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Ogni nuova alba
è malinconia di tramonto.

La giusta misura
è l’infinito del respiro

che è più grande
della più smisurata
grandezza.

Il dilemma dell’Umanità è questo: andare avanti con l’ONU e con la pace, o tornare indietro senza l’ONU e con la guerra?

Sembra che alcune cosiddette potenze – che sono potenze perché hanno ingenti armi di distruzione di massa – abbiano scelto di distruggere l’ONU per fare la guerra. Una guerra che abolisca ogni morale, ogni regola, ogni diritto. Chi è più forte vince e fa quello che vuole. Un bel modo di concepire la libertà, dicono gli idealisti di questo campo. Un modo di abolirla per sempre, dicono gli esseri umani che sono sopravvissuti a questa ondata di entusiasmo creativo dei tiranni.

Le Nazioni Unite, nate in un momento di entusiasmo per la pace, dopo la Seconda guerra mondiale, avevano, nel 1948, approvato la dichiarazione universale dei diritti umani e sembravano volere e poter dare un senso, così, alla storia umana. Vedere della storia umana il lato del senso. Ma a causa della contraddizione che inerisce al parlare, alla parola, nella storia umana c’è anche il non senso che alcuni personaggi del potere si occupano di rappresentare in ogni momento presente. L’inferno non lo ha creato Dio, come ha immaginato Dante per pietà verso la specie umana, ma gli esseri umani stessi. D’altro lato, nell’inferno dantesco questo è dimostrato anche dalla poesia stessa che lo descrive. Sono gli stessi peccati a disegnare la forma dei tormenti che li puniscono. Dunque l’inferno appartiene al mondo stesso degli esseri umani, è scavato da essi sotto i propri piedi, rappresentato dalle immagini dei loro – dei nostri – mezzi di comunicazione in ogni epoca, in ogni momento del loro tempo, dei loro tempi.

Ci sarà scampo da questo oltre la morte? Certamente coloro che creano le condizioni di questi tormenti pensano di sì. Come forse pensano di sì coloro che si sforzano di dare un senso alla storia umana, lo cercano senza stancarsene. Perché la realtà del male non sopprime e non sopprimerà mai quella del bene, la tirannide non spegnerà mai nell’animo umano il desiderio della libertà, della felicità, della giustizia, della verità e della bellezza. Nessuna grande potenza, per potente che sia, riuscirà a spegnere la forma della natura umana fin quando nascerà un essere umano. Il negativo non potrà mai sopprimere il positivo perché senza la positività la negazione non esiste. La patologica voluttà del negare è sostenuta o, meglio, sopportata dalla positività. Il buio è il cammino della luce. Non può non esserlo, in nessun universo umano possibile.

Nessuno Stato o Unione di Stati progredisce senza il progresso dell’Umanità verso la giustizia e la verità di ogni essere umano. E la felicità degli esseri umani nella loro individualità e nel loro insieme è impossibile senza l’armonia tra l’Umanità e il mondo della vita al quale appartiene.

La forza di un individuo, di un popolo o di uno o più Stati non può essere più un criterio con il quale fondare il diritto: occorre ricorrere alla parola, che contiene l’intelligenza della vita, la misura del respiro, per stabilire le regole della legge, del diritto degli individui e dei popoli.

Capitalismo
è il culto dello smisurato

non la giusta misura
del respiro.

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