Per fermare la guerra è necessario costruire la pace non tramite la forza, ma attraverso il diritto. Ed è compito della politica raggiungere questo obiettivo. In questo momento, invece, la politica parla un linguaggio di guerra, accetta il genocidio, irride al diritto internazionale, indebolisce tutte le organizzazioni internazionali rivolta ad assicurare la pace tra le nazioni. Ma la politica siamo anche noi, forze sociali, culturali, singoli individui, sulle cui spalle pesa una responsabilità particolare. Nessuno può sottrarsi all’impegno verso l’umanità.
È dall’inizio della guerra in Ucraina, e poi, con ancor maggior preoccupazione, dopo il 7 ottobre e l’interminabile massacro del popolo palestinese, che le associazioni Centro per la Riforma dello Stato, la Fondazione Lelio e Lisli Basso e Salviamo la Costituzione hanno indicato una via possibile per perseguire la pace, una via che la storia ci ha indicato. Quella di una conferenza internazionale che definisca i nuovi equilibri multipolari in una prospettiva di fine delle contrapposizioni frontali tra blocchi. È il “modello Helsinki”, quando – cinquant’anni fa – la politica ebbe la forza e la lungimiranza di invertire una tendenza di contrapposizione tra le Nazioni per dare avvio a una stagione di coesistenza pacifica governata dal diritto internazionale. Sono gli Stati che dovrebbero indirla, ma sono i popoli che possono pretenderla. Un terreno di lotta per la pace ben più avanzato di quello sin qui perseguito.
Sono ben evidenti le resistenze e delle difficoltà che si oppongono a una seria ricerca di pace, ma dovrebbe essere anche chiaro che non ci sono molte altre soluzioni.
Sono già stati promossi diversi incontri con numerosi interlocutori della società civile per discutere di questa prospettiva di pace. È giunto ora il tempo di lanciare una risoluta iniziativa politica, se si vuole andare “oltre le guerre” e – come scrive il manifesto che ha convocato l’iniziativa del 1-4 ottobre – “costruire un mondo multipolare e dialogante, capace di adeguare la riflessione autentica alla sfida dei tempi”. Per giungere a una “strategia di pace”, non basta invocare il disarmo delle potenze, bisogna pretendere che sia seguita la via del diritto alla pace. La conferenza internazionale è lo strumento possibile.
Centro per la Riforma dello Stato
Fondazione Lelio e Lisli Basso
Salviamo la Costituzione
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