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Ma già volgeva il mio disio e il velle
Sì come ruota che igualmente è mossa
L’Amor che muove il sole e l’altre stelle.

[Dante, Commedia]

Prima del mille, a Bologna, è stata fondata – è nata – l’universitas studiorum. L’università degli studi. Studium in latino significa amore. In questo caso amore come tensione alla ricerca in tutti i campi che in quel tempo si concepivano. Le arti del trivio e del quadrivio.

Ma l’amore come tensione alla conoscenza esisteva già nella civiltà occidentale in Grecia da molti secoli, più di un millennio, con il nome di filosofia. Era inseparabile, fin dalle sue origini, il sapere dall’amore. Perché era inseparabile l’amore dalla parola.

Separare l’amore dalla parola significava, e significa ancora, rendere possibili tutte le forme della sopraffazione e dell’odio, dell’inganno, della violenza. L’amore è ciò che rende la parola studium, ricerca del bene, del giusto, del bello.

Dice una lauda iacoponica: “La bontade se lamenta che l’amore non l’ha amata”.

Quando l’amore non ama, il bene se ne lamenta e l’ordine delle cose è sovvertito. Non v’è più ordine e bellezza nel mondo, il mondo non è più mondo. La spiritualità si allontana dal respiro della vita umana. La parola non è più parola.

In questa situazione come si può affidare la parola ad una macchina che non sente, non prova alcuna emozione, chiamando il risultato di questa scellerata operazione intelligenza? Già questo nome è il vertice di ogni inganno, di ogni possibile equivoco, di ogni allontanamento dalla verità e dalla giustizia. Con questo strumento si può certamente commettere ogni ignominia, perpetrare ogni misfatto, ingannare ogni buona fede, mistificare ogni verità. Più complessa è l’operazione, più grave è il danno, più profondo è l’abisso nel quale precipita la percezione umana del disagio.

Si dice che l’intelligenza artificiale è, in realtà, un calcolatore più complesso e potente, molto più veloce nel calcolo. Ma allora perché non lo si chiama con il suo nome: calcolatore?

Perché si pretende di accostarlo, con immagine impropria e falsa, all’intelligenza umana? Per usarlo, è evidente, contro gli esseri umani ai quali si offrono i suoi servigi. È un mezzo di corruzione dell’animo umano, ma viene venduto come un mezzo miracoloso che produrrebbe la verità e la bellezza. Ma la verità e la bellezza non sono prefabbricate né prefabbricabili, perché vivono del respiro degli esseri umani, il respiro del vivente che parla.

L’essere umano parla perché respira e nel suo respiro c’è la libertà dell’amore e l’intelligenza della tensione verso la verità e la bellezza. Nel respiro la parola diviene spiritualità. La parola spiritualità viene, deriva, dalla parola respiro. Senza respiro non v’è amore perché non v’è vita. La parola senza amore non è, non può essere, intelligenza, perché non è vita.

Somiglia alla vita, ma non lo è. La macchina non sente, non prova, non desidera. Per la macchina uccidere o consolare sono due funzioni dello stesso automatismo: nulla di più, nulla d’altro.

Usare questa macchina può essere utile, ma si deve anche sapere quali sono le conseguenze, a livello formativo, del suo uso. Quanto sarà invasiva nei confronti del gusto estetico e del pensiero, anche la sua sola presenza e disponibilità.

Abbiamo già cominciato a vedere le conseguenze del suo uso in guerra. La devastazione che produce nei confronti del nemico e dell’animo di chi la usa.

La macchina non prova emozioni.

L’aver chiamato intelligenza un calcolatore, appartiene all’uso politico del lavoro scientifico, come l’aver sganciato, per esperimento, le atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

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