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Le lunghe dita del mare

Pubblicato il 16 Febbraio 2023
Ambiente, Cultura, Materiali, Scritti, Temi, Materiali

Che le sorti della vita sulla Terra abbiano a che fare con l’esistenza di soglie e di confini – questo ormai ci è noto. Sappiamo anche quali planetary boundaries abbiamo già violato e quali altri dobbiamo aver presenti al fine di evitare nuove catene di catastrofi. E certo, sul piano ideale, ‘misura’ e ‘limite’ sono parole chiave di un modo di stare al mondo più umano e più civile, infine conciliato con il pianeta dal quale siamo nati. Ma veramente, sembra che ci sia di più.

A guardar bene la vita finisce sempre per essere giocata ai bordi, ai confini. Non importa se siano i bordi del mare, i confini del cuore e delle menti, della conoscenza, delle culture, i bordi delle rocce… Perché è precisamente sui ‘bordi’ che gli esseri viventi tessono e negoziano le loro entrate e uscite dai contesti nei quali abitano. È sui bordi che apprendono a costruire i propri cambiamenti di forma, le proprie relazioni, i propri adattamenti, gli scambi più significativi1.

Dunque un nesso più intimo, più costitutivo. Che d’altra parte si capisce: nessuna vita può pensarsi che non abbia forma, e nessuna forma può pensarsi che non abbia bordi, limiti, confini. Ma è pur vero che la vita finisce sempre per eccedere le forme in cui si dà, e dunque, a proposito dei confini, c’è sempre il problema che non diventino prigioni.

Probabilmente, la zona incerta che sta tra la terra e il mare, a volte l’una a volte l’altro, ha visto partite evolutive non meno che cruciali. Di essa parla la poesia di Simone Furzi, e da quel luogo, che è un limite variabile, invita a imparare.

Le lunghe dita del mare
di Simone Furzi

Il vento fende la sabbia
e lascia graffi grigi
che risplendono argentei
alla luce del sole.

Tutto intorno vige il silenzio
di un’orchestra in placida attesa.

Un pescatore caritatevole
rigetta in acqua un avannotto,
contrito di avergli nociuto.

Le onde portano sulla spuma
doni alla battigia.

Dialogano con la terra
nel loro avanzare e ritrarsi,
scambiano parole col fiato rotto
dalla fatica e con l’entusiasmo
di un lavoro certosino e perenne.

Il mare ospita sulle sue lunghe dita
come gemme gli astri del cielo,
mentre sul suo palmo riposa
la quiete dei vespri.

Pare vi sia molto da apprendere
da questo luogo, dove
l’armonia e la pace ricoverano
in fuga dal furore
e dalla follia del mondo.

Nota

1 José Maria Fibla Foix, Arte y tecnociencia: de la realidad a los museos en el siglo XXI, in M. Novo, Ciencia, arte y medio ambiente, Edición Mundi-Prensa, Madrid, 2022.

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2 commenti a “Le lunghe dita del mare”

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