Interventi

Foto di Norma Mortenson da Pexels

Le lotte dei Riders italiani iniziano a Torino e Milano nell’autunno del 2016 sull’esempio delle lotte londinesi. Riescono a conquistare spazio mediatico. Lunedì 2 Luglio 2018 il Ministro del Lavoro Di Maio convoca la trattativa tra le parti. Le trattative continuano senza risultati finché lo stesso Di Maio fa approvare un emendamento del governo nella legge salva imprese è il 23/10/2019. La legge prevede un doppio regime tra continuativi e occasionali. Istituisce minimi importanti quali la previsione di una paga non legata al cottimo e le coperture Inail e Inps. Rinvia la definizione della tutela alla contrattazione con i sindacati comparativamente più rappresentativi. Prevede una clausola di salvaguardia: l’accordo va raggiunto entro la fine del 2019 altrimenti si applica il Contratto collettivo della logistica-trasporto merci-spedizioni. Le trattative non decollano finché il 16/09/2019 viene annunciato l’accordo tra AssoDelivery – associazione che raggruppa le aziende di consegna tramite piattaforma nata in concorrenza con le associazioni della logistica e del commercio – e l’Ugl. Questo accordo che tra l’altro reintroduce il cottimo non è altro che l’accoglimento dei trattamenti minimi già previsti dalle imprese più i trattamenti Inps e Inail previsti dalla legge citata. Il contratto viene denunciato dal Ministero del lavoro che convoca la trattativa tra le parti.

Qual è lo stato della trattativa?

Sembra registrarsi una volontà di riconoscerci come interlocutori. Questo sta avvenendo con la discussione di due protocolli congiunti: uno sul Covid19, l’altro sul contrasto al caporalato, simile a quello già operante a Milano. Ma non c’è, al momento, nessuna apertura sulla sostanza del loro modello organizzativo: oggi i lavoratori sono inquadrati come partite Iva oppure come collaborazioni occasionali e sempre come autonomi. Noi stiamo individuando come obiettivi parziali; il superamento del cottimo – peraltro previsto dalla legge – e la richiesta di individuare un minimo di orario garantito a tutti. Il segnale più negativo, a mio parere, sta nella loro volontà di continuare a ritenere valido il contratto con UGL, nonostante il parere contrario del Ministero.

La circolare del ministero che contesta la validità di quel contratto contiene anche il richiamo alla possibilità di vertenze legali. Io, purtroppo, quando ero ancora segretario della Filcams ho fatto moltissime vertenze sui contratti pirata. Ovviamente le vincevamo quasi tutte. Ma, dimenticando il quasi, il problema consisteva nei tempi lunghi e nella necessità di procedere da vertenze dei singoli lavoratori. Inoltre il Jobs Act sancisce la possibilità di peggiorare le condizioni stabilite dal diritto del lavoro tramite trattative contrattuali. La cosiddetta deroga “in pejus” giustamente denunciata dalla Cgil a suo tempo.

Da un punto di vista legale hai ragione. Infatti la parte più forte è quella che fa riferimento al plurale di OO.SS. comparativamente più rappresentative. Il problema in questo caso nasce dalla difficoltà di individuare una fonte adeguata alle operazioni di delimitazione del perimetro di misurazione che identifichi le aziende e i lavoratori interessati. Per questo la Cgil è impegnata, da tempo, a sostenere una legge sulla rappresentatività sindacale. Il sistema italiano si è basato finora sul mutuo riconoscimento, senza il ricorso a strumenti come l’erga omnes. Oggi la situazione sta diventando insostenibile. I ritardi erano dovuti anche alle diverse valutazioni di Cisl e Uil su questa materia. Adesso si sta generando una positiva convergenza di interessi. Ma il problema è giustamente collocato sul tavolo di trattativa con il governo. Comunque la circolare ministeriale è un punto fermo positivo.

In realtà c’è stata un’altra novità positiva: la scelta di una delle aziende – Just Eat – di uscire da quel contratto annunciando l’intenzione dall’anno prossimo di assumere i fattorini, od almeno molti di loro, come lavoratori dipendenti.

È vero. Questo ha spiazzato le altre piattaforme. Anche perché la competizione tra loro è molto forte e l’unico elemento comune era il modello completamente basato sull’autonomia. Non a caso altre aziende che hanno un business di consegne simile, penso a Dhl, confluiscono in organizzazioni datoriali diverse e i loro lavoratori sono inquadrati nel nuovo contratto della logistica, che contiene una parte specificatamente riferita a questa tipologia di lavoratori. Abbiamo avuto proprio in questi giorni un primo importante incontro con Just Eat. Credo che la motivazione principale del loro cambio di rotta sia costituita da una modifica del modello organizzativo disposta dalla proprietà olandese. Il modello che ci hanno illustrato prevede di assumere, in un percorso a tappe, i rider come lavoratori subordinati e un modello organizzativo che può variare tra piccole e grandi città. Uno dei punti su cui sembra stiano discutendo al loro interno riguarda il contratto di riferimento dei lavoratori assunti. Su questo aspetto, su cui l’azienda sta ancora facendo riflessioni e su cui sarà aperta una interlocuzione con le organizzazioni sindacali, l’azienda ha rimarcato la necessità che le scelte debbano essere sostenibili finanziariamente e rispondenti della grande flessibilità richiesta da questo tipo di business. Tieni presente che il contratto applicato ai loro dipendenti a tempo pieno è quello del terziario di Confcommercio.

Quella che mi stai prospettando è una situazione simile a quella che ha portato alla proliferazione contrattuale in Italia, con contratti diversi per lavoratori che fanno di fatto lo stesso lavoro. Il fatto che consegnino merce o cibo o invece portino una persona da un punto a un altro, non mi sembra un motivo sufficiente ad avere paghe ed inquadramenti molto differenziati.

Il rischio esiste. Non a caso il giudice di Palermo riconoscendo il diritto del lavoratore di Glovo ad essere assunto lo ha inquadrato nel contratto del commercio. Motivazione: era il contratto dei dipendenti dell’azienda con contratto a tempo indeterminato. Il terreno è reso molto scivoloso dal fatto che queste aziende sono fuori dalle organizzazioni tradizionali delle imprese di servizio. Non solo queste ultime hanno subito processi di frammentazione e di diaspora al loro interno. Vedi Confcommercio. Vi è il problema più generale delle forti trasformazioni in atto nel commercio e nei servizi. Pensa che molte aziende sia del commercio che della ristorazione fanno le consegne con i propri dipendenti regolarmente assunti. Ma il nostro problema principale è riuscire a trovare una risposta positiva, per quanto parziale, alle istanze di questi lavoratori.

Con il Covid la tendenza di cui tu parlavi (fare le consegne con i propri dipendenti) si è molto diffusa. Questa potrebbe essere una delle motivazioni di Just Eat. Visto che già prima puntava molto sull’intermediazione tra il ristorante e il cliente a prescindere dalle modalità di consegna. E anche l’attenzione maggiore alla sicurezza potrebbe giocare la sua parte. Ma parliamo adesso di numeri. Quanti sono i lavoratori di cui parliamo? Quali sono le loro paghe attuali? Come sta andando la sindacalizzazione e le lotte?

I dati sul numero di lavoratori sono molto incerti. Le aziende parlano di circa 30.000 lavoratori. Questo numero è quello di chi si è registrato sulla loro applicazione, a prescindere dal fatto che abbia o meno effettivamente lavorato. Alcune ricerche parlano di 20.000 lavoratori impegnati. Occorre poi distinguere tra chi considera questa occupazione il proprio lavoro, il proprio sostegno di vita, e chi lo fa nelle more di altri impegni principali, soprattutto di studio. Fino a poco tempo fa le aziende sostenevano che questi ultimi erano la maggioranza. Ora ammettono che non è più così, anche a causa del numero crescente di lavoratori stranieri. Ed è, a mio parere, evidente una differenza nella composizione tra le grandi città e le altre.

Parlare di paghe in questo settore non è semplicissimo. La maggior parte delle società ha paghe medie fra i 5 e gli 8 euro orari, Just Eat è già oggi la società con paghe più alte intorno ai 9/10 euro medi. Paradossalmente l’accordo UGL, per quello che è possibile capire ora, ha accentuato le differenze. Pare che in alcuni casi le paghe siano diminuite costringendo le aziende a correggere le modalità di calcolo.

Le lotte sono molto cresciute. Gli scioperi dopo la richiesta di sottoscrivere una lettera con il riconoscimento del contratto con l’UGL, sono andati bene. Arrivando in qualche caso ad una vera interruzione del servizio con la sospensione della presentazione al turno previsto dall’app. Molto visibili le manifestazioni nelle grandi città. Noi stiamo registrando un incremento sia dei lavoratori iscritti che di quelli che ci danno mandato per la trattativa. Stiamo provando a eleggere gli RLS (rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza previsti dalla legge 626/94 e dal successivo decreto legislativo 81/08). In qualche caso abbiamo nominato dei rappresentanti sindacali aziendali. Ovviamente vi sono differenze tra le città. Abbiamo fatto sindacalmente un buon proselitismo nelle principali città tra cui citerei in primis Firenze, Napoli, Palermo, ma le nostre strutture, con un lavoro integrato fra le categorie e la confederazione, sono protagoniste nel dibattito e riferimento dei lavoratori in tutte le città capoluogo e non solo. Naturalmente permane un seguito notevole delle Union autonome. Con cui comunque abbiamo un rapporto positivo.

Per concludere vista la fase tutt’altro che conclusiva delle trattative ti chiederei di fare una nuova intervista tra un paio di mesi o quando si registrino novità rilevanti, e colgo l’occasione per pubblicizzare l’iniziativa:

Non solo rider. Le antiche/nuove forme di sfruttamento di chi lavora per e con le piattaforme digitali” che si terrà il 14 gennaio 2021 dalle ore 10:00 alle ore 13:30 in diretta streaming su Collettiva.it.”. Organizzata dalla CGIL nazionale con il CRS ed il ForumDD che ti vede protagonista insieme al Prof. A. Casilli.

Qui il PDF

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