Diritto, Internazionale, Politica, Temi, Interventi

Donald Trump, se non può risuscitare le migliaia di vittime provocate dalla sua insensata aggressione all’Iran, farebbe ancora a tempo a risuscitare quei “morti che camminano” nel braccio della morte dei penitenziari americani. Il Presidente avrebbe la facoltà – anzi l’obbligo morale – di farlo, tanto più dopo la tortura dell’ago letale infilato per due volte, senza successo, nel braccio di Christa Pike in Tennessee. Il Governatore di quello Stato, Bill Lee, aveva rifiutato di concederle la grazia. Sfogliando anche distrattamente il fascicolo della condannata a morte, chiunque sarebbe rimasto scosso dalla storia dell’adolescenza disgraziata vissuta da Christa e dell’interminabile trentennio trascorso nel braccio della morte. Chiunque sarebbe rimasto scosso; ma non Bill Lee, faccia da attore western, repubblicano di destra, anti-gay, molto benestante e ovviamente molto religioso.

Era da 200 anni che una donna non veniva condannata a morte in Tennessee. A graziarla poteva provvedere Trump, avvalendosi delle sue prerogative presidenziali; le aveva già adottate per graziare quel migliaio di facinorosi che il 6 gennaio 2021 aveva sguinzagliato a devastare il Congresso. Il problema è che era stato Trump stesso a reintrodurre con un semplice tratto di penna la condanna a morte per gravi reati federali, interrompendo una moratoria che durava da un ventennio. L’aveva lasciato intendere quella mattina in cui – circondato da agenti in uniforme antisommossa – si era diretto verso la chiesa che fronteggia la Casa Bianca brandendo una Bibbia voluminosa. Con quel gesto intendeva forse segnalare che nel Levitico sta scritto “Occhio per occhio, dente per dente”.

Il Presidente Biden, da cattolico praticante, aveva riesumato la moratoria e cercato di convincere i rimanenti Stati “forcaioli” ad abolire la pena capitale, spiegando loro che uccidere in nome dello Stato abbassa lo Stato al livello degli assassini. L’aveva capito già nel 1999 George Ryan, Governatore dell’Illinois. Dopo aver firmato un ordine d’esecuzione, aveva aperto un faldone che attestava dati inquietanti: una condanna su tre era impestata da vizi di forma o di sostanza, con forti probabilità di giustiziare qualche innocente. Ebbi l’occasione di incontrare Ryan a Chicago nel 2004. «Quella notte non riuscii a dormire – mi raccontò – perciò nominai un comitato che mi indicasse come riformare il sistema e sottoposi i risultati all’Assemblea statale affinché legiferasse. Siccome allo scadere del mio mandato l’Assemblea non si era messa d’accordo, io mi dissi “Non voglio sostituirmi a Dio” e commutai le condanne già comminate ai 164 reclusi nel braccio della morte».

Chi ha vissuto in Libano non può non aver letto con soddisfazione che l’11 agosto scorso il Parlamento libanese ha approvato l’abolizione della pena di morte, 114° membro dell’ONU e primo Paese del Medio Oriente a compiere questo passo di civiltà. La notizia ha richiamato alla mente un ricordo personale. Nella primavera del 1998 un condannato a morte per reati comuni venne impiccato sulla pubblica piazza di un villaggio costiero frequentato dai locali e dai turisti stranieri. Giorni dopo, con una scusa qualsiasi andai a trovare il Sindaco, responsabile della sceneggiata, e lo informai che avrei diramato la notizia della pubblica esecuzione alle agenzie turistiche italiane. Non mi risulta che in Libano siano state eseguite altre sentenze capitali, dopo quella del 1998.

E gli Stati Uniti? Se sotto l’Amministrazione Trump non c’è nulla da sperare, va tenuto presente che la Corte Suprema è ormai formata in maggioranza da giudici cattolici (sei su nove), dopo la nomina di Amy Coney Barrett, nota per la sua intensa fede cattolica. Il momento della verità arriverà, prima o poi: nel malaugurato caso che la Barrett o un altro giudice cattolico votasse a favore della pena capitale, come dovrebbe reagire il nuovo Papa americano? Meglio rammentare ai credenti che l’istituto della scomunica esiste tuttora.

Qui il PDF

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *