Intervista di Roberto Musacchio a Paolo Giaculli, pubblicata il 14.10.2026 su “Transform! Italia”: https://transform-italia.it/a-berlino-che-tempo-fa/.
La trascrizione è a cura della redazione del sito del CRS.
Ciao Paola, sei venuta a trovarci questa volta in Italia e di solito ti ascoltiamo direttamente da Berlino, ma sempre di Germania parliamo, e, anzi, partiamo direttamente da Berlino. Ti abbiamo seguito molto, ci hai dato le novità praticamente momento per momento. Dicci che cosa sta succedendo adesso.
Dopo il grande exploit della Linke, che è stato imprevisto, il successo del 20 settembre, è iniziata da subito, la notte delle elezioni, appena si è saputo l’esito elettorale, una campagna diffamatoria nei confronti della Linke. Una campagna abbastanza brutta, che ricorda i tempi più bui della guerra fredda, forse del maccartismo. Cioè una vera e propria caccia alle streghe, andando a cercare o a scovare gli elementi che secondo CDU, SPD e Verdi – perché tutte le forze politiche si sono veramente dedicate a questa caccia alle streghe – erano antisemiti o affiliati più o meno con Hamas. La campagna ha avuto dei toni veramente indecenti. E si può parlare di toni veramente razzisti, in dei momenti addirittura sessisti, perché da quel che si è visto dall’analisi del voto, per esempio, le ragazze, i giovani in massa (da quest’anno c’era il voto ai sedicenni) da 16 a 24 anni hanno votato per il 50% la Linke; le ragazze al 51% tra 18 e 24 anni. Addirittura sulle donne si è detto che preferiscono il califfato, cioè facendo riferimento a candidati che sarebbero a loro avviso, vicini appunto alla jihad, a elementi islamisti non ben identificati.
Questa campagna c’è stata anche durante tutta la campagna elettorale vera e propria, nel tentativo forse di frenare il grande consenso per la Linke che si veniva prefigurando. Si è dimostrata però totalmente fallimentare. Quindi, fallito l’esito, è iniziata immediatamente una nuova fase dopo il voto. Insomma, il tentativo è stato chiaro, cioè non quello di andare a scovare elementi di antisemitismo nella Linke, perché, ovviamente, non ve ne sono, ma di andare a puntualizzare e a mettere l’accento su quelli che magari non si riconoscevano in Israele, in quanto non riconoscevano lo Stato di Israele perché etnonazionalista. Alcuni candidati e candidate si erano espressi in tal senso, non solo durante la campagna elettorale, dicendo, ad esempio, che per gli Stati non esiste un diritto all’esistenza, mentre esiste per le persone il diritto alla vita.
Poi c’è stata anche la scusa, il pretesto, di vedere nella Linke il partito erede della SED, cioè il partito erede del regime comunista della DDR, per cui nella proposta radicale – che non sarebbe più tanto radicale, ma questi sono i nostri tempi – dell’esproprio o, come si dice, della “risocializzazione degli alloggi”, strappandoli alle grandi società immobiliari, si è visto un ritorno al comunismo, al socialismo reale. Quindi la campagna diffamatoria si è sviluppata su questi due assi portanti: antisemitismo e estremismo di sinistra, cioè comunista. Questo fa parte anche della storia tedesca, perché l’anticomunismo della Germania dell’ovest è leggendario. L’obiettivo però è ovviamente evidente agli occhi di tutti, cioè impedire che la Linke governi la città di Berlino con quel programma appunto radicale, in questo contesto, che si era data. In questo si vede la risposta dei poteri forti, fortissimi, quindi fondi internazionali, società immobiliari che dispongono ormai di centinaia di migliaia di alloggi a Berlino e che ovviamente hanno innalzato il mercato immobiliare in maniera tale che per la popolazione di Berlino (non abituata ad affitti di un certo tipo e, al contrario dell’Italia, che vive per la maggior parte in affitto) è un problema gravosissimo. Anche per gli studenti che si trasferiscono a Berlino è sempre più difficile trovare una stanza a meno di 600-700 euro, quindi la situazione è veramente intollerabile da una decina di anni a questa parte.
Paola, e a che punto siamo adesso della possibilità di formare il governo?
Diciamo che la SPD e i Verdi hanno partecipato, voglio dire, generosamente, tra virgolette, a questa campagna indecente, però la Linke aveva tenuto più o meno botta, con grandi raccomandazioni, lettere e petizioni varie perché non cedesse a ricatti. Il ricatto è consistito nel sottoscrivere un accordo che garantisse il diritto all’esistenza di Israele, cioè la Linke ha dovuto fornire garanzie dell’affidabilità da questo punto di vista a SPD prima ancora di cominciare le vere e proprie trattative per il governo. Questi incontri, che hanno avuto come esito la sottoscrizione di un accordo, si sono svolti durante la scorsa settimana e finalmente si è prodotto un accordo che invece è stato criticato da molte parti interne, e anche esterne, alla Linke. Anche alcuni intellettuali ebraici hanno sottoscritto un appello affinché la Linke non facesse a tutti i costi un governo, quindi anche al costo di venir meno al diritto anche internazionale o di venir meno a quei gruppi di solidarietà con la Palestina che sono molto presenti nella Linke e che hanno fatto sì che il consenso a Berlino raggiungesse i livelli imprevisti che abbiamo visto. E ciò nonostante siamo andati avanti e insomma questo accordo è stato sottoscritto con delle note che possono ricordare, purtroppo anche il decreto italiano. Si parla infatti di antisemitismo riferito a Israele e si parla di evitare sanzioni nello specifico a Israele o comunque anche solo appelli di boicottaggio. Mentre invece sono tanti gli attivisti tra gli attivisti della Linke che appoggiano queste azioni; sono notorie e fanno parte ormai a tutti gli effetti del partito e della base del partito e dei militanti.
Nello specifico riguardo questo accordo, prima che venisse sottoscritto, a partire dalle indiscrezioni si diceva che i socialdemocratici e i verdi avessero posto l’accento sull’esclusione di determinate candidate, proprio dal gruppo parlamentare della Linke, nella fattispecie di una donna, una ragazza che ha preso il 46% in un quartiere multietnico di Berlino, dove la Linke ha veramente sfondato qualsiasi aspettativa e ha vinto tre collegi, appunto, col mandato diretto. Su questa ragazza si è fatta veramente una campagna alquanto ignobile. E qui veniamo al punto. Questa compagna è stata ammessa, ovviamente, poiché eletta un in collegio uninominale della Linke, nel gruppo parlamentare della Linke di Berlino, e immediatamente dopo, cioè quando è stato dato l’annuncio e la Linke ha detto di aver un accordo interno, con anche una dichiarazione sottoscritta da questa compagna su Israele, SPD e Verdi immediatamente hanno fatto sapere in una dichiarazione pubblica che la Linke aveva rotto gli accordi presi una settimana fa, cioè lo scorso giovedì 8 ottobre, e che quindi non erano più disposti a iniziare una trattativa di programma per il governo di Berlino. Questo è l’ultima notizia.
Quindi siamo in una situazione ancora di stallo. Io ho visto anche pronunciamenti della Linke che dice l’antisemitismo dovete andare a cercarlo altrove in Germania e dunque si difende, credo anche stando sulle posizioni che istituzionalmente sono sempre state proprie dai partiti della sinistra europea: riconoscimento dell’esistenza di due Stati; naturalmente, però, uno c’è, l’altro non c’è. E sugli altri temi, quelli che sono sociali faticano a emergere perché c’è questo preambolo, tra virgolette, che sembra un po’ imposto anche da una situazione, se ho capito bene, in cui potrebbe esistere una maggioranza diversa tra SPD, Verdi e CDU; vediamo che cosa succederà. Proprio per questo vorrei un po’ allargare il discorso anche alla CDU, perché mi pare che insomma non se la passi bene, cioè diciamo così. E se uno dovesse pensare di fare una maggioranza con la CDU, che sarebbe fatta tra tre soggetti, peraltro, che alle elezioni di Berlino non sono andati nessuno bene, ci penserei bene se fossi loro. Ma alla CDU che succede?
Allora, francamente è abbastanza eclatante che dei partiti – parlo di CDU, SPD e Verdi – usciti sconfitti dalle elezioni di Berlino si permettano effettivamente di dettare delle condizioni. Cioè, la Linke ha vinto in base a quel programma che ha proposto, e loro hanno perso in virtù del fatto che hanno governato Berlino negli ultimi anni, portandola francamente a una situazione catastrofica. Insomma, c’è stato il sindaco di Berlino, Kai Wegner (CDU), che ha fatto delle figure
veramente indecenti. C’è stato un grande blackout all’inizio di quest’anno, a gennaio, che ha lasciato all’addiaccio per una settimana migliaia di persone in un grande quartiere di Berlino, e lui dice che stava a giocare a tennis quando è arrivata la notizia e non è neanche andato a trovare queste persone, a verificare la situazione. Fatto sta che gli alloggi di fortuna non sono stati trovati subito. E questo è uno dei tanti scandali degli ultimi anni, gli anni di Berlino, in cui si è tagliato a man bassa francamente. Cosa che ha anche favorito la Linke, perché a Berlino tanta intellettualità, tanti artisti, attivisti vivono sulla base di progetti culturali e sociali che vengono ovviamente di volta in volta finanziati direttamente dalla città di Berlino. Quindi, da un lato l’austerità, dall’altro il ricatto sull’antisemitismo, hanno fatto sì che molte persone si sono viste tagliare i fondi e quindi privare veramente della sussistenza.
In tutto ciò, come dicevo, la campagna diffamatoria è stata indecente, perché ha coinvolto praticamente i vertici nazionali anche della CDU. Lo stesso Merz, recentemente si è speso dicendo che questo governo non s’ha da fare, perché la Linke è quella che è, equiparandola anche alla AfD. È notorio che si era cercato di formare il cordone sanitario nei confronti della AfD per non mandarla al governo. Ma la cosa inquietante, insomma, paradossale che si sta verificando, è che intorno alla Linke stanno cercando di formare un cordone sanitario proprio quelli che finora hanno fallito e hanno dato una prova pessima delle loro capacità governative. Insomma, non c’è bisogno di parlare di Merz, che ha condotto la CDU a una situazione in cui il consenso popolare nei confronti del Governo è ridotto al 13% circa, e si abbassa sempre di più ovunque sia andato. Anzi è stato detto che in campagna elettorale a settembre non si doveva neanche presentare perché faceva abbassare il consenso anche nelle elezioni regionali.
Mi pare che lo sviluppo della questione però abbia anche una rilevanza nazionale. Naturalmente Berlino ce l’ha. Io ho visto che anche la Linke polemizza, ad esempio, su quello che è successo in Sassonia-Anhalt, dove oltre ai voti da BSW che hanno consentito pubblicamente di eleggere come presidente del Parlamento locale un esponente della AfD – io non condivido questa posizione della BSW – sono spuntati altri quattro voti che non si capisce da dove vengano. Giustamente la Linke ha chiesto conto di questi quattro voti e ha anche ricostruito un po’ la storia dell’antisemitismo, che è collegato alle forze della destra.
Assolutamente, la Linke si dovrebbe far forza anche sulla storia dell’altra Germania, perché come tutti noi della sinistra europea non ci potremmo mai identificare nella storia del nazismo tedesco, per cui all’epoca saremmo stati dall’altra parte, massacrati come gli ebrei o costretti al all’immigrazione e quindi siamo parte di quella storia. Però è veramente inquietante quello che succede, appunto, perché la CDU cerca di tappare un po’ i buchi con questa grande campagna che non può ingannare nessuno, ma invece tutta l’informazione, tutta la comunicazione si è battuta al millimetro per corroborare questa tesi, cioè che la Linke è praticamente una forza inaccettabile e non può essere considerata una forza democratica in grado di governare.
Dopodiché il fatto è che a Berlino sarebbe possibile una coalizione per due voti in Parlamento di CDU, SPD e Verdi, ma francamente non si sa con quale faccia si potrebbe riproporre un governo simile che appunto ha perso consensi.
Noi discutiamo spesso su Transform sul fatto che in realtà di fronte all’emergere delle destre radicali le sinistre sono il baluardo, come è accaduto anche nel ‘900, e invece le forze liberali hanno paura di queste sinistre, forse quasi più di quanto abbiano paura, come hanno dimostrato nel ‘900 appunto, purtroppo, di queste destre radicali. L’ultima cosa che ti chiedo brevemente, anche se per noi è molto importante, è qualcosa sul movimento dei giovani contro la militarizzazione. Io lo seguo grazie a te che mi hai passato il link al loro sito e vedo che quotidianamente fanno cose. Li trovo straordinari e anche grazie a loro si va a questo grande sciopero degli studenti contro la militarizzazione che ci sarà anche in Italia il 20 novembre “No alle vostre guerre, sì al nostro futuro” – questo mi pare che sia lo slogan. Nei loro cortei che tu hai ripreso e ci hai mandato, ho sempre visto insieme “no alla militarizzazione, no al fascismo”. Insomma, come procede questo movimento?
Allora, aggiungo prima una cosa piccola cosa su CDU e AfD, perché in un comune proprio della
Sassonia, Heidenau, hanno votato contro il porre ulteriori pietre di inciampo, che ormai esistono ovviamente dappertutto, non soltanto in Germania. Hanno fatto una risoluzione perché si stoppasse, proprio mentre era in corso la campagna diffamatoria nei confronti della Linke. Così che quella cosa lì è passata in secondo piano e non se l’è filata nessuno; qualcosa su cui potevi fare uno scandalo anche a livello informativo. Ho visto una cosa della Linke che la denuncia, però l’informazione si è concentrata sulla Linke senza motivo, o meglio, col motivo di impedire ovviamente una trasformazione, il cambiamento voluto degli elettori per la città di Berlino. Mentre invece proprie espressioni di antisemitismo, o comunque espressioni immemori della storia, hanno permesso a CDU e ad AfD di votare insieme una risoluzione contro il porre le pietre di inciampo, cosa gravissima.
Ritorno ai giovani. Sono veramente un fatto eclatante per la stessa tradizione tedesca, che notoriamente non è propriamente mobilitante. Non sono movimentisti. Queste manifestazioni sono un fattore di speranza, una scintilla veramente di rivolta, di vita, che ha dato luogo, non a caso a Berlino, all’esito elettorale della Linke. Con l’abbassamento anche del voto a 16 anni si è visto che questi ragazzini veramente hanno dato il là a questa campagna elettorale, non si sono mai stancati di organizzare proteste nei confronti in primo luogo del ritorno della leva obbligatoria. Questa è stata la scintilla che li ha fatti partire l’anno scorso, esattamente un anno fa, a settembre 2025, nel primo schulstreik, il primo sciopero della scuola. Sono veramente impressionanti, io sono andata a tutte le loro manifestazioni, ho sentito sempre parlare dei ragazzini con cognizione di causa. Mi ricordo benissimo la frase di un ragazzino che ha detto “Noi non siamo amici di Putin, però non combattiamo le guerre del capitale e dell’imperialismo”. Una cosa che ha infiammato proprio queste masse di ragazzini. Io ho vista l’iniziativa di Berlino, ma ci sono state un po’ in tutte le città tedesche.
Loro hanno fatto una cosa che non è stata in grado, purtroppo, fino in fondo, di fare neanche la Linke, partendo dal discorso sulla leva, che loro hanno visto entrare in vigore pian piano come obbligatoria. Perché prima gli era stato detto ci sarebbe stato solo un questionario a cui sarebbero stati obbligati a rispondere, in cui indicarsi inclini o meno all’arruolamento. Poi hanno visto arrivare le lettere di invito della visita, obbligatoria per legge, il prossimo anno a luglio, anticipata invece a questo autunno senza che nessuno avesse dato l’avviso. E quindi cosa hanno fatto? Plasticamente abbiamo visto stracciare queste lettere inserendole nella macchinetta che distrugge la carta, a ogni manifestazione, registrandole sempre in video. Hanno fatto anche un collegamento fra l’austerity, quindi tagli al sociale e la spesa monstre, cioè il il riarmo gigantesco della Germania che per il bilancio del 2027 su un bilancio di circa 500 miliardi totali prevede 140 miliardi da destinarsi alla difesa, che ormai questi ragazzini sanno benissimo che cosa vuol dire. Non è difesa, ma è attacco nei confronti della Russia, perché è palese, non passa giorno, minuto in cui non si scopra un sabotaggio, in cui il ministro dell’Interno non dica “dobbiamo prendere provvedimenti perché la Russia ci attacca”, in cui pure Merz non dica le stesse cose.
I ragazzini non c’hanno mai creduto e non ci credono, quindi fanno un ragionamento: tu mi vuoi mandare in guerra contro un paese contro cui io non ho niente da dire, contro una gioventù con cui ho molto più in comune che con chi mi ci vuol mandare; perché i figli di Merz e quelli dei padroni di Rheinmetall, o di Leonardo in Italia, non andrebbero mai. Quindi in trincea andateci voi, non noi. Un discorso molto politico, perché mentre da parte ufficiale sia dei partiti che dei sindacati, anche delle grandi confederazioni, non si ha proprio la spinta a collegare il sociale, quindi i tagli al sociale e la grande spesa per il riarmo, quindi la grande paura della guerra. Perché purtroppo l’economia sta spingendo nella direzione della riconversione dal civile al militare, quindi per la paura della perdita dei posti di lavoro i sindacati sono molto prudenti.
Invece i ragazzini no. In particolar modo ho sentito parlare dal palco un ragazzo, un operatore sanitario giovanissimo, dire che non solo appunto si taglia la sanità a favore del riarmo, ma si sta militarizzando la società in maniera così capillare che coinvolge le strutture civili, sanitarie e scolastiche. Infatti l’esercito è presente nelle scuole e c’è addirittura una convenzione fra le scuole di Berlino e l’esercito tedesco. Questo ragazzo ha detto che la militarizzazione comporta che lui dovrebbe dare la precedenza ai feriti in una possibile guerra e che gli fanno attrezzare l’ospedale, cioè tipo ospedale da campo. La militarizzazione ormai sta arrivando a dei livelli che le prove di manovra sono una realtà di fatto e la società viene coinvolta, insieme ai militari, in queste prove di guerra.
Grazie Paola, approfitteremo di te ancora, visto che per un po’ sarai in Italia. Il 20 novembre la manifestazione sarà molto grande, però ci vediamo già il 17 ottobre in piazza con la Via Maestra. Grazie ancora.
Grazie a voi.
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