Idee

In questo documento presento alcune riflessioni sull’attività dell’ANVUR che purtroppo non potrò presentare a voce, come avrei preferito, alla riunione del Comitato Consultivo del 22-3-2012. Chiedo comunque che questo documento venga messo a verbale. Esso contiene alcuni spunti critici ed alcune proposte, con l’obiettivo di sviluppare un dibattito ai fini di un migliore svolgimento dell’attività valutativa.

Valutazione Qualità della Ricerca (VQR)

La VQR è ormai più che avviata. I GEV (Gruppi di Esperti Valutatori) hanno lavorato fissando i loro criteri, i docenti universitari stanno già mettendo in rete sul sito del MIUR i loro prodotti. Mi ritengo dunque libero di esprimere delle valutazioni critiche, senza timore di ostacolare questo processo. Il mio obiettivo non è quello di sollevare sterili polemiche, bensì quello di evitare che nel futuro, anche prossimo, s’incorra in quelli che io ritengo degli errori.

Prendo la questione un po’ alla lontana. La prima domanda su cui a mio avviso soffermarsi è: qual’è il significato della valutazione e a che serve? A mio parere la valutazione non deve intendersi come un giudizio, una specie di resa dei conti. La valutazione è invece un servizio che si effettua per offrire al paese un quadro fedele e attendibile della qualità del nostro sistema universitario e della ricerca. Lo scopo è quello di dotarci di una periodica, precisa ricognizione delle competenze, dei settori di eccellenza e di eventuali debolezze, al fine di avere poi elementi validi per l’investimento di risorse. A quest’ultimo riguardo, è chiaro che i settori di punta e di eccellenza andranno valorizzati e, in qualche modo, “premiati’’. Ma non è detto che le criticità vadano “buttate al macero’’. L’università statale, nel nostro paese svolge un ruolo pubblico, non è un privilegio di pochi e tanto meno un’azienda di profitto, ma un servizio offerto ai cittadini. Se scopriamo che in un ospedale pubblico la sala operatoria non funziona e i chirurghi sono scadenti, che facciamo? Decurtiamo all’ospedale i finanziamenti? In tal modo otterremo solo che più malati rischino la vita sotto i ferri. Questo non solo non ci conviene, ma è moralmente sbagliato. Potremmo pensare di chiudere quell’ospedale (il che comunque ha dei costi economici, umani e sociali: può peraltro darsi che in quell’ospedale vi siano vari reparti molto validi), ma dobbiamo in ogni caso offrire ai pazienti delle ragionevoli e praticabili alternative sul loro territorio. Similmente dovremo comportarci con i settori deboli del sistema universitario e della ricerca.

continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *