luciano de fiore il 2 Ottobre 2026 alle 16:31 Rispondi Rispondo in quanto co-organizzatore dell’incontro dell’8 ottobre per dirmi del tutto d’accordo. E’ un errore parlare di questi operatori/operatrici al femminile e ce ne scusiamo se nella locandina abbiamo preso una scorciatoia. Gli è che di fatto, nel quotidiano, chiediamo: hai da consigliarmi una badante per mia madre? Credo che uno degli obiettivi dell’8 sia proprio far emergere la dimensione pubblica della questione. Il rapporto invita infatti anche a guardare alle condizioni nelle quali il lavoro di assistenza viene svolto. La casa può essere un luogo di protezione e, insieme, di isolamento. La solitudine di chi è assistito può incontrare quella di chi assiste: due fragilità che convivono, senza che la loro vicinanza basti necessariamente a risolverle. Come possiamo dare alla cura che avviene nelle case un posto riconosciuto nella responsabilità collettiva?
Bruno Ciciani il 29 Settembre 2026 alle 17:42 Rispondi Forse sarebbe opportuno non usare il termine “badante”, tra l’altro sempre al femminile nella presente locandina, ma un termine tipo “operatore/operatrice familiare”. Inoltre tali operatori dovrebbero far riferimento ad una struttura pubblica che permetta la socializzazione degli assistiti nonché la loro supervisione. Evitare di trovare soluzioni che isolino gli assistiti, finché sia possibile.