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“Il Coraggio della Pace. Disarma” è nata tre anni fa a Firenze.

In una riunione autoconvocata di qualche mese prima, in maggio, a Roma, un gruppo di compagne e di compagni, che avevano fatto esperienze nelle varie forze della sinistra di alternativa, si riunì per discutere se potesse esservi un filo comune tra di loro per poter sviluppare un lavoro collettivo.

Da quell’incontro uscirono una valutazione politica comune e una proposta di lavoro.

La valutazione politica era che la guerra in Ucraina non fosse una guerra come le altre. Per gli attori che coinvolgeva e per le cause che l’avevano determinata, essa rimandava a un problema che aveva (e ha) a che fare con i grandi cambiamenti che riguardano l’intero pianeta.

In poche parole, la guerra russo-ucraina ha a che fare con il passaggio tra mondo unipolare e mondo multipolare.

Quella guerra, che la narrativa mainstream vuole far iniziare il 24 febbraio del 2022, in realtà è stata costruita passo dopo passo negli anni precedenti attraverso il mancato rispetto degli accordi presi dopo il crollo del muro di Berlino, l’allargamento della NATO a est e il colpo di stato di Piazza Maidan.

Lo stesso Papa Francesco colse quanto stava accadendo con la famosa frase: “stanno abbaiando alle porte della Russia”.

L’obiettivo era chiaro ed era quello che si pensava acquisito dopo il crollo del muro di Berlino: fare dell’immenso territorio russo e delle sue infinite risorse una terra di conquista dell’Occidente e, nel contempo, togliere di mezzo la seconda potenza nucleare mondiale, rafforzando il dominio unipolare del mondo.

Questo disegno si è arrestato con l’arrivo di Putin al potere nella Federazione Russa.

Ciò ha cambiato gli scenari globali che erano stati ipotizzati dagli USA, dalla NATO e dalle élite europee.

Con la costituzione dei BRICS e il loro rafforzamento, il rapporto di forza globale si è modificato.

Per gli USA e la NATO è diventato fondamentale riportare la Russia ai tempi di Eltsin; la guerra in Ucraina serve a questo.

Il fatto che ancora oggi, dopo quasi 5 anni, da parte dell’Occidente che continua a sostenere la guerra non vi sia alcuna proposta di trattativa, mediazione o compromesso, svela il vero obiettivo: mettere in difficoltà l’economia russa, suscitare attraverso questo processo un cambio di regime e, per questa via, indebolire i BRICS e isolare la Cina.

Sta avvenendo esattamente il contrario, ma l’approfondimento di questo aspetto non è oggetto di questo articolo.

Sulla base di queste valutazioni, schematicamente riassunte nella riflessione collettiva svolta a maggio del 2023 a Roma, si è ritenuta la guerra, in particolare la guerra russo-ucraina, l’elemento centrale e caratterizzante del presente, l’elemento sovraordinatore da cui tutte le decisioni principali che vengono prese dai governi europei discendono.

Assieme a questa riflessione si è discusso di quale potesse essere la modalità con cui organizzarsi per sviluppare un lavoro contro le guerre e per un mondo di pace e multipolare.

L’esperienza partitica non positiva vissuta negli ultimi anni da molti dei presenti ha fatto propendere per scartare, almeno per il momento, questa soluzione e si è scelto lo strumento dell’Associazione, attraverso la quale organizzare iniziative politiche, sia nazionali che territoriali, sul tema della guerra.

Da quel momento è partito un lavoro che si è sostanziato in eventi nazionali del Coraggio della Pace (con quello recente di Sesto Fiorentino siamo giunti alla settima edizione) e in campagne politiche, che hanno attraversato decine di città, come “Non è una striscia, è Gaza”, per denunciare il genocidio palestinese, “Disarma la finanziaria”, contro l’aumento delle spese militari, e in solidarietà a Cuba e Venezuela contro il bloqueo e il sequestro di Maduro.

Contemporaneamente Disarma si è collegata con un’area di intellettuali con i quali – sulla base di un’analisi comune dei fatti internazionali – ha svolto convegni, presentazioni di libri e documenti condivisi, fino a giungere, il 18 aprile del 2026, all’organizzazione costruita assieme del Punto De Reunion.

Si è trattato del primo risultato di un lavoro costruito nel tempo che ha portato Disarma a condividere con questo mondo dell’intellettualità libera e della cultura non solo una relazione, ma un percorso comune.

In quella occasione è stato anche elaborato un documento che Disarma e i promotori del Punto de Reunion (Pino Arlacchi, Elena Basile, Piero Bevilacqua, Domenico Gallo, Francesco Sylos Labini, Raniero La Valle e Alessandro Volpi) hanno posto alla discussione di associazioni e singole personalità, che molti di loro hanno sottoscritto.

Il tema era quello della guerra, ma l’avvicinarsi delle elezioni ha posto a Disarma la questione di come influenzare, nel panorama politico nazionale, le varie forze politiche con orientamento progressista. Non a caso il testo ha come titolo: “Non voteremo chi non dice parole chiare su pace e disarmo”.

Su questa scia si è inserita l’organizzazione del settimo evento nazionale del Coraggio della Pace svoltosi a Sesto Fiorentino dal 1° al 4 ottobre scorso, intitolato “Oltre la guerra. Il futuro nelle nostre mani”.

L’evento è stato organizzato assieme a tutto il gruppo che aveva proposto il Punto de Reunion e si è posto l’obiettivo di fare un ulteriore passo avanti rispetto alla precedente iniziativa.

Si è scelto infatti di coinvolgere direttamente, nei vari panel, i massimi rappresentanti delle forze politiche dalle quali “pretendiamo” parole chiare sulla guerra, affinché ci fosse un loro  pronunciamento sull’argomento e fossero consapevoli del fatto che esiste un mondo, certamente non irrilevante, che non è disponibile a seguirli a qualsiasi condizione.

Battere le destre è importante, ma l’obiettivo deve andare di pari passo a una politica di cessazione dell’invio di armi, di riduzione delle spese militari e di rottura di qualsiasi forma di cooperazione con lo Stato di Israele.

Le posizioni assunte a Sesto Fiorentino da Goffredo Bettini, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, pur con una gradazione diversa tra di loro, sono state importanti e impegnative. Sarà nostro compito insistere nel percorso che ci porterà alle elezioni, affinché vengano precisate ancora meglio e si trasformino in una proposta programmatica di governo.

La settima edizione del Coraggio della Pace ha inoltre lanciato un importante strumento: la costituzione del SOCCORSO LEGALE DISARMA, ovvero un gruppo di legali che si metterà al servizio di chi viene perseguitato, denunciato, querelato o arrestato per le idee che esprime contro la guerra.

Già numerosi legali e giuristi hanno dato la propria disponibilità per realizzare questo strumento.

Nelle prossime settimane, attraverso i nostri social,  daremo ulteriori informazioni al riguardo.

Infine, per discutere di come rendere efficace tutto il lavoro svolto nei panel di analisi, confronto e proposte, è stata convocata la riunione di domenica 4 ottobre.

Di fatto è stata la seconda tappa del Punto de Reunion, che ha visto la partecipazione di numerose associazioni, forze politiche, personalità della cultura e comitati locali.

Essa ha prodotto un documento ancor più esplicito del primo, e lo si vede già dal titolo: “Non voteremo chi non dice parole chiare contro la guerra e il riarmo”.

Oltre alla produzione di questo testo, in conclusione della riunione sono state prese due decisioni molto importanti: la creazione di un coordinamento tra le realtà presenti alla riunione e tutte quelle interessate, per costruire un lavoro comune e dargli maggiore forza; l’organizzazione di un grande  appuntamento nazionale (le cui modalità sono da discutere) da realizzare nella primavera del prossimo anno.

Siamo molto soddisfatti dell’esito della 7ª edizione nazionale del Coraggio della Pace per diversi motivi: in primo luogo per la numerosa presenza di persone provenienti da tutta Italia (circa 2.000 secondo la questura), per la presenza di oltre 80 autorevoli relatrici e relatori, per il sostegno economico volontario di centinaia di persone che ci ha consentito di coprire interamente le spese, e per la passione con la quale decine di volontarie e volontari hanno garantito lo svolgimento ordinato dei lavori.

Infine, ma non per importanza, l’adesione alla nostra iniziativa di Centro per la Riforma dello Stato, Fondazione Basso e Salviamo la Costituzione. 

Auspichiamo che la relazione tra di noi si rafforzi e diventi stabile.

Continuiamo a camminare insieme.

Qui il PDF

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