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L’ONU ha superato gli 80 anni, e si notano tutti. Tenuta a battesimo dai 51 Stati convocati a San Francisco dal vero vincitore della guerra, l’ONU visse una prima infanzia nutrita di rosee speranze. Grazie all’attivismo di Eleanor Roosevelt, il 10 dicembre 1948 fu approvata perfino la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Nessuno osò votare contro: il blocco sovietico, Arabia Saudita e Sudafrica si limitarono ad astenersi. Ogni 10 dicembre si continua a celebrare l’anniversario della Dichiarazione, benché i suoi alti principi siano quotidianamente umiliati. Ben presto l’ONU pianse anche i suoi morti: nel 1961 lo stesso Segretario Generale Dag Hammarskjöld; nel 2003 Sergio Vieira de Mello, Alto rappresentante speciale per l’Iraq; e almeno 4.200 caschi blu, caduti in nome di una pace troppo spesso elusa.

Ogni settembre i 193 membri delle Nazioni Unite si riuniscono al Palazzo di Vetro. I più piccoli sperano di essere, almeno una volta l’anno, ascoltati dai più grandi. Fa impressione assistere al rinnovato grido d’aiuto dei micro-Stati isolani minacciati di scomparire a causa del “riscaldamento globale”. Per tutta risposta il presidente degli Stati Uniti li ha sgridati: Non dovete chiamarlo “global warming”; potete al massimo parlare di “climate change”, fenomeno naturale da sempre. E comunque si tratta di un hoax, una truffa a danno di chi produce ricchezza estraendo gas e petrolio. «Ecco perché – ha chiarito dal podio dell’Assemblea Generale dell’ONU – siamo dovuti intervenire per impedire all’Organizzazione Marittima Internazionale di istituire segretamente una tassa globale sul carbonio che avrebbe aumentato dal 10 al 20% i costi di spedizione via mare». Una tassa segreta?! Ma lui ha proseguito: «Non esiste un governo globale e, finché sarò presidente, non ci saranno tasse globali». Di tutti i suoi lasciti, il negazionismo ambientale sarà ricordato come il più dannoso per l’umanità. Le future generazioni faranno di lui un caso di damnatio memoriae.

Dal podio Trump non ha risparmiato critiche neppure all’organismo che lo ospitava: «Quest’anno abbiamo tagliato il bilancio dell’ONU del 15%, eliminando oltre 4.000 posizioni in quella burocrazia. Le Nazioni Unite hanno un grande potenziale, ma devono smetterla di imporre l’agenda di estrema sinistra decisa da burocrati globalisti mai eletti da nessuno». Estrema sinistra? Eletti da nessuno? Forse si riferiva ai cooperanti intenti a debellare le epidemie endemiche in Africa, in Asia e in America Latina. È soprattutto a loro che Washington ha tagliato i fondi: non solo quelli destinati all’OMS a Ginevra e all’UNEP a Nairobi, ma pure i miliardi di dollari di pertinenza dello USAID: l’agenzia di cooperazione creata da John Kennedy che presentava al mondo il lato empatico e meritevole degli Stati Uniti. Ora, a causa del blocco dei programmi sanitari, i Paesi più fragili stanno registrando milioni di decessi in più: solo in Congo oltre 4000 vittime di Ebola dal maggio scorso. Dice bene Mary Trump, nipote del tycoon: «L’empatia non è una virtù di mio zio».

Con l’occasione Trump ha anche lanciato un appello minaccioso: «Esorto tutti gli Stati membri della Corte Penale Internazionale a ritirarsi immediatamente da quella istituzione fuorilegge». E ha chiarito il perché: «Non permetteremo mai che dei nostri militari vengano indagati o sottoposti a processi farsa da parte di un tribunale anti-americano, privo di giurisdizione su di noi. Si tratta di un gruppo di persone malvagie». Dunque lo Statuto di Roma sottoscritto da 125 Paesi del mondo è fuorilegge e i giudici della Corte sono malvagi?

Poi ha cercato di rasserenare l’Assemblea Generale su un tema cruciale: «Mentre altri parlavano, io agivo. Mentre altri discutevano di pace, io ho portato la pace. Da quando sono entrato in carica, ho avuto il grande onore di porre fine a otto conflitti». Ma ha anche posto un terrificante quesito al mondo intero: «Ora mi trovo di fronte a una decisione importante. Raggiungere un accordo con l’Iran che consenta loro di creare un Paese più grande che in passato? Oppure annientare la Repubblica Islamica, e allora lo farò rapidamente?». Sic stantibus rebus, dobbiamo arguire che tra gli otto conflitti da lui sedati non ci sia quello con l’Iran. Né sapremo mai quali erano gli altri conflitti.

Nel suo intervento, che ha sforato i tempi fissati dalla regia onusiana, Trump ha ovviamente citato Venezuela e Cuba. «A gennaio, su mio ordine i nostri militari hanno condotto una massiccia operazione nel cuore di Caracas, arrestando il dittatore fuorilegge Maduro». Non gli è venuto il dubbio che sia un atto fuorilegge rapire un capo di Stato straniero (o ucciderne un altro in Iran). Tutt’altro. «Il mese scorso abbiamo siglato il più grande accordo petrolifero della storia, riguardante 65 miliardi di barili di petrolio. Le massime compagnie petrolifere del mondo stanno arrivando. Sommando USA e Venezuela, disponiamo di oltre il 60% del petrolio mondiale. Non permetteremo più minacce all’America e, se necessario, useremo la nostra impareggiabile potenza militare per tutelare i nostri interessi vitali».

Non si è capito di quali minacce si trattava, a meno che non intendesse quelle alimentate da Cuba. Perciò ha rassicurato l’uditorio: «Noi puntiamo a un cambiamento radicale a Cuba. È uno Stato fallito. Il regime si è coordinato per decenni con la sinistra radicale e le reti comuniste qui. Ha coltivato legami con gruppi sovversivi e radicali come il Partito Comunista USA, gli Antifa e i Socialisti Democratici d’America. Ma il comunismo non arriverà mai in America».

Rassicurato l’uditorio, non è mancato un peana ai suoi successi, anche se sono tutti da confermare alle elezioni del 3 novembre: «L’America è tornata. La nostra economia è l’invidia del mondo. La nostra energia alimenta il pianeta. Il nostro futuro è radioso. I redditi reali delle famiglie sono saliti ai massimi storici, toccando una media di 87.000 dollari. Abbiamo lavorato per eliminare ogni normativa superflua e ogni ostacolo all’attività d’impresa. Abbiamo approvato i più ingenti tagli fiscali della storia americana. Quando sono arrivato, Washington era flagellata dalla criminalità; oggi il tasso di criminalità è calato dell’87%. Basta guardarsi intorno: il turismo è in piena espansione. I ristoranti sono pieni di vita».

Alt, mister President. Lei sta derubando il nostro Berlusconi, che il 4 novembre 2011 ci diceva: «La vita in Italia è quella di un paese benestante, i consumi non sono diminuiti. Per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto. I ristoranti sono pieni».

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