Per chi volesse documentarsi sulla storia recente e sui fatti che hanno condotto alla crisi attuale, consiglio il libro di Sergio Ferraiolo (Prefetto in pensione, già vicedirettore dell’Ufficio legislativo del Ministero dell’Interno) dal titolo “L’Unione Europea, l’immigrazione e l’asilo: dal vento di Tampere alla Sea Watch”.

Il testo parte dal Trattato di Amsterdam (1997) in cui l’immigrazione e l’asilo vengono considerate materie comunitarizzate, che vuol dire che Consiglio, Commissione e Parlamento trattano la materia con metodo comunitario: proposta Commissione europea, doppia lettura Consiglio e Parlamento, voto a maggioranza qualificata del Consiglio.

Due anni dopo, a Tampere in Finlandia (15 e 16 ottobre 1999), in un Consiglio europeo dedicato allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, si approva nelle conclusioni una dichiarazione in cui si legge: “La libertà di libera circolazione non dovrebbe, tuttavia, essere considerata appannaggio esclusivo dei cittadini dell’Unione, sarebbe contrario alle tradizioni europee negare tale libertà a coloro che sono stati legittimamente indotti dalle circostanze a cercare accesso nel nostro territorio”.

Tutto ciò annunciava anche la necessità di armonizzare le varie legislazioni per arrivare a una politica comune.

Prima di ciò, c’è da ricordare che la questione immigrazione era stata trattata quasi esclusivamente come una questione di sicurezza e di ordine pubblico proprio a seguito del Trattato di Schengen che introduceva la “libera circolazione” dei cittadini all’interno dell’Unione.

Anche per questo Tampere venne considerata una svolta rispetto “all’Europa fortezza” che si era fino ad allora delineata.

Il libro documenta bene la parabola che ci ha portato ai giorni nostri e le responsabilità di tutti i Governi dell’Unione; è proprio il caso di dire che nessuno può ritenersi innocente.

Accanto a questo, la pavidità della Commissione europea, la quale, per compiacere i Governi, ha accettato via via una selezione per nazionalità dei richiedenti asilo (infrangendo il diritto individuale alla richiesta) per poi passare a una politica di compensazione finanziaria verso gli Stati più esposti.

Nel frattempo i Governi si riappropriavano della materia ed in nome dell’“interesse vitale” reintroducevano il voto all’unanimità. Di fronte all’ultimo tentativo del Parlamento europeo di rivedere il Regolamento di Dublino – nel senso di superare l’obbligatorietà dell’accoglienza unicamente a carico del Paese di sbarco con la ripartizione obbligatoria – il Consiglio ha stoppato questa proposta introducendo, al contrario, il criterio di volontarietà.

Oggi siamo all’epilogo di questa triste vicenda in cui timidamente la Commissione tenta di rimettere paletti che l’egoismo dei governi ha bellamente infranto.

Colpisce anche la dedica dell’autore: “Questo ebook è dedicato a chi sperava di arrivare in Paradiso e, per l’ingordigia di alcuni, per il menefreghismo o calcoli politici di altri, ora riposa in fondo al mare”.

La sensibilità e la coerenza di questo servitore dello Stato segnala una preoccupazione che è stata anche la mia nella esperienza al Parlamento europeo e cioè, quella di vedere venire avanti una nuova tragedia dopo quelle di cui l’Europa si è resa responsabile nel ‘900 e cominciare con quella assuefazione che porta alla catastrofe quando le parole “mai più” che dovrebbero essere stampate nelle coscienze dei cittadini e nell’operato delle istituzioni, perdono di senso come le “tradizione europee” evocate a Tampere.

In questo quadro, anche i rapporti internazionali, soprattutto con i più vicini, hanno assunto progressivamente un carattere del tutto “strumentale” ed è successo che ciascun Paese abbia trovato un suo partner affinché fosse lui a fermare il flusso migratorio a qualsiasi costo; così abbiamo finanziato la Turchia come europei, ma accanto a questo coesistono accordi bilaterali quali quelli dell’Italia con la Libia e della Spagna con il Marocco.

In questi casi i migranti diventano, da una parte, arma di pressione e di ricatto, dall’altra, merce di scambio per ottenere cose che con altri mezzi non sarebbero state neanche immaginabili, come è stato il caso della Spagna che ultimamente, dopo più di 50 anni, ha concesso al Marocco il riconoscimento della sovranità sui territori del Sahara occidentale.

Questi sono i frutti avvelenati della politica intergovernativa che ha ripreso vigore in Europa e che andrebbe contrastata molto più di quanto non avvenga.

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Un commento a “Immigrazione ed Europa”

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