Approfondimento dal sesto numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/dal-federalismo-pragmatico-alla-costituente-europea-nuove-proposte-di-unita-politica-per-lunione-europea-al-vaglio-della-sfida-nazional-sovranista/
I 75 anni del progetto europeo sono caratterizzati dal susseguirsi di modelli istituzionali, normativi ed economici, corrispondenti a determinate visioni dell’unità europea nelle diverse fasi dell’integrazione: dai numerosi progetti di federalizzazione dell’Europa della prima metà del ‘900 sui quali si è affermato il progetto funzionalista della “sovranazionalità”, al modello dato dal potenziamento delle libertà di circolazione dei capitali introdotte con l’Atto unico europeo del 1987, veicolo del progetto della moneta unica improntato alla stabilità e al rigore delle finanze pubbliche, che ha travolto gli equilibri della redistribuzione negli Stati nazionali.
Per tentare di fare la storia breve, si ricorda il modello di gestione della crisi del debito sovrano – 2010-2014 – incentrata sul potenziamento del rigore monetario combinato con un’estremizzazione del vincolo esterno e con l’adozione delle procedure “condizionali” importate nell’UE dal Fondo Monetario Internazionale, e quindi, la crisi pandemica – 2020-2021 – nella quale si assiste ad un’inversione del modello rigorista con la sospensione del Patto di Stabilità, uno “straordinario” richiamo al principio di solidarietà, l’inedita emissione di debito comune, la programmazione contenuta nel Next Generation EU e nei PNRR.
In seguito, le guerre, le crisi energetiche e migratorie hanno prodotto grande spaesamento e regressione degli orientamenti comunitari. Nell’Unione è avvertita fortemente l’esigenza di decisioni rapide e univoche, che ha condotto a un ridimensionamento del ruolo della Commissione – e del Parlamento – e che ha ripristinato ancora una volta la centralità del Consiglio europeo, catalizzatore degli interessi degli Stati membri.
Nel difficile quadro di questi anni più recenti si avverte, quindi, la mancanza di elaborazione di un nuovo modello e/o visione dell’unità europea.
In questo stallo è, per l’appunto, intervenuto Mario Draghi, che conia la formula del “federalismo pragmatico” a partire da un’analisi dell’architettura dell’UE nella prospettiva della sicurezza militare, ora non più garantita dalla protezione statunitense. Draghi sostiene che laddove l’Europa si è “federata” – commercio, concorrenza, mercato unico, politica monetaria – “è rispettata come potenza e negozia come un unico soggetto”, laddove invece non lo ha fatto – difesa, politica industriale, affari esteri – “siamo trattati come una somma disordinata di Stati di medie dimensioni”. Pertanto, la visione sarebbe quella di un’integrazione europea “senza dominio”, ovvero non fondata sulla forza o sulla subordinazione come per USA e Cina, ma “sulla volontà comune e il beneficio condiviso”. Il “federalismo pragmatico” sarebbe quindi quello “dei passi oggi possibili”, verso “istituzioni con reale potere decisionale, capaci di agire in ogni circostanza”.
Nella prospettiva del costituzionalismo verrebbe da replicare alla proposta di Draghi con una boutade, ovvero che “il federalismo è una cosa seria”, nel senso che non è sufficiente, per creare la federazione, raggiungere un accordo tra governi sul trasferimento, in parte o in toto, di poteri statali sovrani a istituzioni sovraordinate. La federazione presuppone una “fase costituente” e quindi un “atto costituito fondativo” dell’ordinamento che deve fondarsi sulla legittimazione democratica.
Qui veniamo alla recente proposta del Movimento Federalista Europeo – “Mille piazze per un’Europa libera e unita. Un progetto un metodo un’agenda” dell’11 maggio 2026 che, nel solco della migliore tradizione del federalismo europeo e dei più illustri progetti sulla federalizzazione dell’Europa, rilancia un’iniziativa costituente per l’Europa. Questa sarebbe da condurre sia sul piano della democrazia rappresentativa, attribuendo un ruolo centrale al Parlamento europeo che dovrebbe assumere le funzioni di “Assemblea costituente permanente”, che sul piano della democrazia partecipativa, attraverso l’istituzione di una nuova “Conferenza sul futuro dell’Europa”, con l’intento di sottoporre il testo finale a un referendum popolare confermativo pan-europeo.L’idea di un processo costituente europeo legittimato democraticamente è più che condivisibile. Purtroppo però i tempi che corrono non sono dei migliori.
La “dimensione comunitaria” dell’Unione – di cui Commissione e Parlamento europeo sono le istituzioni di riferimento – è soggetta a una sempre più incisiva azione corrosiva da parte delle forze politiche e/o dei governi nazionalisti e sovranisti di alcuni Stati membri. Il ruolo prevalente del Consiglio europeo, peraltro privo di qualsiasi leadership politica stabile, fornisce la misura di un intergovernativismo che si fa porta di ingresso – ma senza che vi sia bisogno di bussare perché sono già dentro – delle forze nazionaliste e sovraniste “antisistema” all’attacco dello Stato di diritto. Ci si può quindi fidare del Parlamento europeo in carica affinché conduca la nuova fase costituente europea così come ideata dal MFE? Considerati i più recenti atti adottati dal PE una risposta affermativa appare complicata. Si può affidare il futuro dell’Europa, e un eventuale, rischiosissimo, referendum popolare confermativo, ovvero, a opinioni pubbliche sempre più soggette alla presa di ideologie e du partiti ultra-conservatori e/o di destra estrema? In questo caso la risposta – negativa – sorge immediata.
Quindi, non ci resta che piangere? Di certo non è permesso, ma occorre accogliere sia il “federalismo pragmatico” che la proposta dell’“Assemblea costituente permanente” presso il Parlamento europeo, con molta cautela. Il primo ha infatti poco a che fare con il federalismo e non sembra discostarsi dalle dinamiche funzionaliste, come al contrario annunciato. La seconda deve tenere conto del fatto che nei paesi dell’Europa centro-orientale, e purtroppo non solo, il nazionalismo politico è pervasivo. Anche nell’ipotesi, che si potrebbe avanzare, di una “costituente ristretta” e di un processo costituente “a geometrie variabili”, ovvero solo per istituzioni, enti e cittadini che riescono a dimostrare il rispetto dello Stato di diritto, non si risolverebbe il reale problema di fondo, ovvero la persistente e strutturale mancanza di una cultura dell’Europa unita sulla quale costruire un consenso solido e duraturo per il progetto europeo.
Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, pur dalla loro ristretta visuale di Ventotene, non solo ebbero una capacità di visione che riuscì a oltrepassare la furia mondiale di quel tempo, ma si impegnarono e non cessarono mai, al di là dei successi e degli insuccessi politici, di formare e diffondere una cultura politica e sociale dell’Europa unita e per l’Europa unita. Occorrerebbe coglierne l’esempio.
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