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Si è tenuto a Potsdam dal 19 al 21 giugno 2026 il decimo congresso federale di Die Linke. Il partito viene da una fase turbolenta, gli ultimi tre anni sono stati infatti particolarmente intensi. Nell’ottobre 2023, l’area vicina a Sahra Wagenknecht ha lasciato il partito dopo anni di crescenti tensioni interne, separandosi dal gruppo parlamentare (con la conseguente perdita dello status di frazione per la Linke, ridotta a gruppo) e dando poi vita, nel gennaio 2024, alla nuova formazione politica BSW. Al nono congresso, nell’ottobre 2024 a Halle (Saale), sono stati eletti co-presidenti Ines Schwerdtner e Jan van Aken. In quel momento il partito attraversava una fase critica, con le elezioni federali del febbraio 2025 alle porte e i sondaggi sotto la soglia di sbarramento del 5%. Tuttavia, proprio da quel congresso ha preso avvio un’inversione di tendenza. La Linke ha ridefinito la propria strategia puntando con maggiore decisione sulle questioni sociali, su una retorica di “partito di classe” e sul rafforzamento dell’iniziativa extraparlamentare. Anche grazie a una forte mobilitazione contro l’estrema destra dell’AfD durante la campagna elettorale, il partito ha saputo intercettare un crescente consenso. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 è iniziata una rapida crescita degli iscritti, che oggi sono circa 126.000, il dato più alto nella storia del partito (contro i circa 50.000 di due anni prima). Alle elezioni federali la Linke ha ottenuto l’8,8%, un risultato inatteso, e da allora si mantiene stabilmente nei sondaggi intorno o poco sopra il 10%.

Nel frattempo, però, dal 7 ottobre 2023, si è ulteriormente acuita la frattura storica all’interno della Linke tra la corrente filopalestinese e quella filoisraeliana. Con una base in maggioranza solidale con la Palestina e un apparato di partito e la rappresentanza parlamentare in cui sono invece più presenti posizioni filoisraeliane la tensione è emersa in modo pubblico e conflittuale. A ciò si sono aggiunte ulteriori linee di divisione sulla fornitura di armi all’Ucraina, sulla politica di riarmo e sulla strategia da adottare in materia di alleanze politiche in Germania. Questioni che, in ultima analisi, riflettono lo scontro tra un’ala sinistra più intransigente e una destra interna di orientamento riformista. Su questo sfondo, nell’aprile 2026 Jan van Aken ha annunciato che non si sarebbe ricandidato alla co-presidenza per motivi di salute, pur mantenendo il proprio mandato parlamentare. Van Aken stesso ha sostenuto la candidatura del deputato al Bundestag Luigi Pantisano, figlio di emigrati calabresi stabilitisi in Baden-Württemberg. Come molti altri esponenti dell’apparato del partito, anche Pantisano proviene dalla corrente riformista Bewegungslinke (Sinistra di movimento), e più precisamente dall’entourage dell’ex co-presidente per un lungo periodo Bernd Riexinger (2012-2021). Questa appartenenza ne spiega il posizionamento e il peso interno. La sua candidatura è quindi espressione dell’area riformista e conferma la persistente influenza della Bewegungslinke, nel frattempo disciolta e confluita in nuovi raggruppamenti, che in passato costituiva uno dei principali centri di potere attorno alla leadership di Riexinger1.

Il recente forte aumento degli iscritti si è riflesso anche nella composizione dei delegati al congresso, alimentando il dibattito sull’eventuale impatto di questa nuova base sulla linea politica del partito e diversi osservatori si sono interrogati se ciò potesse tradursi in una maggiore radicalizzazione. Secondo un’autodichiarazione tramite il sistema di voto elettronico, circa il 60% dei circa 570 delegati partecipava per la prima volta a un congresso, mentre solo circa un quarto aveva preso parte a tre o più congressi. Negli anni precedenti, questa quota di delegati esperti avrebbe probabilmente superato il 50%2. Nelle elezioni della nuova co-presidenza, Ines Schwerdtner è stata confermata con l’85,7% dei voti, mentre il risultato di Luigi Pantisano è stato sorprendentemente debole, fermandosi al 53,3%3. Entrambi si sono presentati senza sfidanti e se Pantisano non avesse superato di quei pochi punti percentuali il 50% la sua candidatura sarebbe stata bocciata.

Due questioni importanti affrontate dal congresso hanno riguardato il posizionamento del partito sulla questione palestinese e la strategia elettorale nei Länder orientali in vista delle consultazioni di settembre in Sachsen-Anhalt, Mecklenburg-Vorpommern e nella città-stato di Berlino. In questi territori, con l’eccezione di Berlino, i sondaggi indicano l’AfD come primo partito, rendendo decisivo il tema delle possibili alleanze post-elettorali per la formazione di governi alternativi all’estrema destra, sempre che l’AfD non riesca ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, favorita dal possibile mancato raggiungimento della soglia di sbarramento da altri partiti come SPD, BSW e i Grünen. A conferma del ruolo determinante assunto dalla questione palestinese per la tenuta e gli equilibri interni del partito, l’unico invito a personalità esterne al congresso è stato rivolto ad Aida Touma-Suleiman, palestinese con cittadinanza israeliana e deputata alla Knesset per Hadash/Partito comunista d’Israele, e a Vered Berman, israeliana cresciuta a Gerusalemme Ovest con una storia personale segnata dalla perdita della madre in un attentato nel 2003 e attiva in un’associazione di famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso dei familiari4.

Questi inviti hanno assunto un chiaro valore simbolico, funzionale a sostenere la risoluzione congressuale dedicata al Medio Oriente, intitolata “Per pari diritti in Medio Oriente – contro ogni forma di razzismo e antisemitismo”, esito, come si può evincere già dal titolo, di un delicato lavoro di mediazione interna5. Nel testo, la Linke riconosce la guerra israeliana nella Striscia di Gaza come un genocidio, ribadendo al contempo il diritto all’esistenza di Israele. La risoluzione articola inoltre una serie di posizioni centrali: la riaffermazione della responsabilità storica della Germania nei confronti della vita ebraica; la condanna esplicita di Hamas, Hezbollah e di altri gruppi islamisti armati, così come di ogni forma di violenza politica che ostacoli una soluzione democratica del conflitto; il riconoscimento della Palestina come Stato indipendente entro i confini del 1967; la richiesta di sospensione di ogni sostegno politico, economico e militare alla guerra israeliana a Gaza; e la critica alla repressione del movimento filopalestinese in Germania. Un ulteriore punto riguarda il clima interno al partito: dopo numerosi episodi di sanzioni, espulsioni e diffamazioni, il congresso sottolinea l’esigenza di garantire un dibattito interno rispettoso. In questo quadro, gli appelli al boicottaggio e alle sanzioni, evidente riferimento alla campagna BDS, vengono ritenuti legittimi solo se colpiscono in modo efficace e mirato i sostenitori e i responsabili di discriminazione, occupazione, guerre di aggressione e crimini di guerra senza estendersi indiscriminatamente alla popolazione israeliana. Un’ulteriore risoluzione approvata esprime sostegno politico alle flottiglie civili e pacifiche dirette a Gaza e invita i rappresentanti del partito a valutare la partecipazione personale a future missioni della Global Sumud Flotilla6.

I delegati hanno inoltre approvato il Leitantrag, il documento programmatico che definisce le linee guida dell’azione politica di Die Linke fino al prossimo congresso federale7. Il testo descrive l’attuale fase storica come caratterizzata da militarizzazione, crisi climatica, crescita delle disuguaglianze, avanzata delle destre e indebolimento della democrazia. In questo contesto, il partito critica la Zeitenwende (“svolta epocale”), il riarmo e il progressivo irrigidimento delle politiche migratorie, contrapponendo una prospettiva internazionalista fondata sulla pace, sulla giustizia sociale e sui diritti umani. Vengono inoltre ribaditi gli obiettivi femministi del partito e l’impegno contro le disuguaglianze di genere. Il documento sostiene che le grandi sfide contemporanee non possano essere affrontate dai singoli Stati e attribuisce quindi un ruolo importante all’Unione europea. Questa, tuttavia, non dovrebbe evolvere in una potenza militare: Die Linke respinge l’aumento delle spese per la difesa, il rafforzamento dell’industria bellica europea e la logica della deterrenza, proponendo invece un’“Europa come potenza di pace” (Europa als Friedensmacht), fondata sulla diplomazia, sul disarmo e sulla cooperazione internazionale. A questa visione affianca la richiesta di rafforzare la dimensione sociale dell’integrazione europea attraverso maggiori investimenti pubblici, la tutela dei diritti del lavoro, il contrasto alla precarietà e una politica industriale orientata alla transizione ecologica. Particolarmente netta è anche la critica al riarmo tedesco. Il Leitantrag interpreta la Zeitenwende come l’avvio di una crescente militarizzazione della società, contestando l’aumento della spesa militare, l’obiettivo di rendere la Germania kriegstüchtig (“pronta alla guerra”) e la reintroduzione della leva obbligatoria, attualmente prevista su base volontaria ma destinata, secondo i piani del governo, a diventare obbligatoria qualora non venga raggiunto il numero ritenuto necessario di reclute. Il documento contrappone l’incremento delle spese per il riarmo alla necessità di destinare maggiori risorse pubbliche alle politiche sociali.

Sul piano dell’azione politica, il Leitantrag ribadisce l’obiettivo di fare della Linke il principale punto di riferimento per lavoratrici e lavoratori, pensionati e fasce sociali colpite dall’aumento del costo della vita, concentrando l’iniziativa su salari, pensioni, casa, sanità e trasporti attraverso campagne radicate nel territorio e non limitate alla sola dimensione parlamentare. Più prudente risulta invece il passaggio dedicato alle alleanze politiche: il documento si limita a richiamare una “politica di alleanze antifasciste senza rinunciare ai propri valori e alle proprie convinzioni”, ma non vengono indicate possibili formule di governo o strategie di coalizione. Nelle conclusioni si riconosce infine che la ricostruzione del partito richiederà tempo, ma si ribadisce la convinzione di aver intrapreso la strada giusta per rafforzarne il radicamento sociale, contrastare l’estrema destra e costruire un’alternativa socialista stabile nel panorama politico tedesco.

Per cogliere qualche indicazione sulle possibili future alleanze è più utile guardare al discorso della co-presidente Ines Schwerdtner. Nel suo intervento, Schwerdtner ha affermato che il partito non è ancora pronto ad affrontare la tempesta che lo attende, rappresentata dalla crescita dell’AfD e dal suo tentativo di conquistare il governo8. Rivolgendosi ai delegati, in riferimento alle elezioni in Sachsen-Anhalt e Mecklenburg-Vorpommern, ha dichiarato: “Potrebbero verificarsi situazioni in cui saremo chiamati a prendere decisioni difficili. Affrontiamole tenendo presenti la responsabilità nei confronti delle persone che vivono in quei territori e le conseguenze che esse avranno per l’intero partito. Tutti noi sappiamo che cosa è in gioco. È fondamentale discutere queste questioni in modo solidale, senza lasciare che il nostro antifascismo diventi motivo di divisione”. Per rafforzare il messaggio, Schwerdtner ha fatto ricorso a una metafora: “Quando l’acqua sale, a volte bisogna impilare sacchi di sabbia. Insieme. Ma guai al partito che, a un certo punto, scambi i sacchi di sabbia per le fondamenta di una casa. Il massimo risultato che possiamo ottenere a settembre è guadagnare tempo per costruire un vero contropotere”. Pur senza citare esplicitamente la CDU, il riferimento appare difficilmente equivocabile: qualora i risultati elettorali lo rendessero necessario, la Linke vuole lasciare aperta la possibilità di forme di collaborazione con i cristiano-democratici, attraverso coalizioni o il sostegno esterno a governi di minoranza, come strumento eccezionale per impedire l’accesso dell’AfD al governo dei due Länder. Diverso è lo scenario di Berlino, dove la Linke punta a diventare il primo partito e dove l’eventuale formazione di un governo riporterebbe al centro la prospettiva di un’alleanza con SPD e i Grünen.

Da segnalare, infine, la risoluzione che introduce un tetto agli stipendi dei deputati della Linke al Bundestag e al Parlamento europeo9. Il provvedimento prevede che i parlamentari trattengano per sé non più di un salario medio, calcolato sulla base del contratto collettivo del settore pubblico (attualmente circa 5.300 euro lordi, pari a circa 3.300 euro netti), destinando la parte restante delle proprie indennità a fondi sociali. A titolo di confronto, un deputato del Bundestag riceve oggi un’indennità mensile di 11.833,47 euro lordi. La misura si fonda sul principio secondo cui i rappresentanti eletti non dovrebbero percepire un reddito superiore a quello della “classe lavoratrice”. Pur avendo suscitato un acceso confronto nelle settimane precedenti al congresso e l’opposizione di una parte dei deputati, la risoluzione è stata approvata dal 65% dei delegati, mentre una mozione per rinviare la decisione è stata respinta. Il testo invita inoltre le federazioni regionali ad adottare criteri analoghi per i deputati dei parlamenti dei Länder. In realtà molti parlamentari della Linke applicavano già volontariamente un tetto ai propri compensi: la risoluzione mira quindi soprattutto a formalizzare e uniformare una prassi già ampiamente diffusa all’interno del partito.

Nel complesso, da questo congresso la Linke sembra uscire con un’impostazione rafforzata di “partito di classe”, che pone al centro la questione sociale e le campagne specifiche legate ai bisogni concreti della popolazione. Un elemento significativo è anche la maggiore chiarezza su temi tradizionali della sinistra come l’internazionalismo e l’antimilitarismo. Resta però aperto il nodo decisivo del futuro: ovvero se queste posizioni verranno consolidate oppure progressivamente indebolite in eventuali dinamiche di governo e accordi con altre forze politiche. Sulla Palestina il congresso fa compiere indubbiamente qualche passo avanti alla Linke per assumere una posizione più presentabile per un partito di sinistra, evidentemente la forte pressione della base e di settori della società civile negli ultimi anni non concedevano altre opzioni. Tuttavia, il rischio che le tensioni interne siano solo temporaneamente attenuate e possano riemergere in futuro resta concreto e il passaggio sul rifiuto dell’appoggio al BDS ne è la prova più palese. Infine, la sinistra interna non è riuscita ancora una volta a presentarsi con una strategia unitaria e strutturata. Alla luce del debole risultato ottenuto da Pantisano, una candidatura espressione di quest’area avrebbe potuto rivelarsi perlomeno molto competitiva e, potenzialmente, anche sorprendente.

Note

1 Nico Popp, “Linke in Bewegung”, junge Welt, 17.04.2026, https://www.jungewelt.de/artikel/521033.linke-in-bewegung.html

2 Nico Popp, “Vor dem Sturm”, junge Welt, 22.06.2026, https://www.jungewelt.de/artikel/524645.parteitag-der-linkspartei-vor-dem-sturm.html

3Wahl des Parteivorstands”,https://www.die-linke.de/partei/parteidemokratie/parteitag/potsdamer-parteitag/potsdamer-parteitag/wahl-des-parteivorstandes/

4 Jana Frielinghaus, “Die Linke sagt: Es ist ein Genozid”, nd – Neues Deutschland, 20.06.2026,https://www.nd-aktuell.de/artikel/1200570.linke-parteitag-die-linke-sagt-es-ist-ein-genozid.html

5 “Für gleiche Rechte im Nahen Osten / Westasien – gegen jeden Rassismus und Antisemitismus”, Beschluss des Bundesparteitags am 19.06.2026, https://www.die-linke.de/partei/parteidemokratie/parteitag/potsdamer-parteitag/potsdamer-parteitag/beschluesse/detail/news/fuer-gleiche-rechte-im-nahen-osten-westasien-gegen-jeden-rassismus-und-antisemitismus-1/

6 “Nicht nur zuschauen, sondern handeln – Mut zur internationalen Solidarität”, Beschluss des Bundesparteitags am 19.06.2026, https://www.die-linke.de/partei/parteidemokratie/parteitag/potsdamer-parteitag/potsdamer-parteitag/beschluesse/detail/news/nicht-nur-zuschauen-sondern-handeln-mut-zur-internationalen-solidaritaet/

7 “Die Linke als Steinhaus bauen”, Leitantrag an den Bundesparteitag, 18.04.2026, https://www.die-linke.de/partei/parteidemokratie/parteivorstand/parteivorstand-2024-2026/detail-beschluesse-pv/news/die-linke-als-steinhaus-bauen/

8 “Der Sturm kommt”, Die Parteitagsrede von Ines Schwerdtner, 19.06.2026, https://www.links-bewegt.de/de/article/1114.wir-brauchen-ene-partei-die-b%C3%BCndnisse-bauen-kann.html

9 “Gehaltsdeckel für Abgeordnete der Linken”, Beschluss des Bundesparteitages am 21.06. 2026,https://www.die-linke.de/partei/parteidemokratie/parteitag/potsdamer-parteitag/potsdamer-parteitag/beschluesse/detail/news/gehaltsdeckel-fuer-abgeordnete-der-linken/

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