Sabato 5 aprile il Centro per la Riforma dello Stato parteciperà alla manifestazione convocata dal Movimento 5 Stelle per la pace, contro i piani di riarmo degli Stati europei e a difesa del welfare, che, reduce da decenni di austerity e privatizzazioni, subisce oggi la minaccia dell’economia di guerra evocata dalla UE.
Davanti allo scandalo della guerra e del genocidio, ma anche alla luce dei processi di emancipazione e decolonizzazione che si affermano su scala mondiale, è più che mai necessario un movimento di popolo per la pace e la giustizia sociale.
Il prevalere, sul piano internazionale, della politica di potenza e della guerra rappresenta, sul piano interno, una grave minaccia agli ordinamenti democratici, alle condizioni di vita dei lavoratori, alle garanzie sociali e a ogni strategia di risposta alla crisi ecologica. In questo senso, l’impegno per la pace è anche un impegno per la democrazia, i diritti sociali e l’ambiente.
Mobilitarsi per la pace significa oggi battersi per una nuova idea di Europa. Un’Europa capace di esercitare un ruolo attivo e autonomo nella costruzione di un multipolarismo cooperativo tra i popoli e per la difesa del diritto internazionale, incardinato sull’Organizzazione delle Nazioni Unite della quale sono oggi urgenti la riforma e il rilancio.
Nella retorica e nelle strategie messe in campo dalle classi dirigenti europee risuona invece l’eco inquietante di un interventismo intriso di suprematismo. Le élites liberali del continente sembrano così esorcizzare la paura che l’ascesa dei Paesi un tempo colonizzati imponga loro la rinuncia ad antichi privilegi materiali e simbolici. Così, però, si alimentano il caos e la tendenza verso la guerra, di cui sono drammatica espressione il conflitto in Ucraina, lo sterminio dei palestinesi a Gaza e la torsione autoritaria in atto su entrambe le sponde dell’Atlantico.
La risposta europea ai sommovimenti di questo tempo non può consistere nell’assunzione degli stilemi di un nazionalismo guerresco all’interno dell’ormai stanca retorica europeista. Abbiamo tutto da perdere in un mondo pervaso dalla guerra e dalla politica di potenza, ma tutto da guadagnare in un contesto multipolare segnato dalla coesistenza pacifica tra vecchi e nuovi protagonisti della storia e da una loro attiva cooperazione sulle sfide comuni poste dal cambiamento climatico, dalle nuove tecnologie e dagli squilibri generati da decenni di mercato mondiale sregolato.
L’Europa non potrà raggiungere la propria unità e indipendenza interpretando il ruolo di “quarto polo” nello “scontro tra le grandi potenze per la spartizione del mondo”. Al contrario, l’Europa potrà affermare la propria esistenza politica solo rifiutando le logiche dell’imperialismo e sostenendo il diritto di tutti i popoli del pianeta a percorrere il loro specifico cammino di modernizzazione e autodeterminazione. La vocazione dell’Europa, in definitiva, non è quella di mostrarsi disposta a fare la guerra, ma quella di dimostrarsi capace di promuovere le condizioni della pace.
È in questa ottica che, insieme ad altre istituzioni politico-culturali della sinistra italiana, ci siamo fatti promotori di un appello per dare vita, a cinquant’anni dalla Conferenza di Helsinki, a una nuova grande convenzione internazionale sulla sicurezza europea, che veda coinvolti tutti i soggetti di diritto internazionale interessati a un nuovo e duraturo assetto della sicurezza nel nostro continente, basato non sulle logiche di potenza, bensì sulla capacità di risolvere i problemi oggi più spinosi con il diritto e con i trattati. Perché è solo con il diritto e con i trattati che si risolvono le controversie internazionali come recita la nostra Costituzione che all’art. 11 ripudia la guerra.
Solo così potremo sconfiggere la spirale dei nazionalismi e costruire un’Europa politica e plurale, solidale e senza guerre.
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