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Il 22 aprile sono state consegnate 16.000 firme raccolte a sostegno della delibera di iniziativa Popolare per l’interruzione dei rapporti fra il Comune di Roma e lo Stato di Israele. Si tratta di un risultato record mai raggiunto prima da una iniziativa popolare.

Firme raccolte da un comitato trasversale costituito da associazioni, sindacati di base e organizzazioni politiche che hanno rappresentato un segno tangibile dell’indignazione provocata dal genocidio in atto contro il popolo palestinese e a una sopraffazione ormai estesa a tutta l’area mediorientale.

Si è trattato di un’iniziativa che ha voluto mantenere viva nella capitale d’Italia il movimento di lotta, culturale anzitutto, che con gli scioperi e le manifestazioni dell’autunno passato fu capace di portare in piazza migliaia di persone.

La proposta di delibera – con la quale si è inteso proporre l’interruzione di ogni tipo di rapporto tra Roma Capitale, le sue aziende e le aziende israeliane – ha avuto come centro focale i rapporti tra la multinazionale farmaceutica TEVA, i cui prodotti vengono smerciati nelle farmacie gestite dall’azienda comunale FARMACAP, e fra ACEA e l’azienda statale israeliana MEKOROT, responsabile del furto dell’acqua ai danni della popolazione palestinese sotto occupazione militare e coloniale.

Peraltro, per quest’ultimo caso una precedente mozione approvata dall’Assemblea Capitolina – che disponeva la sospensione (e non la revoca) dell’accordo – non si è avuto modo di comprendere se sia stata onorata o meno e se sia ancora vigente.

Ma la pervasività del sistema politico-economico-militare di Israele nei confronti di Roma Capitale (finanche dentro la Giunta Capitolina) è possibile che raggiunga anche altri livelli di commistione: ad esempio, nei grandi appalti, a partire da quello per la sistemazione dell’area degli ex Mercati generali in zona Ostiense.

Alla giusta indignazione provocata dalla recente decisione del Governo italiano e di quello tedesco, che hanno impedito di giungere alla sospensione dell’Accordo di Associazione fra l’Unione Europea e lo Stato di Israele, fa da corollario l’atteggiamento dei consiglieri comunali dei partiti della sinistra che non fa seguire alle parole atteggiamenti e atti politici conseguenti.

Stesso dicasi per Milano, dove il sindaco Sala ha deciso di mantenere il gemellaggio con la città di Tel Aviv nonostante le posizioni dei partiti di maggioranza chiedessero esattamente il contrario.

È evidente che gli interessi economici e politici presenti in queste due amministrazioni locali sono tali da porre sostanzialmente sotto ricatto l’intera cittadinanza. E lascia sconcertati la mancanza di coerenza in chi condanna formalmente l’operato del governo israeliano, ma si guarda bene dal fare ciò che è in suo potere per opporvisi realmente.

A Milano, da circa un anno, quasi tutte le sere si tiene un presidio in piazza Duomo ed è imminente una manifestazione pro Palestina che si terrà il prossimo 16 maggio in occasione della commemorazione della Nakba del 1948.

A Roma il comitato “Roma sa da che parte stare” ha utilizzato come meglio ha potuto uno strumento di democrazia diretta, ma la consegna delle firme è solo il primo tassello di una lotta di lunga durata.

Per questo il comitato resta aperto alle disponibilità di quanti (singoli cittadini, associazioni, gruppi sociali, etc.) vogliano continuare a dare il loro contributo affinché la delibera venga approvata così come è stata congegnata. E, ovviamente, a cercare relazioni con altre iniziative analoghe in altre città a partire proprio da Milano.

È palpabile, da parte nostra, la percezione di come il tempo della discussione su quest’atto (entro 6 mesi dal 22 aprile 2026) vada a cadere a ridosso del periodo pre-elettorale e che dovremo aspettarci disponibilità anche da quei partiti, presenti nella maggioranza di governo cittadino, che nel periodo di raccolta delle firme non si sono visti, né sentiti.

Intanto questa prima operazione ci ha dimostrato che c’è ancora un pezzo di società che non si gira dall’altra parte e che intende continuare a perseguire ogni azione necessaria.

Siamo consapevoli che di fronte al genocidio e alle guerre infinite, le parole non basteranno. Per questo crediamo che ognuno sia chiamato a fare la propria parte per opporsi ai carnefici e sostenere le vittime. Augurandoci che l’istituzione Roma Capitale sappia scegliere da che parte stare.

A quanti vogliano essere partecipi del nostro percorso trasmettiamo l’invito all’incontro pubblico cittadino e alla manifestazione spettacolo e cena che si terrà al Circolo Arci “Concetto Marchesi”, in via del frantoio, 9/a (metro B – S. Maria del Soccorso) domenica 26 aprile, dalle 17:30.

Contatti: romasadachepartestare@autistici.org

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