Cultura, Politica, Temi, Interventi

Il portale di informazione Comune-info.net ha indetto una riunione di redazione aperta che sta ricevendo molte adesioni, il 13 giugno, dalle 9:30 a Roma (sala del Polo civico Esquilino). L’iniziativa di un “incontro fisico” (ma sarà anche online), è nata dopo le mobilitazioni mondiali per la Flotilla e le manifestazioni No Kings, ed è cresciuta per l’avanzata dell’onda “nera” autoritaria nel regime di guerra infinita planetaria.

L’esigenza nasce dalla inevitabile domanda che oggi riguarda l’informazione e la comunicazione e che si è estesa in questi mesi intorno ai modi e alle possibilità di costruire un’alternativa al mondo che viviamo e alla distruzione di vite, prospettive, forme di relazione e di cura.

Dunque, si legge nell’appello, in che modo “spazi di comunicazione indipendente come ‘Comune’ possono dare sostegno a visioni ampie e creative di molti mondi diversi, da realizzare prima che guerre, devastazioni sociali ed ecologiche generino nuova sofferenza? Come possiamo proteggere e favorire relazioni sociali, forme di cooperazione, pratiche di cura, modi di vita finalmente liberi dalle logiche di dominio patriarcali, coloniali, classiste?”.

Nato nel 2012 come sviluppo quasi naturale del settimanale Carta, emanazione del quotidiano il manifesto e poi autonomo esperimento di immaginario che aveva istituito i “cantieri sociali” e raccoglieva le esperienze dei movimenti di contrasto al neoliberismo, apparsi sulla scena tra la fine del XX secolo e i primi anni 2000, Comune-info.net è un’esperienza unica di informazione indipendente che nel corso di questi anni di cattura sempre più intensa della vita e delle sue risorse e facoltà, è diventato un punto di riferimento libero di informazione, di analisi e di elaborazione per attivisti/e, giornalisti/e ong, associazioni e spazi sociali, ma soprattutto per “persone comuni”, come recita l’intestazione della testata, con la forte passione per la critica e la creazione di nuovi mondi.

Si tratta, scriveva la redazione nove mesi dopo aver pubblicato la prima pagina web, “di raccontare la vita senza il dominio delle cose sulle persone. Un dominio segnato dal mito della crescita infinita e guidato da una macchina impazzita che corre verso l’autodistruzione del pianeta e di chi lo abita. Vorremmo farlo ogni giorno perché è nell’agire comune che può aprirsi la spessa coltre di segni e informazioni inutili che simula la naturalezza di un sistema predatorio e occulta le possibilità di cambiare il mondo”. Il tutto tenendosi lontani dal potere.

A questa, seguì un’altra riflessione: “Nel XXI secolo le classi dominanti hanno deciso che non c’è più bisogno di così tanta gente per sostenere l’economia, la finanza e lo sviluppo delle tecnologie. Per questo impazzano le necro-politiche dell’espropriazione della vita, non solo di quella umana. C’è un’esigua minoranza di popolazione che gode dei benefici del consumo di alta qualità e di quelli prodotti dalle tecnologie e c’è un’immensa maggioranza di vite di scarto, non più necessarie a rigenerare il privilegio delle élites”.

La secolare questione è infatti: “Come resistere ed evitare le trappole del disincanto, come bruciare le navi inservibili del passato e come far saltare in aria i recinti della proprietà della terra e dell’acqua? Riusciremo ancora ad allargare gli orizzonti ed estendere quel che ci viene presentato come il solo campo del possibile?Come si potrà alimentare la potenza dei senza-potere nel flusso del divenire contro la stasi dell’essere? E come continuare a far crescere ed educare all’aperto, liberamente, il pensiero critico e le pratiche di ribellione? Non lo sappiamo e la cosa giusta da fare, ancora una volta, è dirselo con sincerità”. D’altra parte “a noi non resta che provare a ostacolare e sabotare con ogni mezzo, e con forme il più possibile collettive, creative e molteplici, ogni intento bellico, tanto sul piano militare che su quello mediatico e informativo… Non ci serviranno modelli o paradigmi, tentativi maldestri di metterle a valore per accumulare forza, che ne ostacolerebbero il flusso e le potenzialità di debordare dalle logiche e dagli schemi noti che finiscono per ossidarle. Dobbiamo lasciare che la vita ci sorprenda”.

Forte del principio zapatista del “camminare domandando”, a partire dal quale si è formata una parte rilevante della generazione no-global, da Seattle a Genova, e con la registrazione della diversa natura delle lotte e dei conflitti sociali nella seconda decade del secolo, dalle “primavere arabe” agli “indignati”, a “occupy”, il portale ha incrementato in maniera esponenziale contributi e riflessioni ed è diventato un esempio di quello che Michel Foucault chiamava “giornalismo filosofico”, cioè una forma di cronaca critica del presente che ne diagnostica gli stati, delimitando luoghi, tempi e situazioni storico-politiche che nell’informazione di largo pubblico sono divorate da altre logiche e da miserabile omologazione. D’altra parte sempre meno spazi di notizie sono testate giornalistiche ai sensi della legge 62/2001 e la ricchezza di contributi del portale è data dall’apertura a “posizioni” e opinioni differenti che non deragliano dalla curvatura generale di orientamento del sito web.

Con una invidiabile cadenza di circa 4 articoli al giorno cucinati da una microredazione di rara bravura, Gianluca Carmosino, Riccardo Troisi, Rosa Mordenti e Leonora Marzullo, con un archivio infinito accessibile e aperto e centinaia di amiche e amici collaboratori, il portale si è evoluto da strumento di elaborazione delle esperienze dei movimenti globali a vera e propria agenzia di informazione e di analisi di politica interna e internazionale, con tre contenitori tematici: “pensare”, “fare”, “gridare”, intorno ai quali ruota il lavoro di tessitura della linea redazionale. Barbara Pulliero e Matteo Micalella, che è “molto più di un webmaster” e nel 2012 Alberto Castagnola, Monica Di Sisto, Alberto Zoratti e Annarita Sacco, “hanno aiutato ad appendere un cartello sul web con sopra scritto Comune”.

Questo assetto è stato inventato insieme con la redazione da Marco Calabria, viaggiatore dell’immaginario, cronachista di altri mondi in questo mondo, lungo la genealogia professionale del il manifesto e di Carta. Calabria, scomparso due anni fa e ricordato con i suoi articoli in un libro prezioso, Gridare, fare, pensare mondi nuovi, praticava davvero la locuzione di “locale” e di “globale”, intuiva la necessità di costruire luoghi comuni nel passaggio d’epoca tecnodigitale delle società del rischio e dell’emergenza, con una puntigliosa attenzione (il riferimento è alla filosofa Simone Weil) a quanto è essenziale lo sguardo sulle periferie, i nomadismi, i razzismi e alle possibilità di forme di vita che giocano in maniera strategica all’interno dei dispositivi di disciplinamento e di controllo della soggettività.

Via via il portale si è esteso ad altri spazi: Territori Educativi che propone un modello di scuola non gerarchica e non disciplinare e Benvenuti Ovunque dedicato a migranze, discriminazione e razzismi diffusi.

C’è poi Saperi Comuni, piattaforma di e-learning a cura delle “comunità reattive e resilienti” che propone “un percorso collettivo per abitare la complessità del presente, guidare i processi di adattamento ai cambiamenti climatici, monitoraggio dei territori, attivazione di energie rinnovabili, sviluppo di filiere agroalimentari sostenibili e reti solidali.”.

Una delle proposte che potrebbero emergere il 13 consisterebbe nella possibilità di estendere questo spazio, facendone un laboratorio di scrittura, informazione, scienze, arti, storia, filosofia, con incontri, seminari, discussioni, considerando l’attuale situazione di manipolazione dei saperi e dell’informazione che ha invece una funzione cruciale nella costituzione di immaginario; se non altro perché la soglia storica in cui ci troviamo è attraversata da quelle facoltà comuni che legano saperi, poteri e soggetti. Si tratta di corpi e linguaggio, affetti in molti modi e di cui sembra necessario riscrivere l’alfabeto.

Nella sua evoluzione Comune-info va in questa direzione che comporta la pratica della scrittura e che, a partire dal tipo di enunciati che vi si producono, crea nuove possibilità di relazione. Dunque la “redazione aperta” potrebbe diventare un laboratorio di informazione e di saperi oltre che di condivisione, che sia sostenibile su un insieme di piani, scartando vecchie prassi e rituali consolidati di identificazione di “professionalità” che riproducono la dilaniante precarietà attuale.

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