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Molto è stato scritto sulle elezioni del Land (approssimativamente corrispondente alla regione italiana) Sassonia-Anhalt, e non la Sassonia, come è stato erroneamente scritto in alcuni giornali. La differenza è importante anche per dare la giusta proporzione a questa tornata elettorale: la Sassonia ha oltre 4 milioni di abitanti, la Sassonia-Anhalt circa 2 milioni e 200.000 (capitale: Magdeburgo).

La vittoria di un partito di estrema destra e ultraliberale (propone anche l’abolizione dell’imposta di successione) ha avuto un’eco mondiale. L’AfD gode dell’appoggio di tante forze dell’estrema destra e del capitalismo mondiale. Alle elezioni federali del 2025 l’AfD ebbe l’appoggio di Elon Musk. A riprova dei rapporti tra Musk e i vincitori delle elezioni possiamo pensare a questo scambio su X (il vecchio Twitter) tra il miliardario sudafricano e Ulrich Siegmund, leader dell’AfD in Sassonia-Anhalt, vincitore delle elezioni.

Musk scrive «Gut gemacht», letteralmente «ben fatto»; Siegmund risponde ringraziandolo per il suo supporto e per le sue chiare prospettive politiche, e aggiunge che, qualora l’AfD assumesse responsabilità di governo nel Land, sarà felice di future cooperazioni: la Germania tornerà a essere un luogo degno di investimenti.

La lettura di questo evento richiede analisi spregiudicate, legate anche a un’attenta conoscenza della Repubblica Federale Tedesca.

Occorre anzitutto ricordare che la Germania, a livello federale, è governata da un cancelliere, Merz, che appartiene alla CDU, vale a dire alla democrazia cristiana, liberista in economia. Merz ha fatto parte del consiglio di amministrazione di BlackRock Germany fino al 2020, gruppo di investimento che ha destinato ingenti capitali al settore della difesa. Il Governo Merz è sostenuto anche dalla SPD, la socialdemocrazia, un partito che fa parte della Progressive Alliance of Socialists and Democrats, come il Partito Democratico in Italia. La SPD aveva espresso il precedente cancelliere Olaf Scholz, che, dopo una serie di promesse elettorali sul rafforzamento delle politiche sociali, non ha sostanzialmente realizzato nessuno di questi obiettivi.

Venendo ai fatti: il Governo Merz ha chiesto di investire negli armamenti, proclamando di voler far diventare la Germania la maggiore potenza convenzionale europea, destinando alle armi miliardi di euro. Un grande paradosso della politica tedesca è stato che l’AfD si è presentata come un partito di pace. So bene che è difficile crederci e, naturalmente, la «pace» per l’AfD riguardava solo il caso ucraino, mentre l’estrema destra tedesca ha subito sposato l’idea di un aumento degli investimenti nel bilancio militare, come richiesto dal loro alleato Trump.

Che il tema della pace abbia avuto un peso non è solo un’interpretazione. Secondo un sondaggio Infratest dimap per l’ARD, il 29% degli elettori in Sassonia-Anhalt riteneva che l’AfD fosse il partito più affidabile per garantire la pace in Europa, contro il 18% che indicava la CDU.

Il tema della guerra spiega in parte anche il relativo successo della BSW, l’Alleanza Sahra Wagenknecht (Bündnis Sahra Wagenknecht), forza politica nata dalla scissione della Linke (tende ora a definirsi di «Sinistra conservatrice»), che ha criticato non solo la politica in Ucraina, ma ha anche organizzato proteste contro l’invio di armamenti in Israele e, in particolare, contro l’insediamento della società israeliana di armamenti Elbit Systems Deutschland GmbH & Co. KG a Sangerhausen, una cittadina della Sassonia-Anhalt. Il progetto è sostenuto da CDU, AfD e SPD, mentre Die Linke si è opposta. Il tema della guerra e della pace è stato molto sentito, e il fatto che Merz sia percepito come il cancelliere del riarmo ha contribuito al fallimento della CDU.

Un altro tema di cui si è parlato poco in Italia è l’economia, e in particolar modo il peso di alcune decisioni economiche del Governo Merz. Ha suscitato scalpore, sebbene in Italia se ne sia parlato poco, la riforma delle pensioni e del lavoro proposta dal governo CDU-SPD, che ha proclamato di voler alzare progressivamente l’età pensionabile fino a 70 anni, rendendo più semplice il ricorso ai contratti a tempo determinato e, per alcune categorie di lavoratori, più facile il licenziamento.

Un altro tema poco compreso in Italia è stato la diffusa percezione di una riduzione della libertà di opinione e del potenziamento del controllo poliziesco sulle cittadine e sui cittadini della Repubblica. La CDU e la SPD dicono di voler difendere la democrazia dall’AfD, ma hanno proposto una riforma dei servizi segreti che garantirebbe a questi ultimi più estesi poteri di sorveglianza e la possibilità di svolgere azioni coperte, dando voce a numerose critiche. Tutte riforme e iniziative che qualche anno fa sarebbero state facilmente classificate come di estrema destra e che rendono difficile criticare l’AfD sulla base delle idee di libertà e democrazia.

Il malcontento in Germania è altissimo. Il costo della vita aumenta, i servizi e le infrastrutture sono in crisi (aule sovraffollate, mancanza di insegnanti, problemi sulla rete ferroviaria), e la situazione economica è pessima (dopo due anni di recessione e una crescita debole, pari allo 0,2% nel 2025, l’attività economica dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2026 e dello 0,9% nel 2027). In Italia si celebrano i salari tedeschi, e giustamente l’introduzione del salario minimo, ma nel frattempo in Germania circa 6,9 milioni di persone lavorano con contratti di tipo minijob, spesso caratterizzati da bassi redditi e scarse tutele.

Le altre forze politiche sono in massima parte screditate. Robert Habeck, una delle figure di spicco dei Verdi, era stato ministro dell’Economia del precedente governo SPD-Liberali-Verdi durante vari anni di recessione.

Malinconia a Est

Nella Sassonia-Anhalt tutti questi indicatori sono altissimi: è il Land con l’abbandono scolastico più alto e con un’altissima emigrazione, vale a dire persone che lasciano la regione per cercare lavoro altrove.

Si tratta di problemi rispetto ai quali ci si aspetterebbe una risposta dalla forza politica che si presenta come l’incarnazione della sinistra tedesca, vale a dire la Linke. La Linke è però spesso percepita come una forza politica più attenta alle politiche bandiera e alla retorica che a dare risposte concrete ai problemi della regione.

Eva von Angern, la capolista della Linke in Sassonia-Anhalt, rispondendo a una domanda su che cosa ne pensasse dell’emigrazione dalla sua regione, ha affermato che comunque ognuno era libero di vivere dove voleva, senza affrontare il problema dell’alta disoccupazione nel Land.

Anche sul tema della pace non sempre la Linke è stata percepita in maniera univoca. Ad esempio, la Linke tedesca ha una politica molto ambigua riguardo alla questione palestinese, anche a causa della profonda influenza della corrente Antideutsche, cioè una corrente politica ultraindividualista che sostiene una solidarietà illimitata a Israele.

La BSW ha invece fatto del tema della pace una bandiera. La co-capolista della BSW (insieme a Thomas Schulze) in Sachsen-Anhalt, Claudia Wittig, si è presentata in vari interventi televisivi con la spilla con il cocomero, simbolo della causa palestinese, ed è stata in prima linea nelle proteste di Sangerhausen.

È noto che almeno una parte delle classi popolari abbia appoggiato l’AfD. Come mostrano diverse analisi, proprio forze come l’AfD, appoggiate dalle élite internazionali, con programmi politici socialdarwinisti, guadagnano punti nelle zone più devastate da disoccupazione e povertà. La Germania è un Paese in profonda crisi, e la Sassonia-Anhalt è uno dei Länder nelle situazioni più complicate, dove la voce della protesta è enorme.

Non dimentichiamo che le elezioni sono state utilizzate per lanciare un messaggio dalla Germania orientale. Non è questa la sede per ripercorrere tutti i problemi e i limiti della riunificazione, ampiamente discussi in libri come Anschluss di Vladimiro Giacché, ma molti italiani non considerano quanto sia ancora forte un senso di esclusione e frustrazione tra i tedeschi dell’Est.

Gli stereotipi contro i tedeschi dell’Est sono ancora numerosi, e la loro presenza nelle professioni e nelle istituzioni è ancora scarsissima. Per esempio, seguendo i dati dell’Elitemonitor di Lipsia tra il 2018 e il 2024, la percentuale di tedeschi dell’Est presenti nelle posizioni dirigenziali di vertice è complessivamente aumentata dal 10,9 al 12,1 per cento. I tedeschi nati nell’Est rappresentano tuttavia circa il 19 per cento della popolazione complessiva. L’Elitenmonitor rileva dunque una significativa sottorappresentazione dei tedeschi dell’Est ancora a 35 anni dalla riunificazione tedesca. La BSW in particolare ha fatto della situazione dell’Est un’altra bandiera, rivendicando che i cittadini dei Länder orientali sono più critici e per questo avversi al Governo Merz e alla sua retorica militarista, e proponendo riforme della pubblica istruzione che riprendessero tratti della scuola della DDR, la Germania orientale socialista.

Il muro di fuoco

Le due forze provenienti dalla tradizione della sinistra tedesca, Die Linke e la BSW, si sono presentate in profonda e viscerale opposizione reciproca. Uno dei principali elementi di conflitto in queste elezioni è stato il tema del Brandmauer, letteralmente il muro di fuoco, il cordone sanitario attorno all’AfD. La Linke ha costruito gran parte della sua identità e della sua campagna elettorale attorno a questo tema. In un celebre discorso al Bundestag, prima delle elezioni federali, il 29 gennaio 2025, Heidi Reichinnek urlò: «Wir sind die Brandmauer» («Noi siamo il muro di fuoco»).

Nei manifesti della Linke in Sachsen-Anhalt comparivano slogan come «Gegen rechts, wählt links» («Contro la Destra, vota la Sinistra») o «Nie wieder ist jetzt» («Mai più è adesso», richiamo al principio del «mai più» riferito al ritorno del fascismo). Sebbene questi slogan fidelizzassero un certo elettorato già motivato a votare contro l’AfD, per una gran parte dell’elettorato risultavano scarsamente comprensibili.

Mentre il clamoroso recupero della Linke alle elezioni federali aveva avuto a che fare tanto con la sua posizione contro l’AfD quanto con il recupero di tematiche sociali che erano state a lungo trascurate, la Linke ha perso voti rispetto alle elezioni del 2025 ed è andata sotto le aspettative dei sondaggi. Alla scarsa performance della Linke ha contribuito anche la campagna, sostenuta soprattutto dai Verdi, del taktisch wählen, il «voto tattico», che invitava a votare SPD e Verdi per consentire loro di superare lo sbarramento del 5% ed entrare in Parlamento, riducendo così la possibilità che l’AfD raggiungesse la maggioranza assoluta. È anche possibile, però, che il fatto che tutti i partiti abbiano insistito sul Brandmauer, con la Linke arrivando a considerare possibile appoggiare un governo CDU, abbia dato ancora una volta all’AfD l’alibi dell’opposizione.

La BSW ha cercato di presentarsi come la forza della giustizia sociale e della ragionevolezza economica, ma proveniva dalla scottante esperienza della partecipazione al Governo della Turingia. Lì la leader Katja Wolf, contro sia la base del partito sia la leadership, aveva portato il partito a partecipare a un governo con la CDU e la SPD. Ciò è stato visto come un tradimento da coloro i quali vedevano nella BSW un partito di opposizione all’establishment, e ha forse provocato reazioni contro il partito di Wagenknecht.

In Sachsen-Anhalt, alle elezioni federali, aveva infatti ottenuto l’11,2% dei voti; ora il 5,3%. I sondaggi avevano avuto previsioni più basse, ma l’uscita di Katja Wolf ha indubbiamente dato un certo aiuto al raggiungimento della soglia di sbarramento.

La BSW ha cercato senza dubbio di sottrarre voti all’AfD. Tuttavia, da quanto registrato da Infratest dimap, solo 2.000 voti alla BSW sarebbero stati sottratti all’AfD, mentre ben 15.000 alla Linke. La BSW obietta che senza di essa l’AfD avrebbe avuto un’affermazione ancora più significativa: ciò è ipoteticamente possibile, ma questa ipotesi richiederebbe un’analisi ulteriore dei flussi dei voti.

La BSW ha insistito su alcuni temi che erano comuni all’AfD, come la fine delle sanzioni alla Russia e la parzialità del servizio televisivo pubblico, che la BSW vuole riformare, mentre l’AfD vuole abolire. La BSW ha insistito molto sulla questione della libertà di opinione, tanto che la maggiore manifestazione politica da essa organizzata, con la partecipazione della stessa Wagenknecht, a Magdeburgo il 30 agosto, verteva proprio sulla libertà di opinione.

Questa volta la BSW, al contrario di quanto avvenuto per le elezioni federali del 2025, non aveva alcun manifesto sull’immigrazione e non ha insistito sul tema. Ha sottolineato però la possibilità di cooperare con l’AfD su alcuni temi. Thomas Schulze ha criticato la chiusura a priori verso l’AfD: «Riteniamo che il fatto che gli altri partiti rifiutino già a priori il dialogo sia un comportamento politico sbagliato e non un buon segnale per la cultura democratica del nostro Paese». La proposta di governo della BSW non consisterebbe però nell’appoggio a una coalizione con l’AfD, bensì in un cosiddetto governo «dei cittadini» (Bürgerregierung). La differenza rispetto a un classico governo di coalizione consisterebbe nel negoziare sui singoli provvedimenti: le leggi concrete verrebbero approvate di volta in volta con maggioranze variabili.

Secondo Claudia Wittig, alla guida del governo in questo caso non ci sarebbe un presidente del Land espressione di un partito, bensì una figura super partes: «Eleggeremo nel Parlamento regionale un presidente del Land indipendente dai partiti, sul quale tutti i partiti raggiungeranno un accordo attraverso un processo di dialogo. Questo presidente formerà poi un governo nel quale conteranno soprattutto le competenze e l’esperienza».

Nella visione dei due leader regionali della BSW, la proposta del Bürgerregierung può quindi, paradossalmente, sottrarre il governo a Ulrich Siegmund e i suoi esponenti e creare un governo che si concentri sui problemi effettivi della Sassonia-Anhalt.

Tuttavia, appare evidente che nessuno dei due partiti provenienti dalla tradizione della sinistra tedesca abbia potuto impedire il drammatico successo di questa forza ultraliberista. Tanto resta da fare per capire le ragioni della protesta e costruire il soggetto sociale che consenta di dare un esito diverso al malcontento diffuso. Si discute molto in Germania di differenze tra città e provincia, tra ‘accademici’ (in un linguaggio approssimativo, praticamente chiunque sia andato all’università) e classi popolari, mentre precariato e povertà si diffondono tra persone con livello di istruzione diverso, in contesti urbani e no, e con background nell’immigrazione e no. Come in Italia, molti settori del mondo del lavoro, poco o per nulla interessati dalla sindacalizzazione tradizionale, sono privi di adeguata rappresentanza e passano sotto il radar della politica.

Eppure la partecipazione elettorale è stata altissima, è chiaro che le cittadine e i cittadini di uno dei Länder più poveri volevano lanciare un segnale: spetta a noi interpretarlo e fare in modo che quanto è successo a Magdeburgo non si ripeta a Berlino o a Parigi.

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