Nella notte del 12 giugno, nella sua casa di Cagliari, si è spento Umberto Allegretti, insigne giurista, caro collega e amico del Centro per la Riforma dello Stato.
Studioso rigoroso e raffinato intellettuale, Allegretti ha diretto, tra il 2003 e il 2009, Democrazia e diritto, la storica rivista del Centro per la Riforma dello Stato, contribuendo a farne un luogo privilegiato di elaborazione culturale e di confronto critico sui grandi temi della democrazia, delle istituzioni e della partecipazione, in anni particolarmente difficili «per il contesto politico-culturale nel quale ci si è trovati a operare: un contesto dominato politicamente in Italia da una macroscopica tendenza a un populismo leaderistico, al disprezzo della Costituzione, alla confusione tra l’interesse privato del leader e l’andamento impresso alle cose pubbliche, a un sostanziale e crescente autoritarismo poggiante non solo sul modo di funzionare, ma anche sulla fisionomia legale data alle istituzioni – si pensi solo alla vigente legge elettorale –, a un clima sociale e politico in definitiva arreso a questa curvatura data alla storia del Paese» (U. Allegretti, Democrazia e diritto 2003-2009, in Democrazia e diritto, 1-2, 2010, p. 58).
Per chi ha vissuto e partecipato, in quegli anni, alla vita della rivista, Umberto non è stato soltanto un direttore, ma una guida autorevole e generosa, un interlocutore appassionato, capace di accompagnare il lavoro di ciascuno con rigore intellettuale e sincera disponibilità.
Seguiva con attenzione la stesura di ogni singolo contributo, leggendo, commentando e discutendo testi e idee con una cura rara. Esercitava la direzione senza smanie gerarchiche, ma come un paziente lavoro di costruzione collettiva del sapere. Sapeva valorizzare le intuizioni degli autori, incoraggiare i più giovani, stimolare il confronto tra posizioni diverse senza mai rinunciare all’approfondimento e alla qualità dell’argomentazione.
Molti ricordano la sua straordinaria curiosità intellettuale, la disponibilità all’ascolto e la capacità di mettere in dialogo discipline, esperienze e generazioni diverse. Con il suo stile sobrio, mai incline all’ostentazione, riusciva a creare un clima di confronto aperto e rispettoso, nel quale ciascuno si sentiva pienamente coinvolto.
Cattolico di base, come amava definirsi, Umberto ha vissuto il suo credo religioso come una dimensione profondamente intrecciata all’impegno civile e alla passione politica, convinto che la fede dovesse tradursi in una presenza attiva nella società, in un’occasione di dialogo con culture, religioni e sensibilità diverse, in un «ponte di umanità» contro tutte le guerre.
A questo tema Allegretti dedicò riflessioni, interventi pubblici e occasioni di confronto, richiamando costantemente il valore dell’art. 11 della Costituzione, una delle disposizioni alle quali era più profondamente legato.
Nell’incipit di questa norma – «L’Italia ripudia la guerra» – Umberto vedeva non soltanto un dispositivo giuridico, ma una scelta di civiltà, il tratto fondamentale dell’identità della Repubblica, il più forte «presidio contro l’illegalità della guerra» (U. Allegretti, Prefazione a C. De Fiores, L’Italia ripudia la guerra? La Costituzione di fronte al nuovo ordine globale, Ediesse, Roma, 2002, p. 13).
Con la lucidità dello studioso e la passione dell’intellettuale impegnato, Allegretti ha osservato, interpretato e accompagnato le molteplici forme dell’attivismo civico che hanno attraversato il nostro Paese negli ultimi decenni. Ha saputo cogliere il significato profondo delle pratiche di partecipazione nate nei territori, nei movimenti, nelle associazioni e nelle reti di solidarietà, riconoscendovi non fenomeni marginali, ma segnali importanti di innovazione democratica.
Studioso di diritto amministrativo, disciplina alla quale aveva dedicato una parte fondamentale della propria attività accademica, venne chiamato all’Università di Firenze per raccogliere l’eredità di maestri illustri come Mario Nigro e Giorgio Berti.
La sua formazione si era svolta all’Università Cattolica di Milano, dove aveva intrapreso il percorso di ricerca sotto la guida di Feliciano Benvenuti, uno dei più autorevoli studiosi del diritto amministrativo italiano.
Ma Umberto ci teneva molto a essere considerato anche un costituzionalista. Era convinto che il diritto amministrativo non potesse essere compreso se non alla luce dei principi della Costituzione repubblicana e delle sue sottese istanze di emancipazione politica e umana.
Nelle disposizioni costituzionali dedicate all’amministrazione pubblica, Allegretti coglieva una straordinaria forza innovatrice: la capacità di ridefinire il rapporto tra istituzioni e cittadini, di collocare la persona al centro dell’azione pubblica e di orientare l’intero ordinamento verso finalità democratiche, partecipative e inclusive. Per Umberto, l’amministrazione non era soltanto un apparato chiamato a esercitare poteri, ma uno strumento al servizio della comunità e della piena realizzazione dei diritti sanciti nella Costituzione. Assecondando questa prospettiva, Allegretti vedeva nel diritto amministrativo uno dei luoghi privilegiati nei quali misurare la concreta attuazione del progetto democratico disegnato dalla Carta repubblicana.
Questa prospettiva emerge con particolare evidenza nel volume Amministrazione pubblica e Costituzione (1996) e nei numerosi studi successivi dedicati al significato costituzionale dell’azione amministrativa.
Ma il suo interesse per il diritto costituzionale andava ben oltre questi temi e lo avrebbe portato a confrontarsi con le grandi questioni della storia costituzionale italiana, indagando l’evoluzione delle forme di Stato e le dinamiche del rapporto governati-governanti dall’età liberale alla Repubblica. In opere come Profili di storia costituzionale italiana. Individualismo e assolutismo nello Stato liberale (1989) e Profilo di storia costituzionale. Popolo e istituzioni (2014), Umberto ha offerto una lettura originale delle trasformazioni dello Stato italiano, mettendo in luce le tensioni tra autorità e libertà, tra rappresentanza e partecipazione, tra costruzione delle istituzioni e riconoscimento dei diritti. Anche in questi lavori emerge con chiarezza il tratto distintivo del suo pensiero: la convinzione che la democrazia sia un processo storico in continua costruzione e che il ruolo dei cittadini costituisca una risorsa essenziale per il suo sviluppo e il suo rinnovamento.
Lontano da ogni enfasi celebrativa, Umberto Allegretti ha sempre privilegiato l’analisi rigorosa, il confronto delle idee e la comprensione dei processi reali.
Era convinto che la lotta per la Costituzione non dovesse essere idealizzata, ma compresa nelle sue potenzialità e nelle sue intrinseche contraddizioni, come una dimensione essenziale della vita democratica. Ciò lo avrebbe indotto a valorizzare le esperienze concrete, a dare voce ai soggetti spesso invisibili della partecipazione e a costruire strumenti interpretativi capaci di leggere i cambiamenti della società contemporanea.
Ma l’eredità che Umberto Alegretti ci lascia va ben oltre i suoi libri. Vive nelle relazioni che ha saputo costruire, nelle idee che ha condiviso e nelle passioni politiche che ha contribuito a generare in tutti coloro che credono nella lotta per la Costituzione e in un mondo senza guerre.
Il Centro per la Riforma dello Stato gli sarà sempre grato e ne conserverà la memoria con riconoscenza e affetto, ricordandone il rigore di studioso, la passione civile e la straordinaria umanità che hanno contraddistinto il suo percorso umano e intellettuale.
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