Prende avvio il 29 settembre e termina il 1° ottobre 2026 la “People vs. Palantir Global Week of Action”, una mobilitazione coordinata che coinvolgerà Europa, Nord America, Sud America e Australia. L’iniziativa è guidata dal movimento BDS, da Amnesty International e dal sindacato americano National Nurses United che coinvolge ben 225.000 infermieri.

Poche richieste nette ed esplicite: terminare i contratti con Palantir e disinvestire da quella che viene definita una delle più pericolose aziende di sorveglianza con IA al mondo, colpevole di costruire strumenti basati sull’IA per la raccolta dati su larga scala e la sorveglianza di massa. Palantir è descritta come la spina dorsale digitale dell’ICE e complice del genocidio assistito dall’IA a Gaza.

Un particolare coinvolgimento riguarda il Regno Unito, dove il contratto di Palantir con il National Health Service (NHS) contiene una clausola di interruzione che il Governo può attivare a febbraio 2027. La decisione è attesa entro dicembre 2026, ed è in corso una petizione per chiederne la cancellazione. Il 1° ottobre, in oltre 20 città inglesi, operatori sanitari e attivisti manifesteranno con lo slogan “No Palantir in our NHS”.

Negli Stati Uniti, la NNU ha già organizzato una giornata nazionale di azione il 27 agosto scorso, con proteste in otto città. A Portland, gli infermieri hanno deposto 50 paia di scarpe per bambini in strada, per rappresentare i 500 minori detenuti nei centri per immigrati dall’inizio del secondo mandato di Trump.

La Global Week Action non è una semplice protesta “contro un’azienda”. È la prima mobilitazione internazionale coordinata contro un modello di potere che usa l’intelligenza artificiale per sorvegliare, controllare e punire, edin tal modo fare profitto. Come recita il toolkit della campagna, il business di Palantir è globale e così deve essere la nostra resistenza.

Palantir: anatomia di un’azienda

Fondata nel 2003 da Peter Thiel, Joe Lonsdale, Stephen Cohen e Alex Karp, Palantir nasce dalle ceneri del software antifrode di PayPal e con il contributo di In-Q-Tel, il fondo di venture capital della CIA. Il nome deriva dai palantíri, le “pietre veggenti” del Signore degli Anelli: sfere che permettono di vedere lontano, ma che possono anche ingannare, mostrando ciò che si desidera vedere. Un’ambiguità tra il vedere e il voler vedere che è l’essenza stessa di Palantir.

Le figure chiave

Peter Thiel, venture capitalist con posture libertarie reazionarie, è l’ideologo dell’azienda. Thiel non nasconde le sue posizioni. Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili è la sintesi del suo pensiero. In un’intervista del 2025 al New York Times ripete affermazioni quali lo slogan dell’Anticristo è pace e sicurezza, ma in un mondo in cui la posta in gioco è assoluta, quello slogan diventa il più pericoloso. Parole che risuonano sinistre, se solo si considera che Palantir vende proprio una “sicurezza” ottenuta attraverso la sorveglianza di massa. Il suo lamento che volevamo auto volanti, invece abbiamo avuto 140 caratteri rivela il disprezzo per gran parte della Silicon Valley (di cui fa parte) e la scelta di campo verso tecnologie hard e tecnocratiche, quella militare in primis. Infine, in apparente contraddizione con i 140 caratteri, la sua visione apocalittica: penso che in questa scienza e tecnologia scatenate ci sia molto che sta spingendo verso qualcosa come l’Armageddon. Armageddon da impedire, evitando al contempo l’avvento di un Anticristo, individuato in chi vuol frenare gli sviluppi della tecnologia, come Greta Thunberg per le sue posizioni ambientali. Un’espansione tecnologica illimitata e, al tempo stesso, saldamente governata: una contraddizione in termini che solo un’élite tecnocratica, e nessuno meglio di Thiel stesso, può pretendere di risolvere.

Alex Karp, il CEO “filosofo”, è la faccia pubblica. La sua retorica bellicista è esplicita: Palantir è qui per supportare e rendere le istituzioni con cui collaboriamo le migliori al mondo e, quando è necessario, spaventare i nemici e occasionalmente ucciderli. Karp ha studiato filosofia a Stanford e in Germania, con Habermas, che però respinse la sua tesi di dottorato.

Cresciuto in una famiglia di sinistra, e inizialmente esso stesso dichiaratosi progressista, evolve la sua visione radicalmente, esplicitandola in un manifesto in 22 punti, pubblicato nell’aprile 2026, su X. Sintesi del libro The Technological Republic da lui scritto con Nicholas Zamiska. Un elenco definito tecnofascista e tecnofeudale.

Il manifesto di Palantir

Karp sostiene che la Silicon Valley ha un debito morale verso gli Stati Uniti (punto 1), dichiarando al contempo che le armi IA sono inevitabili (punto 5) e che la deterrenza d’ora in poi sarà basata su esse (punto 12). Successivamente l’affondo. Al punto 13 afferma che nessun altro paese nella storia del mondo ha avanzato i valori progressisti più di questo e segue sostenendo che il potere americano ha reso possibile una pace straordinariamente lunga (punto 14), per arrivare all’esplicito punto 21: “Alcune culture hanno prodotto avanzamenti vitali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ora uguali. Critica e giudizi di valore sono proibiti. Eppure, questo nuovo dogma sorvola sul fatto che certe culture e sottoculture hanno prodotto meraviglie. Altre si sono dimostrate mediocri, e peggio, regressive e dannose”.

Una gerarchia civilizzatrice che ha fatto parlare apertamente di suprematismo bianco. Il BDS Toolkit lo definisce un manifesto razzista e tecnofascista in 22 punti. Tra i punti più inquietanti troviamo l’auspicio della fine della neutralizzazione della Germania e del Giappone, cosa che peraltro appare in corso.

La mission di Palantir

Palantir non vende software. Vende potere. E contemporaneamente, nel venderlo, lo acquisisce. Non si limita a fornire strumenti a un governo, ne diventa l’infrastruttura essenziale e, attraverso di essa, si mette in grado di esercitare un potere non più democraticamente controllabile. Palantir si installa dentro le istituzioni, ne diventa il sistema nervoso e da lì orienta le decisioni. La filosofia dell’azienda è che la tecnologia governa e decide, e la politica si limita a comunicare. Il decisore reale diventa l’algoritmo e, in ultima analisi, chi lo controlla.

Come funziona concretamente il sistema? Il primo passaggio è la costruzione del significato: Palantir trasforma i dati grezzi in entità e relazioni, ricavandone una semantica. Su questa base, ne produce il significato d’insieme all’interno di un’ontologia, il modello operativo che collega la semantica alle azioni successive. La figura 1 mostra questa catena operativa.

Figura 1 – La catena semantica di Palantir: dai dati grezzi alle decisioni operative

I dati grezzi (record, testi, immagini, transazioni e altro ancora) vengono trasformati in entità (persone, organizzazioni, luoghi, eventi, oggetti) e collegate attraverso relazioni (chi conosce chi, chi è dove, chi ha cosa, chi fa cosa). Da questa rete di significati emergono azioni e decisioni: identificare, localizzare, prevedere, colpire, deportare. L’ontologia non è un archivio: è il motore che trasforma l’informazione in potere operativo. È qui che Palantir smette di essere un fornitore di software e diventa l’infrastruttura stessa della decisione.

Palantir costruisce un sistema di raccolta dati che è onnivoro: ogni forma di informazione, da qualsiasi fonte, può essere acquisita, integrata e trasformata in intelligence operativa. Non c’è materiale che possa esser rigettato. Nella seguente figura 2 sono mostrate, non esaustivamente, le macro-categorie di fonti che alimentano questo sistema.

Figura 2 – Il livello di raccolta dati di Palantir e il suo flusso verso le applicazioni

Le macro-categorie di fonti (Dati Sanitari, Social & Telefonici, Open Source Intelligence – OSINT, Non-Open, Documenti Sparsi non classificati, Movimenti Bancari & Finanziari…) confluiscono nel livello di connettori e integrazione, che comprende framework proprietari come Magritte e connettori pre-costruiti come CData. I dati vengono poi strutturati attraverso l’ontologia, il modello che ne costruisce il significato, mappando le informazioni grezze come entità di cui è individuata la semantica e le relazioni del mondo reale. Da questa, l’AIP (Artificial Intelligence Platform) abilita l’analisi automatizzata e le decisioni basate sull’IA. Il flusso si completa nelle applicazioni finali: Gotham per intelligence e difesa, Foundry per operazioni aziendali e governative, e le applicazioni sanitarie (come la Federated Data Platform del NHS o HHS Protect). È impossibile non notare la pervasività del sistema: ogni forma di dato, dalla cartella clinica alla transazione bancaria, dal post sui social al documento scansionato e magari finito nel “cestino”, può essere acquisita, integrata e trasformata in intelligence operativa.

Dai dati agli effetti

La capacità di Palantir di correlare i dati più disparati, ricostruendone la semantica e costruendone l’ontologia, produce effetti concreti nelle azioni che ne conseguono. Effetti che gli eventi in corso mostrano in tutta la loro devastazione: guerre, precrimine, deportazioni.

Guerra

A Gaza il software Lavender ha identificato decine di migliaia di bersagli mentre “Where’s Daddy?” è stato usato per tracciare i movimenti e ordinare le azioni di uccisione. Palantir smentisce un suo collegamento diretto con i software e tuttavia fornisce l’infrastruttura di controllo ed attacco, il Maven Smart System. Utilizzata sia dall’esercito israeliano che da quello statunitense, la piattaforma è il motore per l’integrazione di molteplici fonti di intelligence, trasformando l’identificazione degli obiettivi in un processo semi-automatico. Palantir ha riconosciuto di aver fornito supporto alle operazioni dell’esercito israeliano sin dall’ottobre 2023.

Nel gennaio 2026 la cattura extralegale di Maduro è stata abilitata da Palantir utilizzando la IA Claude di Anthropic. Il mese successivo la piattaforma Maven ha contribuito a generare migliaia di obiettivi nelle prime 24 ore della guerra congiunta israelo-statunitense contro l’Iran. Tra gli obiettivi è stata colpita una scuola elementare, provocando la morte di 158 persone, in maggioranza bambine. Al riguardo una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha recentemente concluso che gli Stati Uniti potrebbero aver commesso un crimine di guerra.

Precrimine

Se quanto accaduto a Gaza, in Venezuela e in Iran mostra il volto della guerra di Palantir, il volto meno visibile, ma altrettanto pervasivo, riguarda la sicurezza interna. Abilitando sorveglianza di massa e securitizzazione nelle società occidentali, Palantir impone la sua impostazione ideologica, trasformando la sicurezza e la paura in infrastrutture di governo. Siamo alla polizia predittiva. Sebbene l‘AI Act europeo vieti i sistemi che valutano il rischio di reato basandosi unicamente su profilazione o tratti della personalità, la realtà operativa procede in direzione opposta. Esempi in tal senso riguardano la Francia, dove Palantir è stata utilizzata dal 2016 per la lotta al terrorismo (a giugno 2026, il Primo Ministro ne ha annunciato la sostituzione con una azienda francese). In Germania, la polizia usa Palantir in tre Länder – Assia, Baviera e Nord Reno-Westfalia (nel febbraio 2023 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali le basi giuridiche in Assia). In Spagna, il Ministero della Difesa ha acquistato Gotham nel 2023. Il contratto è ancora operativo, ma è attiva una richiesta governativa per evitare nuovi contratti con l’azienda. Nel Regno Unito, almeno sei forze di polizia hanno contratti Palantir. Il sistema Nectar crea una “visione unificata” di dati su razza, religione, vita sessuale, opinioni politiche e credenze filosofiche (a Londra un contratto in tal senso è stato bloccato dal sindaco Kahn).

Deportazioni

Le violente azioni contro gli immigrati in corso negli Stati Uniti sono un ulteriore tassello delle modalità di intervento di Palantir. Dalla seconda elezione di Trump l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) si è configurata come una formazione paramilitare fascista devota alla deportazione di massa, con azioni arrivate finanche a omicidi. Lo strumento utilizzato dall’ICE si chiama ELITE (acronimo che sta per Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement). Nel software, sviluppato appositamente da Palantir, gli obiettivi di deportazione popolano una mappa, e sono accessoriati con un “punteggio di confidenza”. La piattaforma trasforma il contrasto all’immigrazione (legale e illegale) in un’esperienza “gamificata”, simile a un Pokémon Go per la caccia agli immigrati, anche con operazioni di riconoscimento facciale. Una delle chiavi più preoccupanti consiste nell’accesso a dati sanitari, dati che ICE non avrebbe dovuto avere. ELITE è parte di un più ampio ecosistema, chiamato ImmigrationOS, all’interno del quale la piattaforma FALCON (basato su Gotham) fornisce capacità di ricerca di singole persone per nome, targa auto o localizzazione GPS, e viene consentito l’accesso a database federali e privati.

Questa integrazione di dati sanitari, finanziari e di sorveglianza in un’unica piattaforma rappresenta in tutta evidenza un ecosistema di sorveglianza di massa. Come sottolinea la Electronic Frontier Foundation, è evidente che l’infrastruttura costruita per monitorare, detenere ed espellere immigrati è un’arma che può essere facilmente adattata a giornalisti, oppositori, giudici, persone non gradite a qualsiasi titolo, capace di essere dispiegata contro chiunque non sia conforme agli imperativi del potere.

L’ingresso ha un basso costo, il successivo asservimento meno

Un esempio rappresentativo di come agisca il modello di business di Palantir è il caso inglese. Qui, a partire dal National Health Service (NHS), l’azienda inizia a operare a un costo irrisorio e simbolico, base da cui si espande progressivamente fino ad arrivare a creare una condizione di dipendenza vincolante. L’affido a Palantir della gestione dei dati COVID nel 2020 costò 1 sterlina, senza gara d’appalto. Il contratto fu esteso a 1 milione nel successivo dicembre e poi a 23,5 milioni di sterline per un accordo biennale. In totale, durante la pandemia, Palantir ottenne 60 milioni in contratti senza competizione. Nel novembre 2023, NHS assegnò a Palantir la Federated Data Platform un valore di 330 milioni in sette anni. Amnesty International ha definito il contratto come la più grande centralizzazione di dati sanitari nella storia del NHS. Nell’aprile 2026, un briefing trapelato rivelò che a Palantir era stato concesso accesso illimitato ai dati identificabili dei pazienti. Il contratto contiene una clausola di interruzione a partire dal febbraio 2027, della quale ora Amnesty richiede l’attivazione.

Successivamente all’ingresso in NHS, Palantir è entrata nei contratti con forze di polizia e poi ancora con il Ministero della Difesa britannico, il quale ha attivato senza gara d’appalto un contratto (per 240 milioni di sterline).

La sequenza del lock-in si evidenzia in maniera didascalica: 1 sterlina→ 1 milione → 23,5 milioni → 330 milioni → 240 milioni per la difesa. Come sintetizza Francesca Bria: “Entri in una crisi, offri una soluzione gratuita, diventi indispensabile. E uscire costa più di restare”.

La presenza di Palantir in Europa è il prodotto di una strategia di penetrazione sistematica, costruita su crisi sfruttate e offerte a basso costo che creano dipendenza. Il tutto, condito da porte girevoli e lobbying opaco. Il modello segue un copione collaudato. Approfitta delle crisi per offrire i suoi servizi gratuitamente o a costo simbolico, e poi consolida la sua posizione con contratti sempre più lucrativi. Ben oliate porte girevoli agevolano le sue operazioni. Palantir ha reclutato almeno 32 alti funzionari pubblici britannici, tra cui due ex ministri, un ex capo dell’MI6 e quattro membri della Camera dei Lord, avvantaggiandosi in tal modo di un totale di oltre 670 milioni in contratti governativi. Nel settembre 2026, l’ex vice leader laburista Tom Watson è stato assunto da Palantir. La Global Counsel fondata da Peter Mandelson, anche lui da sempre figura di spicco governativa, a partire dal 2018 ha fornito servizi di lobbying per Palantir, contribuendo al suo ingresso pervasivo nel NHS britannico.

Infine, l’espansione militare. Nel marzo 2025, la NATO ha firmato un contratto con Palantir per il Maven Smart System, vincolando per interoperabilità anche paesi come l’Italia. Palantir opera oggi in almeno sei eserciti europei e nella NATO.

Anche l’Italia è nella partita

Nel quadro generale l’Italia rappresenta un caso paradossale. Mentre da un lato il governo dichiara di voler perseguire una strategia di sovranità digitale, dall’altro consolida rapporti sempre più stretti con Palantir. Le vicende che hanno recentemente visto Guido Crosetto e Mykhailo Fedorov e precedentemente le azioni proposte e subite da Roberto Cingolani, già AD di Leonardo, offrono una chiave per leggere questa contraddizione. Di seguito vediamo in sequenza gli eventi.

Il contratto segreto con la Difesa

Il Ministero della Difesa italiano, guidato da Guido Crosetto, ha acquistato nel 2024 una licenza del software Gotham di Palantir al costo di 1 milione di euro. L’acquisto, a un costo relativamente basso, è stato effettuato attraverso una procedura negoziata e secretata.

Il Michelangelo Dome

Il 28 novembre 2025, Roberto Cingolani, allora AD di Leonardo, presenta, con enfasi, “Michelangelo – The Security Dome”. Si tratta del progetto di un sistema avanzato multidominio e multipiattaforma di difesa integrata, basato sull’IA, progettato per rispondere con tecnologie e sistemi proprietari a minacce di natura molteplice, come missili ipersonici e sciami di droni. Il progetto punta a un’autonomia strategica europea, ponendosi in diretta concorrenza con i sistemi americani.

La rimozione di Cingolani

Il 9 aprile 2026, Cingolani viene rimosso e sostituito con Lorenzo Mariani, manager orientato alla difesa tradizionale. Secondo diverse ricostruzioni, la decisione sarebbe maturata sotto la pressione di ambienti vicini all’amministrazione Trump, in particolare attraverso Alexander Alden, consigliere senior di Palantir. Alden avrebbe espresso perplessità sulla gestione di Cingolani, in particolare su quella che veniva percepita come una linea troppo orientata all’autonomia europea. Nella ricostruzione del Financial Times, Palantir avrebbe avvicinato Roberto Cingolani per vendere il proprio software al gruppo italiano. Cingolani, però, era interessato solo a valutare una possibile joint venture, e l’accordo non si concretizzò. Di qui le pressioni che portarono alla sua sostituzione. Nelle ricostruzioni appare evidente che a prevalere siano stati altri interessi, che vanno letti sull’asse che lega Palazzo Chigi alla Casa Bianca. La vicenda è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare, nella quale è chiesto di chiarire quali garanzie esistono a tutela dell’autonomia decisionale italiana nella governance delle partecipate strategiche dello Stato.

La nomina di Fedorov

Il 28 agosto 2026, Crosetto nomina l’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov come suo consigliere per l’innovazione della Difesa, a titolo gratuito. La nomina è resa immediatamente pubblica, forse a testimoniare anche pubblicamente l’avvenuto allineamento del ministero alle volontà USA. Fedorov, artefice della difesa tecnologica ucraina e dell’utilizzo massiccio dei droni allo scopo, agisce da tempo come collegamento tra il Governo ucraino e la Silicon Valley, e ha legami diretti e molto stretti con Palantir e Alex Karp.

Il conflitto di interessi

Il 1° settembre 2026 , a soli quattro giorni dalla nomina, Fedorov, che da ministro della Difesa ucraina aveva firmato con Palantir il progetto di guida per droni Brave1 Dataroom, annuncia la fondazione di una nuova società di tecnologie militari, il cui primo investitore chiave sarà Alex Karp, CEO di Palantir. È il totale scardinamento anche delle vecchie porte girevoli tra pubblico e privato, e vede l’Italia coinvolta. Come già evidente nell’America delle tecno-oligarchie, ogni confine tra azione pubblica e interessi privati diventa indistinguibile, rendendo le due cose un tutt’uno.

Contraddittoriamente, il contratto da 20 milioni di euro proposto da Palantir per un software basato sull’IA destinato alla Polizia non viene accettato dal Governo. Nessun accordo con Palantir senza prima indire una gara pubblica. Il contratto Gotham con la Difesa rimane in vigore, ma non è stato esteso ad altri settori. Una posizione di sospensione, non di chiusura: l’Italia non ha detto no, ma ha congelato l’espansione in attesa di definire le regole del gioco.

La segretezza e il rifiuto del controllo parlamentare

La scelta di secretare il contratto del 2024 non è un atto tecnico neutro. È una scelta precisa, nella quale viene sottratta al dibattito pubblico la scelta di campo strategico. L’elusione del controllo parlamentare è stata esplicita. Quando il deputato Andrea Casu (PD) ha presentato un’interpellanza sottoscritta da 50 deputati per chiedere se esistessero contratti tra amministrazioni pubbliche italiane e Palantir, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha comunicato che il Governo non poteva rispondere pubblicamente, indicando il Copasir come unica sede competente. Il Copasir, per sua natura, opera in seduta segreta, e le sue conclusioni non sono pubbliche. La scelta del Governo significa che la decisione di campo strategico dell’Italia non sarà mai discussa alla luce del sole.

Gli interessi dominanti: la scelta di campo

La rimozione di Cingolani segna la vittoria di una visione di integrazione subordinata con l’ecosistema tecno-militare statunitense, a discapito di un tentativo di autonomia europea. Il progetto Michelangelo Dome, puntava a un’autonomia strategica europea, rispetto alla quale hanno prevalso altri interessi, da leggere sull’asse che lega Palazzo Chigi alla Casa Bianca. Una chiara scelta di campo: l’Italia ha optato per l’integrazione subordinata nell’ecosistema bellico statunitense, dominato da Palantir e dalle Big Tech, rinunciando a un progetto di autonomia europea. Alla domanda sulle garanzie a tutela dell’autonomia decisionale italiana nella governance delle partecipate strategiche la risposta implicita è: nessuna. Una perdita di sovranità avvenuta in silenzio, fuori dal Parlamento e omessa ai cittadini.

Conclusione: opporsi a Palantir è opporsi al suo modello di società

La vicenda italiana, dal contratto Gotham secretato, alla rimozione di Cingolani fino alla nomina di Fedorov è la cartina di tornasole di una trasformazione sistemica: la sovranità democratica viene progressivamente sostituita da infrastrutture private di sorveglianza e decisione. Palantir non vende software. Vende potere, e nel venderlo lo acquisisce. La sua ascesa è il risultato di una strategia deliberata: approfittare delle crisi, offrire soluzioni a basso costo, diventare indispensabili e, infine, rendere impossibile l’uscita. Questo con il frequente supporto di classi dirigenti totalmente incapaci di dare risposte politiche alla crisi evidente che mostrano le società occidentali.

Tuttavia, in Europa ed anche negli Stati Uniti, la resistenza sta crescendo. La Global Week Action è la prima mobilitazione internazionale coordinata contro un modello in cui la guerra è un prodotto, la sorveglianza è un servizio e la cittadinanza è un dato. Le richieste sono chiare: terminare i contratti, disinvestire, dichiarare Palantir un partner inaccettabile. E non sono richieste astratte: sono realizzabili e, in alcuni casi almeno, la consapevolezza anche istituzionale sta aumentando.

La Svizzera ha respinto nove proposte in sette anni e non ha nessun cliente governativo. La Francia ha estromesso Palantir. In Germania la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’uso di Palantir. La Spagna ha inserito Palantir in una blacklist. Nel Regno Unito viene chiesto di attivare la clausola di rottura nel febbraio 2027. L’Italia ha visto il Gemelli disdire il suo contratto quasi in contemporanea con l’arrivo di Thiel a Roma. In Olanda il fondo pensione ABP ha dismesso 825 milioni di investimenti da Palantir.

La posta in gioco non è tecnica, ma politica. Palantir è l’avanguardia di un sistema autoritario e tecno-feudale in cui il cloud capital, dati, algoritmi, IA, hanno sostituito il capitale industriale, e i cittadini sono ridotti essi stessi a dati, obbligatoriamente conformi all’algoritmo. Combattere Palantir significa opporsi a un modello in cui la società democratica muore, diventando un cliente di infrastrutture private, la decisione pubblica viene sostituita dall’algoritmo, e la cittadinanza si riduce a sorveglianza.

Una chiamata all’azione triplice. Trasparenza: pubblicare tutti i contratti con Palantir e porre fine alle procedure secretate. Sovranità: investire in alternative europee. Mobilitazione: partecipare alla Global Week Action, firmare le petizioni, chiedere conto ai rappresentanti politici. Le mobilitazioni in corso in oltre 20 città inglesi e in tutta Europa ne sono la dimostrazione.

La domanda non è se Palantir controllerà i nostri dati. È se controllerà le nostre vite. Ed è, soprattutto, come organizzare una resistenza efficace.

Appendice.
Paesi che hanno adottato Palantir, scopo dichiarato e valore

PaeseIstituzione / AmbitoScopo dichiaratoValore (se noto)
Regno UnitoNHSMigliorare le decisioni cliniche e l’efficienza ospedaliera£330 milioni (7 anni)
Regno UnitoPolizia (Met Police, Nectar)IA per indagini su reati, condivisione dati tra forze£7,8 milioni (totale, almeno 6 forze); £50 milioni (Met, bloccato)
Regno UnitoMinistero della DifesaSupporto di decisioni operative strategiche, tattiche e in tempo reale£240,6 milioni (3 anni)
FranciaDGSI (intelligence interna)Rafforzare la lotta contro la minaccia terroristicaNon noto, stimato ~10 milioni
GermaniaPolizia (Baden-Württemberg)Fusione e analisi di grandi quantità di dati da fonti diverse per indagini di polizia~€25 milioni (5 anni)
SpagnaMinistero della DifesaSoluzione di fusione e analisi di intelligence per il Sistema di Intelligence delle Forze Armate€256.200 (2022) + €16,54 milioni (2023)
ItaliaMinistero della DifesaAnalisi di dati eterogenei per supportare processi decisionali in sicurezza e intelligence€1 milione (Gotham, 2024)
DanimarcaPolizia (POL-INTEL)Compilare, visualizzare e analizzare dati da diversi registri per supportare indagini160 milioni DKK (2016)
NorvegiaPolizia (Gotham)Integrare dati da database interni ed esterni per la piattaforma di sorveglianzaEUR 7,3 milioni (2016)
Paesi BassiGendarmeria Reale OlandeseSupporto alle operazioni di polizia militare€162.527 (3 mesi, licenze)
UcrainaForze ArmateSviluppo di soluzioni tecnologiche per rafforzare la sicurezza e la difesaNon noto (supporto iniziale gratuito)
Stati UnitiICE / CBPTracciamento, localizzazione e deportazione di immigrati irregolari$30 milioni (ImmigrationOS); $1 miliardo (accordo quadro DHS)
Stati UnitiDipartimento della Difesa / US ArmyAccorpamento di 75 contratti in un unico accordo quadro (Enterprise Agreement) per software e dati; supporto a prontezza operativa ed efficienzaFino a $10 miliardi (cap massimo, 10 anni)
IsraeleMinistero della DifesaSupporto a “missioni legate alla guerra” con tecnologia avanzata di analisi datiNon noto – stimato decine di milioni di dollari
NATOAllied Command Operations (ACO)Comando e controllo bellico abilitato dall’IA per analizzare intelligence e identificare obiettiviNon noto – stimato ~$400 milioni

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