti di un altro o di altri esseri umani, non ci aiuta a capire né cosa sia la libertà umana né cosa sia la giustizia. Perché il concetto di giustizia è relato in modo ineludibile con quello di libertà. Essere liberi ed essere giusti sono la cosa medesima. Chi non è giusto non è neppure libero, e chi non è libero non può essere felice.

Non si tratta di giochi di parole e tutto comincia – o può cominciare – dalla domanda: che cosa è la giustizia.

Si deve cominciare con il dire che la giustizia non riguarda soltanto chi viene ritenuto colpevole di qualche cosa, non è il perseguire un colpevole. Perché giusto è l’innocente, ovvero colui che non nuoce e non ha nuociuto. Ingiusto è chi ha perduto quella condizione di libertà che consiste nell’innocenza. L’ingiustizia, dunque, è una mancanza, una privazione alla quale si deve porre riparo in un individuo e in una società. L’ingiusto è colui che ha perduto un bene, non colui che si è procurato un vantaggio. Ovvero: il vantaggio che ci si procura con una azione ingiusta, non compensa mai lo svantaggio che ha comportato, nell’animo dell’ingiusto, l’averla compiuta.

Va considerato, d’altro lato, che la giustizia – che è innocenza, ma non soltanto innocenza, bensì anche tutto ciò che va, nella nostra vita, in direzione del bene e dal bene ci proviene – non è mai una condizione soltanto individuale, e che anche l’ingiustizia è fatta di relazioni umane, di solidarietà nel bene come nel male con altri esseri umani. Ci sono non soltanto degli individui, ma anche delle società e delle entità politiche più giuste o meno giuste dove è più o meno difficile che un individuo si realizzi nella giustizia.

Con Cesare Beccaria abbiamo scoperto che, sorprendentemente, nelle società dove le pene sono più dolci, i reati sono meno numerosi e meno efferati. Il che significa che fare giustizia non significa soltanto punire i colpevoli di reati, né, tanto meno, che la punizione deve essere efferata quanto lo è stato il reato commesso. Al contrario: tanto più dolce sarà la pena, tanto più la società degli uomini liberi sarà garantita del non ripetersi di un reato efferato.

Dove vige ancora la pena di morte e la tortura, questo è totalmente ignorato. E fino a un certo punto, nella nostra storia, questa idea del carattere solo punitivo della pena, è stata sostenuta dalla fede in un inferno nel quale si scontano, dopo la nostra morte, i peccati ritenuti gravi, con una sofferenza che non avrà fine. I Vangeli cristiani vi alludono, ma la cristianità vi ha insistito per secoli, giungendo a perseguitare l’autore del trattato citato sopra, per aver negato alla società il diritto di anticipare in questo mondo le sofferenze prefigurate nell’altro. Il fatto è che non è affatto facile e tanto meno scontata, l’interpretazione dei Vangeli cristiani. Chi pretende di agire o giudicare come se fosse Dio, anziché diventare divino, smette di essere umano e perde così ogni possibilità di aiutare i propri simili a essere migliori e più felici, anziché peggiori e più infelici.

Ma torniamo alla più grande – per estensione territoriale – democrazia moderna, gli Stati Uniti d’America. Non deve scandalizzare che nella sua epopea, dopo la rivolta alla propria patria coloniale, l’Inghilterra, ci sia una guerra civile per l’abolizione della schiavitù degli africani portati dal continente nero a centinaia di migliaia, e la strage dei nativi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, qui in Europa. Ci interessa soltanto capire come debba – o possa, per restare ai discorsi preliminari – giustificarsi l’uso dell’atomica nella seconda guerra mondiale e la sua utilizzazione per preparare la terza. Perché mi pare che di questo si stia discutendo, giustamente, in filigrana, in questi giorni che seguono alla invasione della Ucraina. Il territorio in discussione, per i russi, è l’Ucraina, ma per gli ucraini e gli americani è l’Europa tutta, Russia compresa. Altrimenti Zelenski non sarebbe andato a perorare la causa della guerra in tutti i parlamenti dell’Occidente sotto l’influenza degli Stati Uniti.

La questione riguarda il metodo e il significato di questo metodo. Nessun iracheno, durante la guerra del golfo, nessun vietnamita, durante la guerra del Vietnam, nessun afgano, durante la guerra dell’Afghanistan, nessun serbo, nella guerra del Kosovo, si è avvalso della facoltà di parlare delle vittime, dei bombardamenti, delle stragi, nei nostri parlamenti occidentali. Ce ne è stata data una sommaria notizia, con una certa soddisfazione, nei giornali e nei comunicati radiofonici e televisivi. Del resto, si trattava di nemici, non di esseri umani. Gli esseri umani, quando c’è la guerra, sono soltanto quelli che stanno dalla nostra parte, gli altri non lo sono. Anzi, chi li considera tali, è un traditore.

La questione, dicevo, è di metodo. Ci si parla di guerra, nei nostri parlamenti, per portarci in guerra. Le sanzioni non sono che il primo passo, la fornitura di armi il secondo… del terzo, per ora, meglio non parlare. Ma Zelenski dice che vuole vincere. E Biden lo segue su questa strada. Ovviamente vuole vincere anche Putin. E la pace? Chi parla, davvero, di pace?

Dunque si deve parlare della guerra che gli Stati Uniti sono andati preparando in Europa e dei rischi che comporta. L’hanno preparata in Europa e contro un paese europeo. Si tratta del nostro territorio. Biden ci segue da oltre oceano e ci fa i migliori complimenti e auguri. Lui con Putin non tratta, è disgustato, poverino. Lui si deve occupare oggi dell’ennesima strage che un cittadino americano ha compiuto in California con una mitragliatrice regolarmente acquistata e posseduta nel suo paese.

Si sa bene: in una vera democrazia si rischia la vita anche andando a prendere un gelato in un bar del centro. Quei cittadini inermi, anche loro, senza saperlo, sono morti per la libertà.

Ma il problema è un altro. Come ho già scritto poche righe prima, le ingiustizie che si commettono arrecano danni nell’animo della persona o del popolo che le commette. Come si spiegherebbe, altrimenti, che dopo l’orrore di Hiroshima e Nagasaki, anziché una fuga da questo strumento di distruzione, ci sia stato un febbrile concorso di potenze nel procurarsi l’arma atomica, nel dotarla di missili, nel dislocarla nei paesi occupati, nelle proprie aree di influenza?

In nome del profitto, in questo pianeta ormai tutto omogeneamente consegnato alla economia capitalista, si sono compiuti e si compiono continuamente delitti contro l’ambiente naturale, si taglia il ramo dove siamo seduti, senza alcun riguardo per il futuro, per le generazioni che si affacciano ora alla vita. E non si ha neppure vergogna nel non ripudiare un armamento di guerra che può distruggere l’umanità e i suoi ambienti, i suoi territori, le condizioni della sua vita. Ma quanta ingiustizia ci è voluta per arrivare a questi esiti, quanta stupidità si è accumulata nella mente dei nostri governanti, di coloro che, nelle cosiddette democrazie, ci chiedono il voto, vogliono il nostro consenso per questa marcia verso l’abisso? Con quale coraggio ci chiedono di dare armi a chi combatte per questo genere di libertà? Con che coraggio le danno, in Italia, pur sapendo che la nostra Costituzione lo vieta? Perché dobbiamo armarci, sapendo che le armi che paghiamo serviranno per la nostra distruzione, che il vero nemico di noi siamo noi stessi?

Non c’è servitù peggiore dell’odio, non c’è libertà più grande dell’amore. La libertà non si conquista uccidendo.

Roma, 2 aprile 2022

Delenda est Cartago: questo è il clima che si respira in questa guerra tra Ucraina e Russia. Fino al 1989 gli Stati Uniti si proponevano di distruggere l’Unione Sovietica come potenza comunista; dopo la caduta del muro di Berlino, è stata la ripresa della politica di potenza economica e militare della Russia, oltre che la nascente entità economica e democratica dell’Europa, che ha infastidito gli Stati Uniti. Da quel momento tutta la loro politica ha avuto come fine di mettere basi nucleari NATO in tutti i paesi europei fino ai confini con la Russia e di ridurre la nascente Unione Europea alla NATO. La situazione Ucraina di difficile rapporto delle molteplici comunità a causa delle diverse lingue, con una prevalenza della popolazione russofona, ha offerto alla politica americana un modo di suscitare un contenzioso dell’Ucraina con la vicina Russia, negando alle comunità russofone il diritto di aver riconosciuto il russo come una delle lingue ufficiali del paese. Questa politica ha contemporaneamente prodotto un clima di guerra civile e una tensione non facilmente componibile con la confinante Russia. Per gli ucraini i russi non sono odiosi perché erano comunisti, ma perché sono russi. Dai russi in quanto russi essi sono stati oppressi sia quando c’erano gli zar che dopo gli zar. Anzi, gli zar non sono mai finiti, Putin è l’ultimo degli zar.

Questa era già la situazione prima dell’invasione russa e i consiglieri militari degli Stati Uniti la seguivano per portarla verso uno sbocco che poteva essere previsto facilmente: la guerra civile, in atto dal 2014, o il conflitto con la Russia, iniziato con l’invasione perpetrata da Putin nel febbraio scorso. È stato subito evidente che gli Stati Uniti e l’Europa chiedevano all’Ucraina di combattere, non di fare la pace, e che questo avrebbe comportato una guerra economica fatta di sanzioni che avrebbe messo in ginocchio l’economia europea oltre che quella russa. Ancora una volta si è riusciti a provocare una guerra tra paesi europei, una guerra che il progetto dell’Unione Europea, del trattato di Roma del 25 marzo 1954, voleva allontanare per sempre. Ancora una volta si combatte in Europa per questioni di carattere territoriale e di odio nato dalla diversità delle culture e delle lingue, che dell’Europa è la ricchezza e dovrebbe essere il motivo della fierezza di ogni europeo di appartenere al nostro continente. Di nuovo la guerra, in questa nostra terra, fa risorgere l’odio cieco, le stragi, le accuse reciproche, la miseria morale e materiale, la minaccia di una fine imminente con armi nate dallo stesso genio scientifico europeo, armi di una distruttività inaudita intorno alla quale le potenze che hanno vinto la seconda guerra mondiale hanno istituito, insieme all’ONU, l’organizzazione mondiale delle nazioni, un equilibrio del terrore che sembrava aver garantito il mondo dalla conflagrazione di una nuova guerra dell’intero pianeta.

Ma la distruttività di queste armi è tale che la loro fabbricazione è una costante e continua minaccia di apocalisse.

Giusto all’ONU, anche all’ONU, Zelenski ieri ha parlato. Sempre come futuro vincitore della guerra in corso, antizar residente a Kiev, l’antica capitale della Russia. No, né lui né Biden vogliono fare la pace, vogliono vincere la guerra. Putin dichiara di volersi ritirare quando avrà raggiunto gli obiettivi che si è prefisso. E i bombardamenti continuano, le armi uccidono, cominciano a vedersi stragi di civili inermi di cui i belligeranti si accusano reciprocamente. I crimini di guerra che sono anche la guerra nel suo essere un crimine senza fine, senza limiti che non siano quelli della capacità sempre maggiore degli esseri umani di fare e di farsi del male. La pace sembra a tutti una specie di rinuncia alla giustizia, perché è la vera, unica giustizia possibile: la pace non soltanto è giustizia, ma permette la ricerca umana della giustizia; umana, non disumana, come la guerra. Perché la giustizia umana è prodotto del pensiero e non risultato della lotta. La potenza della vita, che è anche forza, si manifesta nell’essere umano con il pensiero. Stupidamente gli esseri umani, che sono organizzati ancora in modo da competere come fanno altri animali per la riproduzione, scontrandosi fisicamente, usano il pensiero per fabbricare armi sempre più potenti, rischiando di sopprimere così la propria specie. Si tratta di un residuo fossile di un passato molto remoto, come il petrolio, che ci arriva da foreste fossilizzate e, immesso nell’atmosfera con la combustione, la avvelena con ossido di carbonio e anidrite carbonica. Ma il fine del pensiero umano è un altro, è la vita e non la morte degli esseri umani, la felicità, la concordia, la bellezza che sono l’essenza e la profondità della vita, il manifestarsi, in tutto ciò che appartiene ad essa, con la sua luce spirituale, oltre che sensibile, dell’amore. Intelligenza e amore, che sono anche libertà e felicità, nell’essere umano, sono parola, e la parola è armonia, non violenza, anche negli sport, anche nelle gare. La bellezza e la verità, anche nelle gare, sono più importanti della vittoria. Ora quegli atleti che sono pagati per vincere, lo hanno dimenticato.

Roma, 6 aprile 2022

Il nostro presidente del consiglio, Mario Draghi, ha affermato che si deve preferire la pace all’accensione del condizionatore d’aria fresca nell’estate, qui in Italia. Con questa dichiarazione vorrebbe motivare la rinunzia al gas russo. Ma le sanzioni riguardanti il gas russo – come tutte le altre – non sono pace, ma guerra; e guerra è l’invio di armi all’Ucraina che il governo e il parlamento italiani, violando la nostra Costituzione, stanno decidendo e – di fatto – hanno già deciso. Su ordine del nostro padrone e sedicente alleato americano. Ebbene sì, gli italiani preferiscono l’aria fresca all’aria di guerra che ora si respira, qualunque cosa i presidenti Draghi e Biden ne pensino. Anzi, gli italiani pensano che si farebbe bene a pensare al costante aumento delle temperature nel nostro pianeta a causa del gas serra e a riprendere gli investimenti, anziché in armi, nelle fonti rinnovabili, escludendo il ricorso alle centrali atomiche. Di uranio radioattivo ce n’è già a sufficienza nelle testate nucleari delle quali il desiderio di pace degli Stati Uniti ha riempito i paesi europei e, in particolare, l’Italia. Quelle armi, oltre a essere il segno della autentica sovranità dei paesi che le ospitano, sono una garanzia di futuro pacifico e prospero per i paesi europei e per il mondo. Si dovrebbe scrivere un inno alle armi nucleari e alla guerra atonica che prefigurano e rendono possibile, ma soprattutto alla libertà della quale sono il risultato e che difendono. Esse sono il segno di un mondo libero e giusto, che rispetta il giusto diritto che ha ogni popolo e ogni individuo umano di morire ammazzato nel migliore dei modi.

Roma, 7 aprile 2022

Nel 1948, in pieno periodo staliniano, la Russia, quando era Unione Sovietica, ha approvato la carta dei diritti umani delle Nazioni Unite. L’espulsione attuale – anche se temporanea – con un semplice voto a maggioranza, della Russia dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, non è un vulnus, una ferita, della Russia, ma delle Nazioni Unite. Nessun paese del mondo rispetta integralmente la dichiarazione dei diritti umani, tanto meno la rispetta l’Ucraina. E soprattutto non la rispettano i paesi che si fanno la guerra e che forniscono armi a chi fa la guerra. Ma l’appartenenza di una delle principali potenze mondiali al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ci dà una speranza per il futuro, che la facilità con la quale la potenza belligerante degli Stati Uniti è riuscita a ottenere questa sospensione ci toglie.

La crisi dell’ONU provocata da questo modo sconsiderato di intervento nelle sue forme di organizzazione e di vita, sono il sintomo di una grave crisi della democrazia al livello del suo divenire storico, in questa fase dello sviluppo del capitalismo divenuto planetario. La democrazia liberale non è più la forma propria nella quale il capitalismo vede il suo futuro sviluppo. Questo può provocare regressioni e conflitti di ampiezza e gravità non prevedibili.

La pace e la libertà di pensiero e di parola sono gli unici strumenti con i quali, ora, è ancora possibile cambiare questa situazione e far evolvere la vita dei popoli verso il superamento della guerra e di ogni forma di ingiustizia. Per questo fine, la dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dall’ONU nel 1948, resta un orizzonte fondamentale per l’umanità ed ogni paese deve essere ammesso a controllarne, garantirne, promuoverne il rispetto. La carta dei diritti universali dell’ONU non deve essere considerata uno strumento per giustificare una guerra o le guerre, ma per cercare la pace e la fratellanza tra tutti i popoli della Terra. L’ONU è l’organizzazione e l’unità delle nazioni che cercano, nella pace, la libertà, l’uguaglianza e la fraternità di tutti gli esseri umani, non di quelle che l’hanno trovata, e neppure delle potenze che cercano di imporre ad altre potenze o nazioni, con le armi, il proprio modo di concepire la democrazia e l’economia. Chi vuole far crescere gli esseri umani deve accettarli con tutti i loro difetti. Questo è lo spirito con il quale l’ONU ha accolto tutte le nazioni che hanno voluto aderire ai princìpi sui quali si fonda, alle finalità che persegue.

Roma, 9 aprile 2022

Si deve chiedere una immediata tregua, per aprire una inchiesta internazionale sugli autori delle atrocità commesse in Ucraina. Si deve conoscere il nome e cognome dei responsabili diretti e dei comandanti che le hanno autorizzate o addirittura disposte, guidate. Il governo Russo e quello Ucraino devono collaborare con chi è incaricato delle indagini.

Non si deve fare di queste atrocità un motivo per aggravare o mantenere lo stato di guerra, ma per cercare in ogni modo la pace. Perché la guerra moltiplica le atrocità e gli orrori, non li estingue né li punisce, li rende una conseguenza inevitabile. Pace, pace, pace!

Ma basta anche con la rappresentazione pirandelliana de l’uomo – Biden – , la bestia – Putin – e la virtù – Zelenski – per portare l’Europa verso la recessione economica e la guerra nucleare. Questo genere di propaganda di guerra è di una volgarità ripugnante. L’Europa ama gli ucraini, ma anche i russi e la cultura russa. Vuole intrattenere con la Russia rapporti economici, culturali, turistici, e non vuole la guerra ma la pace. Una pace che scongiuri per ora e per sempre una guerra con la Russia. Una pace che abbia il programma di un disarmo reciproco e progressivo che riguardi in primo luogo le armi nucleari. L’Europa non soltanto vuole che in Ucraina non ci siano basi nucleari NATO, ma vuole che nel futuro sia impensabile un armamento atomico nei vari paesi europei, compresa la Russia.

Roma, 10 aprile 2022

Chi ama la pace si dice che sia un pacifista e i pacifisti sono degli utopisti perché credono in un modo migliore, più giusto e, dunque, più felice, di vivere insieme degli esseri umani. Tutte le dittature amano la guerra, tutti gli uomini liberi amano la pace. Se il presidente degli Stati Uniti fosse un uomo libero, avrebbe trattato una pace onorevole per l’Ucraina e per la Russia, anziché armare l’Ucraina per vincere la guerra. Quante vite umane avrebbe salvato? Quanti esodi avrebbe evitato? Quante distruzioni? Quante sofferenze? Purtroppo un uomo libero Biden non lo è, non lo è Putin, non lo è Zelenski, e ognuno di loro combatte per difendere la propria parte di ingiustizia che chiamano libertà, ma è soltanto infelicità per loro e per il resto dell’umanità.

Roma, 12 aprile 2022

Alcuni hanno cercato di paragonare la guerra in Ucraina alla resistenza antifascista in Italia. Ma la resistenza italiana, dopo l’8 settembre 1943, è stata una opposizione anche armata – non soltanto armata – alla prosecuzione della guerra nazifascista. Era una resistenza in difesa della pace stipulata con gli alleati, non la scelta tra due schieramenti in una guerra. Ovviamente questo ha comportato, per chi ha scelto le armi, di collaborare con i firmatari dell’armistizio, ma molti giovani sono morti anche soltanto per non essere andati a Salò. Altri, deportati in Germania, per essersi rifiutati di farlo in cambio della libertà da quella prigionia.

La resistenza italiana è stata una via verso una pace già scelta e contro una guerra che non era più – e forse non era mai stata – la guerra degli italiani.

Non è un caso che da quella Resistenza nasca l’articolo undici della nostra Costituzione, che ripudia la guerra.

Roma, 14 aprile 2022

La tesi è la seguente, dopo i primi mesi della guerra in Ucraina e del conflitto in Europa (perché in Europa non c’è ancora una guerra, ma c’è un conflitto che potrebbe portare a una guerra): L’Europa continentale, occupata dagli eserciti nazifascisti nei primi anni del 1940 e spartita, dopo la fine della seconda guerra mondiale, in due zone di influenza tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti e l’Inghilterra, ora dovrebbe riconoscere negli Stati Uniti e l’Inghilterra, che si è separata a questo scopo e con questo fine dall’Unione Europea, i propri legittimi occupatori e padroni. La NATO diviene il volano militare di questa operazione. La NATO, dunque, diverrebbe l’alleanza del mondo libero, il mondo della libertà americana.

Gli Stati che erano fuori dalla NATO devono fare domanda per entrarci e il sogno di una Europa, continentale e non continentale, pacifica e unita, lievito di un mondo più libero, più giusto, più in armonia con la vita sulla Terra, sarebbe finito così. I sogni finiscono quando ci si sveglia. Gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa ci hanno svegliato con la guerra in Ucraina, e l’Ucraina è divenuta il fulcro di un grande progetto di dominio o di guerra totale.

D’altro lato, non è forse vero che in questa società del capitalismo globale, il più importante dei valori è la competizione? In questa prospettiva, cosa dovremmo aspettarci dallo spirito di concorrenza economica e politica tra le potenze se non la guerra in tutte le sue possibili forme, con tutti i mezzi? La solidarietà, l’aiuto reciproco, il rispetto per la vita, la bellezza, l’amore, sono i valori e, soprattutto, le illusioni delle anime belle. Cose che possono essere apprezzate da persone molto ricche in grado di goderne in misura della ricchezza che hanno da spendere per comprarsele. Perché tutto ciò che possiamo avere lo abbiamo se siamo in grado di prenderlo agli altri o con la potenza del denaro o con la forza delle armi. E la potenza del denaro non è mai disarmata.

Una società globale, organizzata in questo modo, può fare a meno della guerra? È in grado di non arrivare a una guerra totale che ne determina la distruzione?

Si è tanto parlato della incompatibilità tra questo modo di produrre i beni che permettono il funzionamento di questa società, con la conservazione delle condizioni alle quali è possibile permettere la continuazione della vita sul nostro pianeta, la conservazione del suo clima, la prosecuzione della vita in tutte le sue forme. Ma questa società, questo modo di essere in rapporto tra loro degli esseri umani contiene anche la minaccia di una guerra suicida. La minaccia di un odio tra i popoli che ne decreta la distruzione. E questo genere di odio non si ferma di fronte a nulla, non ha tabù, si dice con espressione leggera. Non v’è più il tabù delle armi atomiche, si dice. Lo credo bene, da quando si conoscono non si è fatto altro che fabbricarle, non si è fatto altro che preparare la guerra atomica. Di quale tabù stiamo parlando?

Non ci si deve far prendere dallo scoraggiamento. La vita è paziente, come la parola e la luce. Si deve cominciare dal dovere della pace e l’abominio della guerra in ogni sua forma. E la pace deve comportare il progressivo disarmo, in primo luogo il disarmo atomico. Non v’è pace vera senza un progetto di disarmo. L’umanità ha semi per la ricerca della giustizia, semi di vita, perché la giustizia è vita.

Roma, 14 maggio 2022

Non conquistare
o difendere una terra,
ma condividere la Terra.

Guardare in alto
non è più che volare?

[da Romano Romani,
Liberté, égalité, fraternité,
in Confini,
Cadmo edizioni, Fiesole 2016]

L’Europa, l’idea di una Europa unita, di una Unione Europea, è nata dall’esigenza e l’ideale di non fare più guerre causate dalla rivendicazione di territorio, dall’avanzamento o dall’arretramento di confini.

L’occupazione dell’intero continente – con l’esclusione dell’assediata Russia – sembra rendere superflua questa preoccupazione delle guerre per il territorio, ma una occupazione, anche quando la si chiama alleanza, non genera l’unità e la fratellanza tra i popoli occupati. La coincidenza di Europa e Alleanza atlantica è il più grande ostacolo alla nascita dell’Europa libera e unita.

Ne è la dimostrazione il conflitto tra Ucraina e Russia.

Non se ne possono né vedere le ragioni né immaginare la fine, a prescindere dall’occupazione del resto del territorio europeo.

Una buona ragione per la fine del conflitto sarebbe l’esportazione del grano russo e ucraino verso i paesi che lo richiedono e rischiano la fame.

Ma quando mai la guerra si è curata della fame delle sue vittime vicine e lontane? Le famose sanzioni ne sono una dimostrazione. La fame, la violenza omicida, le pestilenze non sono i mali che affliggono da sempre l’umanità anche a causa dell’umanità?

Si potrebbero superare con la solidarietà, la ricerca della giustizia, della pace, della felicità: invece ognuno cerca di farlo per conto proprio, organizzandosi con il crimine, per strappare, armi in pugno, ad altri, le risorse del nostro pianeta, ormai anch’esso allo stremo.

La nostra democrazia non è minacciata dalla forma di governo del nostro vicino russo, ma dal nostro essere con esso in un rapporto conflittuale. La libertà umana è pensiero e il pensiero è dialogo, non competizione. Dove ha inizio la competizione, dove si pone il problema di chi vince e di chi perde finisce il dialogo e ha termine anche il pensiero. E senza pensiero non è possibile alcuna libertà, alcuna umanità, alcun futuro.

Escludere una nazione dai commerci, dalle gare sportive, dagli incontri della ricerca scientifica, letteraria, filosofica è negarle ogni crescita dello spirito, gettarla nella condizione del non comprendere e del non essere compresa.

La violenza e la guerra non educano né gli individui umani né i popoli. La guerra non appartiene alle civiltà, non è un elemento proprio della civiltà, non è un modo civile di difendersi di una civiltà.

Todi, 10 giugno 2022

La parola è il segno dell’incompiutezza di ogni essere umano e dell’essere umano. A causa di questo, nell’essere umano, ciò che è prima secondo la forma, la idea, l’essere, viene dopo secondo il tempo. Così, per Aristotele, anche nella vita, l’adulto, secondo l’essere, sta prima del bambino, ma nel tempo viene dopo.

I miti dell’oro che ponevano all’inizio dei tempi la perfezione degli esseri umani e delle società, rovesciavano questo modo di procedere. Perché non c’è una natura dell’uomo che il tempo corrompe, ma una forma dell’essere umano che nel tempo va compiendosi. La guerra non appartiene alla natura umana perché c’è sempre stata. È invece una delle più evidenti carenze nella maturazione della specie umana, nella civiltà e nelle civiltà umane. Una carenza che va colmata, un vuoto da riempire, una necessità da convincere con le leggi e nelle leggi, un silenzio che non è ancora parola, ma attende di divenirlo.

Se il tempo è la necessità del divenire che è nascita e morte, luce e buio, fiorire e corrompersi, la parola, come il sole e la vita, nella sua profondità, è ogni giorno nuova.

Todi, 13 giugno 2022

Colmerò del tuo silenzio
la mia solitudine,

l’infinito di ogni respiro
è il respiro dell’infinito.

Il sole, la verità
e la bellezza,

che sono vita,
ci sono sempre.

È in essi che,
finché possiamo,

dobbiamo cercare
di rinascere

ogni giorno.

[da Romano Romani,
La sete di giustizia,
in Maestri di segni e
costruttori di pace,
a cura di Susan Petrilli,
Mimesis, Milano, 2021,
pagine 219-220]

L’esercito italiano ha una squadriglia aerea dotata di testate nucleari. Le armi nucleari non possono considerarsi mezzi di difesa, perché la loro portata distruttiva implica la distruzione di intere città e popolazioni, di tutto ciò che vive. Uccidere popolazioni intere di città non può in alcun modo giustificarsi né politicamente né, tanto meno, moralmente. Del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki non c’è stata e non ci sarà mai una giustificazione sufficiente. Né c’è una giustificazione morale e politica degli armamenti atomici esistenti. Vanno smantellati e resi inefficaci. È il compito dell’umanità nei prossimi decenni.

Per ora si deve fare un accordo di pace in Ucraina. Putin, Zelenski e Biden devono fare un accordo di pace. Basta con la guerra, basta con gli omicidi, basta con le distruzioni. Tutti i capi di governo e i fornitori di armi sono responsabili delle stragi.

È criminale parlare di vittoria, si deve parlare di pace.

L’Ucraina deve riconoscere i diritti di tutte le sue minoranze e garantire la propria neutralità nei confronti della Russia: deve riprendere la circolazione delle merci e non devono esserci sanzioni di paesi europei verso altri paesi europei, ivi compresa la Russia. La difesa della democrazia, in Europa, deve essere garantita con la pace e non con la guerra, perché la guerra, per definizione, è propria delle dittature.

A partire da questo presupposto, si deve preparare un grande progetto europeo di disarmo reciproco, prima di tutto nucleare, tra la Russia e gli altri paesi europei. Gli Stati Uniti devono pacificamente rinunciare alla pretesa di occupare tutta l’Europa con le proprie armi e devono partecipare al progetto di disarmo europeo per migliorare la propria democrazia, come deve fare la Russia. Questo presuppone che gli Stati Uniti smettano di proclamare di essere il paese più democratico del mondo, soltanto perché sono forse il più ricco e certamente tra i più armati. La guerra è la cosa che gli Stati Uniti sanno fare meglio, e la fanno ogni volta che possono trovarvi una giustificazione. Penso che sarebbero disposti a distruggere il pianeta, per dimostrare quanto sono bravi. Sono molto pericolosi: il mondo, le Nazioni Unite devono sforzarsi di abbassare l’aggressività di questa e delle altre grandi potenze. Queste riserve, questi depositi di danaro e di strumenti di morte che ammorbano il nostro pianeta. Il futuro del nostro mondo umano e della vita non può dipendere dalla capacità, divenuta mostruosa, che hanno i grandi imperi di dare la morte. La politica deve tornare al problema originario della misura con la quale le comunità degli esseri umani possono giungere al fine di trovare un giusto rapporto tra loro per vivere in pace anche con tutti gli altri esseri viventi, sul pianeta la cui vita è vita per ciascuno e per tutti. La scienza, il sapere degli esseri umani, quel poco sapere che hanno e possono acquisire, deve sempre di più avere come fine la vita e non la morte. La vita degli altri esseri umani e degli altri viventi tutti è anche la nostra. Vivere è, nella sua essenza, condividere la vita. È questa condivisione che la guerra cancella nel cuore degli esseri umani. E gli eroi di tutte le guerre sono coloro che sono morti non perché hanno odiato il nemico, ma perché hanno amato l’umanità e superato, con questo amore, ogni odio.

Per onorare i nostri eroi dobbiamo superare questa guerra e tutte le guerre.

Todi, 19 giugno 2022

Guerra e capitalismo,
le fabbriche
del nulla.

[da La sete di giustizia
citata sopra]

Nulla è più evidente del vuoto che sta dietro le parole con le quali gli uomini politici, in particolare Mario Draghi, giustificano la caparbia volontà di continuare questa guerra europea. Non si difendono le ragioni di un paese aggredito, ma il criterio che è la forza a prevalere sul diritto e che non c’è altra strada che la guerra per dirimere le questioni interrnazionali. È lo stesso criterio con il quale negli Stati Uniti si continuano a vendere armi da guerra ai cittadini tutti. Seguendo la loro Costituzione colonialista che ha permesso lo sterminio dei nativi americani e giustificato la schiavitù nei secoli diciottesimo e diciannovesimo, e il razzismo in quelli successivi.

Un popolo è libero quando può vivere in pace, non quando è impegnato in una guerra continua anche tra gli abitanti del suo stesso territorio, come accade negli Stati Uniti. La Costituzione degli Stati Uniti va cambiata perché essi divengano un paese democratico e pacifico, e non restino l’impero della guerra di tutti contro tutti.

In una guerra continua e senza fine sono anche costretti a essere i popoli sottomessi a un tale paese.

Il nostro presidente del Consiglio si preoccupa dell’indipendenza dell’Ucraina, ma dovrebbe preoccuparsi di quella dell’Italia e dell’Europa. L’Ucraina ha messo fuori legge molti partiti, accusati di essere filorussi, e sta mettendo al macero milioni di libri in russo e tradotti dal russo, compresi quelli della grande letteratura russa appartenenti all’umanità, sostenendo che tutto ciò che è russo è il male. Questo è lo spirito del governo al quale si inviano armi per alimentare una guerra infinita. È così che l’Ucraina difende la democrazia.

Si deve far crescere la democrazia in Ucraina con la pace, non con la guerra. La pace non è sottomissione, è invece vera libertà. Tutti vanno dicendo che non v’è libertà senza guerra, ma non v’è libertà e giustizia senza pace. Il male non è la letteratura russa e nessuna altra letteratura, il male sono le armi, tutte le armi, russe, americane, italiane, tedesche, francesi, inglesi e di qualsiasi altro paese che le fabbrica, le usa, le fornisce, le vende..

Todi, 24 giugno 2022

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