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L’elaborazione partecipata del programma politico annunciata dal M5S

Come organizzare un processo partecipativo su larga scala? Quanta e quale tecnologia digitale utilizzare? Come coinvolgere l’intelligenza sociale in un effettivo patto partecipativo? Dall’analisi dell’esperienza realizzata dal M5S nel 2024 a una prima valutazione del metodo della nuova consultazione.

Le dichiarazioni di tutti gli attuali partiti di opposizione sembrano convergere sulla utilità e sull’opportunità di intraprendere al più presto un percorso di elaborazione del programma con cui avviarsi alla campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Diverse sono tuttavia le modalità che vengono evocate per lo svolgimento di questo percorso.

Ogni forza politica elaborerà il proprio programma e poi si confronterà con le altre per identificare un programma comune, oppure il percorso sarà unico per l’insieme dei partiti di opposizione? E saranno chiamati alla elaborazione del programma solo gli iscritti ai partiti o anche la più ampia platea dei loro possibili elettori? E come verrà promossa e organizzata la partecipazione dei cittadini e/o degli iscritti? Realizzando solo occasioni di confronto in presenza o facendo anche ricorso a strumenti digitali di partecipazione?

Negli ultimi giorni Giuseppe Conte ha annunciato che il Movimento Cinque Stelle ha aperto un percorso “per costruire insieme a cittadine e cittadini, il programma di governo dei prossimi anni”.

Una sintetica descrizione di questo percorso è contenuta nella pagina sul sito del M5S “NOVA Parola all’Italia”.

Il termine NOVA fa riferimento alla precedente esperienza di partecipazione politica che il Movimento Cinque Stelle ha realizzato nel 2024 avvalendosi in modo significativo di strumenti digitali e che ha rappresentato a oggi la più rilevante esperienza di questo tipo realizzata in Italia.

Rispetto alla precedente esperienza quella appena annunciata sembra prevedere un uso ridotto degli strumenti digitali per concentrarsi sugli incontri in presenza destinati a coinvolgere più in profondità un numero più limitato di cittadini.

In attesa di conoscere più dettagliatamente le modalità di svolgimento del nuovo percorso di partecipazione e convinti che l’utilizzo delle piattaforme digitali di partecipazione possa costituire un efficace potenziamento di più tradizionali processi partecipativi, pensiamo utile pubblicare uno studio accurato della precedente esperienza realizzata dal Movimento M5S che si conclude dando qualche primissimo elemento di valutazione del percorso appena annunciato.

Scelte metodologiche e tecnologie digitali nell’analisi di un processo partecipativo su larga scala

di Fiorella de Cindio e Ruggero Caravita

1. Una nuova consultazione

Giuseppe Conte lo ha detto ripetutamente, a partire da un post sui social del 25 novembre scorso, subito dopo le elezioni regionali in Campania, Puglia e Veneto: per costruire il programma del M5S per le Elezioni Politiche del 2027 intende avvalersi di una consultazione che parta dall’esperienza di NOVA che è stato «un percorso di partecipazione collettiva per decidere il futuro del Movimento», iniziato a fine agosto 2024 e terminato con l’Assemblea Costituente del 23-24 novembre. Sarà un ‘cantiere’, un «processo di apertura ai cittadini e alle istanze dal basso» che poi verrà portato da Conte «nel confronto con le altre forze politiche del campo progressista per dare al Paese un nuovo programma di Governo».

Il metodo da cui si intende partire è dunque quello utilizzato in Nova: «un nuovo modo di ascoltare e far partecipare le persone alle decisioni, di farle incidere nelle scelte pubbliche». Di questo ‘esperimento’ però si è parlato poco nonostante non ci siano stati molti casi di processi deliberativi con numeri di altrettanta rilevanza: in un’epoca di scarsa partecipazione alla vita politica dei partiti, sono stati raccolti online in meno di un mese oltre 23.000 contributi. Abbiamo quindi ritenuto utile ripercorrere quell’esperienza per identificare, anche sulla base di una personale esperienza di trent’anni di ricerca e sperimentazione sulle pratiche di partecipazione online, qualche ‘paletto’ che sarebbe utile tenere a mente per rispondere positivamente alle aspettative dei cittadini desiderosi di incidere nelle scelte pubbliche. Lo abbiamo fatto sulla base del materiale tuttora (gennaio 2026) disponibile sul sito di Nova1, di alcune analisi da noi condotte su tale materiale e di alcune conversazioni avute con persone coinvolte a vario titolo nel processo2.

Pur mantenendo il riferimento all’esperienza NOVA2024, il sito NOVA2026 da poco aperto per la nuova consultazione, apporta alcuni significativi cambiamenti metodologici che pensiamo siano più chiari alla luce di quanto fatto nella precedente esperienza, da cui quindi partiamo, rimandando alla conclusione del lavoro alcune prime considerazioni sulla nuova edizione.

2. L’organizzazione del processo partecipativo di NOVA

Il processo partecipativo è presentato dal Presidente Giuseppe Conte in un post sul sito del M5S del 20 agosto 2024. Ne riassumiamo prima brevemente l’iter per approfondire poi alcuni aspetti che riteniamo rilevanti, incluso il ruolo giocato dai vari attori coinvolti: le varie istanze del Movimento, i partecipanti, alcuni soggetti pubblici e privati della cui collaborazione il M5S ha scelto di avvalersi.

Il processo consta di 3 fasi, ma tra la prima e la seconda fase ci sono delle fasi intermedie che è utile evidenziare. Nel seguito ricorriamo il più possibile a citazioni dal sito e dai documenti pubblicati; corsivi e grassetti sono nostri.

1° fase (settembre 2024): raccolta di contributi da parte di iscritti e simpatizzanti invitati ad «indicare i bisogni, gli obiettivi strategici e i cambiamenti organizzativi che dal proprio punto di vista il M5S dovrebbe affrontare. In questa fase è richiesto a tutti di concentrarsi soprattutto su bisogni e obiettivi strategici, oltreché su specifiche proposte operative»3 (corsivo nostro). Si svolge online su un sito appositamente predisposto, dove vengono raccolti circa 8.003 contributi ‘di primo livello’ (che d’ora in poi chiamiamo contenuti, in conformità al termine che figurava sul form di inserimento), i quali ricevono complessivamente un po’ più di 15.000 commenti, per un totale di circa 23.000 contributi. Sono numeri importanti che indicano il grande patrimonio di partecipazione attiva e familiarità con gli strumenti digitali che la comunità del M5S eredita dalle sue origini.

Fase 1.1: Avventura Urbana (società attiva nei processi di partecipazione4 a cui il M5S si è affidato per l’organizzazione della prima e seconda fase del processo) procede alla identificazione di 20 Temi frutto di un processo di clusterizzazione dei contributi pervenuti sulla piattaforma nella prima fase; ogni tema è accompagnato da un testo redatto sulla base dei contributi raccolti online.

Fase 1.2: sulla piattaforma SkyVote5 questi 20 temi sono sottoposti alla sottoscrizione (votazione) da parte degli iscritti e di coloro che, non iscritti, hanno partecipato alla prima fase. Ciascuno può esprimere 12 preferenze per indicare quali temi ritiene prioritari in modo da selezionare i 12 Temi che saranno oggetto della fase 2. I risultati pubblicati certificano 153.985 preferenze espresse, tra iscritti (non si conosce il numero di quelli che hanno contribuito) e non iscritti (per i non iscritti viene fornita la percentuale di votanti: 199 su 554 aventi diritto, pari al 35,92%).

2° fase (ottobre 2024): è dedicata a un «“confronto deliberativo” (dal termine inglese “deliberative” che significa basato sulla discussione, diversamente dal termine italiano “deliberare” che significa decidere), che sarà caratterizzata da una discussione orientata dalla metodologia del “problem solving”, in modo da pervenire a soluzioni quanto più possibile condivise e orientate a soddisfare nella massima misura i bisogni manifestati».

Partecipano a questa fase 300 iscritti selezionati mediante estrazione6 divisi in 30 Tavoli. A questi si aggiungono 3 gruppi costituiti da 30 non iscritti, sempre estratti a sorte tra coloro che hanno partecipato alla prima fase, e ulteriori 3 gruppi di 10 giovani, ciascuno di età compresa tra i 14 e i 17 anni, estratti tra coloro che hanno risposto ad una call pubblica. In totale sono coinvolte 360 persone.

L’esito del confronto ai Tavoli è raccolto in 12 report curati da Avventura Urbana pubblicati online.

3° fase (novembre 2024): «È la fase finale, quella dell’assemblea vera e propria, che si svolgerà in modalità composita (partecipazione con presenza fisica oppure on-line) e vedrà la partecipazione di un panel di esperti, momenti di dibattito politico, l’illustrazione delle proposte e la loro votazione mediante consultazione in rete». L’evento in presenza si tiene a Roma il 23 e 24 novembre: lo slogan che lo accompagna è “NOVA – Partecipa, Innova, Decidi!”.

L’Assemblea degli iscritti è convocata, mediante lo strumento della consultazione in rete, dalle ore 10:00 del giorno 21 novembre 2024 alle ore 15:00 del giorno 24 novembre 2024. Le votazioni online avvengono su SkyVote. I risultati vengono diramati durante l’ultima sessione di NOVA e commentati dal vivo. Degli 88.933 aventi diritto (gli iscritti da almeno 6 mesi7), votano una percentuale tra il 51,53% e il 61,53%, ma, a norma di Statuto su richiesta del Garante, alcune votazioni – quelle di cui più si è parlato che riguardavano le proposte di modifica dello Statuto, incluse quelle sul ruolo di Presidente e di Garante – devono essere ripetute per raggiungere il quorum necessario. La votazione viene ripetuta a inizio dicembre (si vota dal 5 all’8 dicembre): la percentuale dei votanti raggiunge il 64,9% degli iscritti, mentre ciascuna domanda ottiene una diversa percentuale di SI e di NO.

3. Analisi critica

La descrizione delle tre fasi della consultazione della base del M5S culminato con l’Assemblea Costituente mostra l’impegno e la competenza con cui il processo è stato progettato e realizzato. Non è un caso che mentre avversari e commentatori politici non perdono occasione per criticare il Movimento e il suo leader, in questo caso non siano state sollevate critiche di rilievo. Per essere più precisi, le critiche si sono tutte incentrate sul momento dell’Assemblea in presenza, con le contestazioni, le attese, le dispute tra Conte e Grillo. Ma nulla di rilevante sul processo partecipativo. Nulla, neanche riguardo al metodo adottato e al merito delle proposte. Ed è passata sotto silenzio anche la rilevanza numerica dei contributi pervenuti nella 1° fase: come ricordato prima, in un periodo di scarsa partecipazione politica, raccogliere in meno di un mese oltre 23.000 contributi è un risultato che avrebbe meritato maggiore attenzione.

Proviamo a colmare questa lacuna, focalizzandoci su due aspetti: trasparenza e efficacia della partecipazione. Contiamo sul fatto che chi legge condivida lo spirito che ci ha ispirato: il Presidente Conte ha più volte ribadito che «È stata una esperienza che, per una forza politica, non ha precedenti», e pensiamo abbia ragione. Ma proprio il valore di questa iniziativa spinge ad evidenziare alcuni aspetti problematici e indicare quando diverse scelte tecnologiche e organizzative avrebbero potuto evitarli.

Per ragioni di spazio non possiamo illustrare tutti i concetti che utilizziamo qui nel seguito: facciamo quindi riferimento alla loro presentazione nel testo “Cittadinanza Digitale: Trasparenza e Partecipazione”8 curato dal primo autore insieme ad Andrea Trentini e disponibile gratuitamente online, che raccoglie quanto appreso in 30 anni di pratiche di partecipazione civica online.

4. Trasparenza

Rispetto alla trasparenza del processo, abbiamo già ricordato che la presentazione delle varie fasi e il materiale in esse prodotto è ancora visibile online: grande merito, per nulla scontato. Ma non è facile ricostruire alcuni passaggi di rilievo: speriamo che la ricostruzione che abbiamo fatto sia corretta.

Una piattaforma di partecipazione e deliberazione online come Decidim (adottata per il sito delle consultazioni del Governo Italiano proprio all’epoca del Governo Conte 1) include una efficace rappresentazione grafica e testuale delle fasi di un processo partecipativo accessibile da ogni pagina, proprio per permettere a chiunque (sia che lo abbia seguito dall’inizio, sia che cominci a farlo a cammino iniziato, o che lo voglia ricostruire a posteriori) di orientarsi sempre facilmente (si veda ad esempio la Figura 6.30 nel testo sopra citato). Ma ancora più importante è la trasparenza rispetto alle aspettative per chi partecipa. Ed è a questo aspetto cruciale che dedicheremo la nostra analisi qui sotto, in cui torniamo a discutere le varie fasi.

Rispetto alla trasparenza dei contenuti è assolutamente lodevole che nella fase 1 i contributi venissero pubblicati man mano che venivano inviati dai partecipanti, ma questa scelta, specie con numeri così alti, porta l’attenzione sempre sui primi contenuti inseriti, mentre i successivi diventano via via più inaccessibili e quindi ‘invisibili’.

Ma una piattaforma di partecipazione democratica oggi non può sottrarsi al vincolo di restituire a tutta la comunità l’insieme della conoscenza sociale o civica raccolta in formato aperto (open data). Proprio la ‘valanga’ di contributi pervenuti ne fa una base di conoscenza di straordinario valore che dovrebbe essere a disposizione di tutti i ricercatori interessati e non solo a chi ha gestito il processo. In assenza di dati in formato aperto, non resta che procedere con uno scraping (cf. §4.2.7, ibidem): è quanto abbiamo fatto, creando un data base (DB nel seguito) dei contributi. Come già detto, ci risultano circa 8.003 contributi di ‘primo livello’ (contenuti in conformità al termine che figurava sul form di inserimento) che ricevono complessivamente un po’ più di 15.000 commenti per un totale di circa 23.000 contributi (contenuti + commenti). Ma senza open data vengono a mancare alcuni significativi. Due esempi: primo, l’identità (anonimizzata) dei contributori, che permetterebbe di sapere quanti sono stati (i cosiddetti utenti unici), quanti hanno inviato più di un contributo, distinguendoli per genere, età, provenienza geografica (quando disponibile, in funzione del tipo di registrazione, diversa per iscritti e non iscritti); secondo, il timestamp dei contributi, per studiarne la distribuzione temporale.

Un’altra questione di trasparenza è sapere se sono stati pubblicati tutti i contributi inviati. Manca infatti un qualunque cenno ad un’eventuale moderazione di contenuti impropri da qualche punto di vista (più o meno offensivi o volgari, discriminatori, fuori tema) che possono essere ritenuti inevitabili. Una prima analisi fatta sul DB, segnala una cinquantina (su ottomila) contenuti potenzialmente da verificare; tuttavia oltre a una quindicina di messaggi con termini decisamente volgari o insultanti, in molti casi il linguaggio usato è più ‘borderline’, spregiativo ma non osceno (“schifezze”, “porcate”, “mangiatoie”). La stessa analisi fatta sui commenti ha indicato una frequenza ancora più bassa: 67 su oltre quindicimila. Si è quindi portati a ritenere che non ci sia stato alcun filtro da parte di chi gestiva la piattaforma di raccolta dei contributi (ma a chi era affidata la gestione? non siamo stati in grado di ritrovare questa informazione) perché messaggi impropri ci sono e sono stati pubblicati. Ma sarebbe importante saperlo con certezza, anche perché i numeri davvero bassi di messaggi impropri mostrano una comunità nel complesso (molto) più corretta ed educata di quanto normalmente non accada in rete.

5. Modalità di raccolta dei contenuti (1° fase)

Chi decideva di sottoporre il proprio contributo nella 1° fase della consultazione, doveva autenticarsi sulla piattaforma a ciò predisposta, secondo la diversa modalità prevista per gli iscritti al M5S (il proprio account) e non iscritti (una registrazione ad hoc). Dopo l’autenticazione, in entrambi i casi veniva proposta una pagina che chiedeva di scegliere, con un menù a tendina, se il contributo che si intendeva sottoporre rientrava:

  1. nei Filoni tematici: in questo caso veniva proposto un form suddiviso nei 13 filoni tematici che corrispondevano ai Comitati tematici allora in essere nel M5S; per ciascuno di questi era a disposizione uno spazio di testo libero di al massimo 400 caratteri; 3.214 contenuti (di primo livello, senza contare i commenti) rientrano in questo caso, il 40% del totale. A questi se ne aggiungono 98, l’ 1% del totale, che hanno solo il titolo e nessun campo compilato.
  2. in Organizzazione interna e strumenti: in questo caso veniva proposto un form diviso in due campi di testo (14. Organizzazione e strumenti dell’Associazione Movimento 5 Stelle; 15. Codice etico); rientrano in questo caso 3.465 contenuti, il 43% del totale.
  3. in Altro veniva proposto un form formato da un solo campo di testo: 1.226 contenuti rientrano in questo caso, pari al restante 15%.


Queste scelte di disegno dell’interfaccia utente, o più precisamente dell’interazione tra utenti e piattaforma, che possono apparire di buon senso a chi è abituato a gestire processi in presenza e ha poca familiarità con i comportamenti online, condizionano fortemente la partecipazione, come viene svelato dall’analisi dei dati.

Supponiamo io fossi una persona interessata a contribuire sul tema dell’ambiente. Avrei scelto l’opzione (a). Cosa facevo di tutti gli altri campi di testo? Prima ipotesi: li lasciavo vuoti e riempivo solo quello per cui avevo un’idea precisa in mente. Oppure, seconda ipotesi, potevo farmi prendere dalla comprensibile tentazione di dire qualcosa anche sulla cultura, sull’economia, sulla trasformazione digitale, e così via, con contributi pensati ’al volo’ e non meditati quanto quello che avevo in mente sull’ambiente. Questa è una scelta dicotomica (ovvero 50/50), legata a come è stato disegnata l’interazione fra utente e piattaforma, davanti a cui si è trovato chiunque abbia voluto contribuire.

La Figura mostra l’esito dell’analisi del numero di aree compilate fatta sul DB. Considera i 3.214 contenuti corrispondenti all’opzione (a) (quindi senza considerare le 98 submission con il solo titolo e tutti i campi vuoti) e conta quante aree sono state compilate per ciascuno: 1.441 hanno un solo campo riempito; 186 hanno due campi riempiti; e così via. Aggiungendo i campi riempiti nelle aree tematiche 14, 15 e 16 (opzioni b e c) in totale sono stati riempiti 22.037 campi, che può quindi essere considerato il numero totale di proposte sottoposte dai contributori (senza contare eventuali proposte contenute nei commenti).

Dalla Figura emergono i due pattern di comportamento sopra ipotizzati: il 45% dei contenuti sono destinati ad una singola area tematica; il resto vede compilate più aree tematiche, senza differenze di particolar rilievo tra il caso in cui ne sono riempite due, tre… o 13. Esistono dunque due popolazioni diverse e ben distinte, all’incirca della medesima rilevanza numerica intorno al 50%.

La scelta di disegno del menu a tendina e dei form porta a sovrapporre e quindi a confondere due comportamenti molto diversi: quello di chi intendeva dare un contributo mirato e quello di chi voleva dire la sua su molte/tutte le aree tematiche. Sono entrambi legittimi, ma confonderli è fuorviante, perché i contributi delle due popolazioni andrebbero valutati e pesati diversamente.

Percentuale dei contenuti (di primo livello) in funzione del numero di aree compilate


In alternativa si sarebbe potuto utilizzare un diverso approccio volto a incentivare la qualità dei contenuti – pochi, ma buoni, o meglio, di meno, ma migliori – mettendo a disposizione un text-box alla volta e invitando a ‘taggare’ (etichettare) il contributo con una o più aree tematiche pertinenti. In questo modo anche i commenti – che con la scelta fatta spesso sono necessariamente generici e confusi sull’insieme delle aree compilate – sarebbero stati mirati ad uno specifico contenuto e quindi molto più significativi. Ma si potrebbe, e forse si dovrebbe, anche considerare l’adozione di uno dei software di “idea gathering” sviluppati negli ultimi decenni, e già ampiamente sperimentati (si veda §7.3, ibidem) proprio per raccogliere da una comunità di partecipanti idee, suggerimenti, proposte. Nessuno di questi software è perfetto, ma tutti sono più adatti di un form online. Alcuni di questi includono funzionalità di deliberazione che potrebbero tornare utili per coprire anche la seconda fase, come accenneremo brevemente alla fine di questo articolo.

6. Clustering

Avventura Urbana ha clusterizzato i contributi pervenuti nella prima fase, cioè li ha aggregati per affinità tematica. Tutto quanto sappiamo dell’attività di clusterizzazione è in una frase presente in testa al documento “Sintesi dei contributi pervenuti sulla piattaforma”, linkato nella pagina con il titolo “Scegli i temi da discutere” pubblicata per lanciare la fase 1.2 di voto per l’identificazione dei Temi prioritari. La frase dice: «I seguenti Temi sono il frutto di una organizzazione dei contributi pervenuti nella prima fase su basi omogenee, attraverso un processo di clusterizzazione».

Nei processi in presenza, la clusterizzazione viene fatta da facilitatori che, in modo più o meno partecipato con i presenti, raccolgono in ‘nuvole’ tematiche i post-it scritti dai partecipanti. Si procede poi con successive aggregazioni (sempre opera dei facilitatori) per tenere conto di tutte le sessioni svolte in presenza. I post-it in questo caso sono rappresentati dai contributi immessi online, ma in nessun documento è detto se sono stati considerati solo i contenuti di primo livello o anche i commenti e con quale metodo è stata fatta la clusterizzazione: i numeri suggerirebbero l’utilizzo di qualche strumento automatico di Natural Language Processing, ma a quanto ci risulta si è proceduto arruolando un insieme di persone a cui è stato affidato il compito di esaminare i contributi e organizzarli in cluster . Una rilevante domanda metodologica, a cui non abbiamo risposta, è se si è tenuto conto della presenza delle due diverse popolazioni di cui abbiamo detto prima, per pesare diversamente i rispettivi contenuti.

Il risultato della clusterizzazione è stata l’identificazione di 20 Temi, elencati nel documento di sintesi sopra citato, ciascuno accompagnato da un testo redatto sulla base dei contributi stessi, che è stato anche pubblicato online in un box per illustrare ciascuno dei 20 Temi al voto9. Questi 20 Temi inevitabilmente si rifanno molto da vicino alle 16 (13+2+Altro) Aree tematiche indicate come titoli dei text-box dei form online di raccolta dei contributi. Guardiamo le differenze:

  • a volte sono diversità puramente lessicali (“Revisione della Carta dei Principi e dei Valori” invece di “Carta dei Principi e dei Valori”) o puntualizzazioni (“Più voce ai giovani e coinvolgimento attivo nel Movimento” invece di “Politiche giovanili”; “Codice etico” diventa “Revisione del Codice etico per candidature e alleanze”);
  • in alcuni casi c’è uno split di un Filone in due Temi: “Transizione ecologica e digitale” diventa “Transizione ecologica e patrimonio naturale per un’ecologia integrale” e “Transizione digitale e utilizzo responsabile della IA”; oppure “Economia, lavoro, imprese” diventa “Crescita economia inclusiva e lavoro dignitoso” e “Contrasto all’evasione fiscale e etica nell’impresa”). Uno split a volte dovuto al fatto che un filone tematico (ad esempio “Istruzione, università, cultura e informazione”) accorpava più temi che riemergono dai contributi, dando luogo a 3 Temi (“Informazione libera e sovvenzioni alla cultura”; “Riforma della scuola primaria e secondaria”; “Università e ricerca scientifica”);
  • un filone (“Enti locali”) viene soppresso: forse questa eliminazione è la novità più significativa;
  • mentre il fatto che emerga un Tema che era assente nei filoni, quello della Pace, non può essere considerato una sorpresa, visto che il M5S lo ha messo nel suo logo ed è elemento caratterizzante della sua proposta politica dallo scoppio della guerra in Ucraina.

Quindi i 23.000 contributi hanno in prima istanza portato alla rielaborazione delle 16 Aree tematiche in 20 Temi – con le differenze che abbiamo visto, e che non sembrano di grande rilievo – e fornito la base per la redazione di una sintesi che illustra ciascun Tema. Per fare un esempio: una cinquantina di contenuti (di primo livello, quindi senza considerare i commenti) inseriti nella prima fase in vari filoni tematici (soprattutto sanità e diritti civili), ponevano il tema del ‘fine vita’ (includendo questa stringa di caratteri nel testo10). Di questo resta, nel documento associato al Tema “Riforma del Sistema sanitario nazionale e tutela della persona” una frase molto generica: “Altri obiettivi sono […] tutelare i diritti della persona in materia di salute e fine vita”.

Una volta pubblicata online, questa sintesi guida gli aventi diritto alla votazione che seleziona tra i 20 Temi i 12 ritenuti prioritari, che passano quindi alla fase successiva.

7. Il confronto deliberativo (2° fase)

La prima fase online era sostanzialmente aperta a chiunque: a tutti gli iscritti, indipendentemente dalla data di iscrizione al M5S, e a chiunque dichiarasse di condividere i contenuti della Carta dei Principi e dei Valori di cui all’art.2 dello Statuto del M5S. Il rischio di questa modalità di partecipazione aperta è che si determini una autoselezione di una sorta di élite di persone interessate, spesso sbilanciata dal punto di vista dell’età, del livello di scolarizzazione, del genere e forse anche della provenienza geografica. Per ovviare a questa possibile distorsione e garantire di rappresentare più fedelmente il punto di vista di un campione rappresentativo della popolazione italiana, nonché per garantire uno scambio e un confronto diretto (quindi sincrono, diversamente dalla interazione asincrona della prima fase), la modalità prescelta per lo svolgimento della 2° fase è quella propria dei metodi di confronto deliberativo tra un campione selezionato di persone.

Sotto la guida scientifica del gruppo del prof. Isernia (Università di Siena) e con gli strumenti tecnologici della società Multicast, si è proceduto all’estrazione tra gli iscritti al M5S (salvo coloro che hanno scelto di essere esclusi dal sorteggio) di un campione che riflettesse la distribuzione della popolazione italiana di età eguale o superiore ai 16 anni. Con opportuni correttivi per rimpiazzare eventuali rifiuti e assenze11, si è infine arrivati ad avere 30 Tavoli – ciascuno di 10 partecipanti coadiuvati da un moderatore – che, diversamente da quanto accade usualmente, in questo caso non si sono riuniti in presenza12 ma online su piattaforma Zoom in 5 mezze giornate, nel corso di 3 weekend di ottobre.

Ai partecipanti è stata fornita una Guida alla discussione che illustra le caratteristiche della discussione deliberativa (1. discussione informata e trasparente; 2. confronto strutturato; 3. apprendimento reciproco; 4. soluzioni condivise; 5. trasparenza), e presenta i 12 Temi in discussione (emersi dalla votazione che ha concluso la fase 1) tramite un testo elaborato da Avventura Urbana con il contributo di esperti. Ogni Guida alla discussione formula delle Domande per orientare il confronto deliberativo ai tavoli. In 8 casi su 12 una nota spiega che i contributi informativi sul tema specifico presenti nella Guida sono tratti dai Quaderni degli attori inviati nella prima fase da soggetti collettivi, in genere articolazioni interne del M5S (come indicato sopra). Solo in 4 casi (aree tematiche 7, 8, 11, 1213) la nota precisa invece che «i dati e le informazioni di base per la discussione sono tratti dai contributi pervenuti durante la fase di ascolto». In generale, quindi, il punto di vista delle articolazioni interne del M5S prevale nell’orientare il lavoro dei Tavoli.

Ogni sessione tematica (cioè ogni sessione che affronta uno dei 12 Temi) è introdotta da una seduta plenaria con una relazione da parte di un esperto. I partecipanti si dividono quindi in ‘camere’ separate e discutono per circa un’ora e mezza guidati dal moderatore, che poi redige un report della discussione.

Chi scrive (primo autore) aveva chiesto – al M5S e ad Avventura Urbana – di poter partecipare come osservatore a uno dei Tavoli, così come fatto in occasione di un analogo processo deliberativo organizzato nel 2007 a Torino da Luigi Bobbio. Ma la richiesta non è stata recepita (dal M5S) né accolta (da Avventura Urbana). Resto quindi con la convinzione maturata allora e in successive occasioni, che sessioni di un’ora/un’ora e mezza per affrontare temi di grande complessità con interventi di 5/10 minuti a testa difficilmente riescono a raggiungere una posizione condivisa e a formulare proposte articolate. Certo appagano il desiderio di partecipazione di chi siede ai tavoli, perché può migliorare le proprie conoscenze anche su temi che magari non hai mai affrontato ed esprimere la propria opinione. Questa soddisfazione è confermata dall’esito di un sondaggio sottoposto ai partecipanti: su una scala da 0 a 10 in cui 0 significa “molto insoddisfatto/a” e 10 “molto soddisfatto/a” le risposte alle 5 domande sul gradimento hanno avuto punteggi medi tra 8,6 e 9.5. Ma appagano anche chi aveva proposto contributi e non è stato sorteggiato? E giungono a formulare una proposta in modo completo e rappresentativo di tutti i punti di vista?

Al termine delle tre giornate, Avventura Urbana elabora 12 Report: ogni «resoconto trasversale sintetizza gli esiti delle discussioni a tutti i tavoli degli Iscritti estratti a sorte e, in funzione della necessaria sintesi, riporta solo le proposte e i commenti relativi alle domande della Guida alla discussione e non altri argomenti emersi durante il confronto deliberativo». Quindi, la Guida alla discussione viene elaborata in 8 casi su 12 sulla base di documentazione opera di strutture del M5S, e solo in 4 casi basata sui contenuti raccolti, ha nei fatti ‘filtrato’ l’esito delle discussioni.

8. Dal confronto deliberativo alle votazioni finali (3° fase)

Prima dell’Assemblea Nazionale di fine novembre, il Consiglio Nazionale del M5S esamina i 12 report elaborati da Avventura Urbana come esito della fase 2 e rileva «una questione metodologica: la necessità di operare una distinzione tra report tematici e report relativi all’organizzazione interna». Predispone e approva 10 Documenti tematici di indirizzo linkati dallapagina web che raccoglie i quesiti tematici che saranno messi al voto nell’Assemblea degli iscritti.

Per ogni area tematica la formulazione del primo quesito è sempre la medesima: «Approvi le linee di indirizzo e gli obiettivi strategici che emergono dal documento di sintesi redatto all’esito del confronto deliberativo, che prevede …» a cui fa seguito un testo di merito sul tema specifico. Così facendo si vuole creare una connessione tra i quesiti al voto e il percorso deliberativo, ma non si evidenzia, che le linee di indirizzo e gli obiettivi strategici di cui si chiede l’approvazione sono stati elaborati dal Consiglio Nazionale. Scelta assolutamente legittima e motivata con solidi argomenti (quali la necessità di operare una semplificazione e tradurre in quesiti le proposte), ma perché nasconderla? Solo in fondo alla pagina (e chi sta sul web sa quanto sia difficile che chi legge arrivi fino in fondo) compare la precisazione: «I quesiti, oggetto della votazione, sono stati sottoposti al parere del Consiglio nazionale» con relativo link per il download del parere. In realtà sono stati anche formulati dal Consiglio Nazionale. Al primo quesito, ne seguono altri (massimo 4) più puntuali su aspetti specifici, tipicamente «quelli che rappresentano una novità, poiché innovativi o mai trattati».

A quelli relativi alle 10 aree tematiche, si aggiunge un insieme di quesiti, pubblicati separatamente con un apposito link, che hanno per oggetto modifiche del Codice etico, modifiche dello Statuto e questioni di organizzazione interna, predisposti tenendo in considerazione quanto emerso dal confronto deliberativo su Revisione dello Statuto (Tema 7) e Revisione del Codice etico (Tema 11). In questo caso il parere del Consiglio Nazionale precisa che tali report «pur soggetti al processo di sintesi e di semplificazione, sono stati recepiti così come sono senza variazioni in senso né interpretativo né descrittivo. Il tutto salvo alcune isolate proposte rispetto alle quali sono emersi criticità tecniche o, addirittura, profili di illegittimità formale o sostanziale». Affermazione coraggiosa perché ci sono differenze tra i report elaborati da Avventura Urbana e le proposte elaborate dal Consiglio Nazionale e messe al voto dell’Assemblea, ma soprattutto c’è una mancanza che salta all’occhio e sorprende.

Infatti il report trasversale, sul Tema 11 “Revisione del codice etico per candidature e alleanze” si occupa anche di “Codice Etico: posizionamento nell’arco parlamentare, partecipazione interna e rapporto con il territorio” (Tema 11b). La sezione “In che modo è opportuno integrare il Codice Etico in merito alla partecipazione democratica interna e al legame tra portavoce e articolazioni territoriali?” include “Proposte relative al consolidamento dei rapporti con il territorio” e “Proposte relative alla partecipazione democratica interna” di cui non vediamo traccia nei quesiti sottoposti al voto. La cosa è particolarmente significativa perché tra le proposte sul tema della partecipazione democratica interna il report trasversale indicava:

4. Introdurre un impegno formale all’uso di processi partecipativi e deliberativi per prendere decisioni interne, utilizzando strumenti informatici per massimizzare la portata delle discussioni;

5. Miglioramento della piattaforma e delle procedure di voto».

È piuttosto paradossale che nel contesto di un processo partecipativo e deliberativo venga oscurata la richiesta di adottare questa pratica in modo sistematico per prendere le decisioni interne. A maggior ragione perché questo tema era già presente in numerosissimi contenuti raccolti nella prima fase14.

I risultati delle votazioni (di nuovo su piattaforma SkyVote) sulle domande che vertono sui 10 Temi strategici vedono per la prima domanda sulla condivisione del Documento di indirizzo uno score a favore tra il 93% e il 97%; mentre le domande puntuali hanno tra il 65% e il 94% di favorevoli. Anche per le domande sulle modifiche del Codice etico e dello Statuto e su questioni di organizzazione interna la forbice tra SI e NO è in genere piuttosto netta (quindi, largo consenso su una posizione), e solo in un caso (sulla incompatibilità del ruolo del Presidente con altri incarichi) è più stretta (51,14% NO – 43,36% SI – 5,5% astenuti).

9. La domanda finale: Quale ritorno per la partecipazione?

Abbiamo dunque visto che:

  • I contributi raccolti nella 1° fase (che potremmo chiamare: partecipativa, e che si è svolta in modalità online asincrona) in prima battuta sono stati usati essenzialmente per identificare 20 Temi non molto diversi dai 16 filoni indicati nei form di raccolta dei contributi. Una fase di voto ha quindi scelto, tra questi 20 Temi, i 12 ritenuti prioritari.
  • Il successivo confronto deliberativo della 2° fase, svolto in modalità online sincrona, ha preso come Guida alla discussione un testo elaborato da Avventura Urbana sulla base di documentazione opera di strutture del M5S in 8 casi su 12, e solo in 4 casi basata sui contenuti raccolti.
  • Nella 3° fase, le votazioni (svolte onlinedurante l’Assemblea Costituente) vertono su domande formulate nei Documenti tematici di indirizzo scritti e approvati dal Consiglio Nazionale del M5S. Questo passaggio tutto politico, comunque legittimo, non ha avuto nell’iter complessivo del processo la dovuta visibilità.

Cosa è rimasto dei contributi iniziali alla fine del (lungo) percorso? Ma soprattutto coloro che – iscritti e simpatizzanti – hanno dedicato tempo per partecipare alla consultazione e contribuire con le loro idee a delineare il futuro del M5S, ritengono che il loro contributo sia stato effettivamente valorizzato? Investirebbero di nuovo il proprio tempo se avessero chiari i passaggi che abbiamo messo in luce nella nostra analisi, e quindi a cosa il loro lavoro è effettivamente servito?

Noi crediamo che il patto partecipativo tra chi organizza una consultazione e chi vi partecipa (cfr. pag. 48, ibidem) debba essere chiaro all’inizio: una sorta di ‘contratto’ in cui vengono dettagliati gli impegni reciproci tra tutti gli attori sociali che intervengono in un processo di partecipazione, e il ‘vantaggio’ che ciascuno ne trae. È ben vero che la narrativa della consultazione ha sottolineato fin dall’inizio che deliberare non è decidere, ma questo non dice molto su come i contributi di ciascuno vengono valorizzati nell’insieme del processo. Ed è anche vero che la comunicazione intorno all’iniziativa e all’evento finale abbia sollecitato maggiori ambizioni. Nell’intervista che il Presidente Conte ha rilasciato a La Repubblica il 23 novembre, afferma (corsivi e sottolineature nostre): «Noi siamo avvantaggiati, perché nella nostra storia partiamo dall’intuizione e dalle competenze di Gianroberto Casaleggio, che per primo ha individuato le potenzialità della democrazia diretta sulla piattaforma digitale. Ma oggi stiamo andando oltre. Ciascuno di noi può decidere sul futuro di M5S, abbiamo rovesciato la piramide, è la base che è in alto e che sta decidendo. Definiamo gli obiettivi strategici ascoltando i nostri iscritti, i cittadini». Ma, come insegnava già alla fine degli anni ’60 del Novecento Sherry Arnstein (Fig. 5, ibidem) ascoltare e decidere sono due modalità partecipative molto diverse.

10. Da NOVA 2024 a NOVA 2026

Proprio nel momento in cui stavamo per pubblicare questo lavoro, il 7 aprile scorso il M5S ha pubblicato il sito “NOVA Parola all’Italia” (acronimo che emerge dall’URL: NOVA 2026). Inizia con queste parole: «Dopo il successo della prima edizione di NOVA sull’Assemblea Costituente, il MoVimento 5 Stelle apre un nuovo percorso per costruire, insieme a tutte le cittadine e i cittadini, il programma di governo dei prossimi anni».

Si mantiene il nome della precedente consultazione, ma, a quanto si comprende dalle informazioni pubblicate, si adotta un percorso partecipativo e un approccio metodologico diverso: non più 3 fasi ma 6; l’Open Space Technology (ideato nel 1997 da Harrison Owen) va a sostituirsi come riferimento metodologico al Deliberative Polling (proposto da James Fishkin nel 1991). Nonostante il termine “technology”, l’OST non si avvale – almeno nella sua implementazione usuale – di strumenti digitali, ma privilegia gli incontri in presenza, e infatti Giuseppe Conte nei suoi ultimi interventi ha parlato di 100 incontri (in presenza) a livello locale. Il percorso pubblicato spiega che questi 100 incontri costituiscono la fase 4 del percorso e sono gestiti da 100 team locali preparati in precedenza (fasi 1 e 2: la fase 1 iniziata il 2 aprile). Nel percorso pubblicato sul sito, la partecipazione online pare confinata alla fase 5 “Confronto deliberativo online (in data da definirsi)” che vedrà coinvolte «300 persone selezionate per rappresentare tutte le componenti della comunità del Movimento 5 Stelle (portavoce eletti, coordinatori, iscritti) ed esterni coinvolti negli OST locali, in modo equilibrato per età, genere e distribuzione territoriale, [che] si incontreranno in un confronto deliberativo. A partire dai contributi raccolti nei 100 eventi locali, elaboreranno le principali raccomandazioni da portare al tavolo della coalizione progressista per la costruzione del programma di governo». Scopriremo con quali strumenti online questi 300 prescelti potranno deliberare e cosa potranno vedere i ‘non prescelti’ di questo processo deliberativo.

Se torniamo al ‘vantaggio competitivo’ che il M5S di Conte ha ereditato da quello degli inizi (e noi lo crediamo, come ha ben illustrato da Giulio De Petra nel suo articolo “M5S, un esperimento rimosso” ) le scelte fatte nella progettazione della nuova consultazione, da quanto si può comprendere oggi, non paiono valorizzare quelle potenzialità: partecipazione e deliberazione soprattutto online su una piattaforma progettata ad hoc (e non sui social) che adotta soluzioni digitali appropriate, aggiornate e nel frattempo, almeno in parte, sperimentate che garantiscano trasparenza, dati aperti e condivisione di quella che Massimo Florio chiama “intelligenza sociale”15, concetto molto vicino alla civic intelligence, introdotta da Doug Schuler16 che ha orientato negli anni il nostro lavoro.

Giuseppe Conte nel video di presentazione afferma: «Mai, in nessuna parte del mondo è stato realizzato un esperimento così rivoluzionario come quello che ci accingiamo a compiere [… per…] rispondere a questo momento critico [della democrazia] con più partecipazione». Concordiamo completamente con l’uso del termine “esperimento”, lo abbiamo spiegato nell’Introduzione del libro citato (cfr. nota 13, pp. 19-21): il metodo scientifico trova la sua forza proprio negli esperimenti fatti per confermare o confutare approcci, modelli, teorie. Le ragioni del cambiamento metodologico sono nella diversità del contesto o forse/anche nella volontà di correggere alcune criticità riscontrate nel precedente esperimento NOVA 2024 (nonostante il conclamato ‘successo’)? Sarebbe importante saperlo perché il metodo scientifico richiede di (fare il possibile per) valutare il risultato degli esperimenti. Il che – come visto in questo articolo – è reso arduo dal fatto che nei casi in esame si tratta necessariamente di esperimenti in ‘real life setting’. Ce lo ha insegnato Tim Berners-Lee, inventore del web, con alcuni colleghi nel lavoro del 2008 sulla “Web science”17. Ma se la partecipazione online sarà sminuita, mancheranno dati e contenuti per farlo.

Ringraziamenti

Gli autori ringraziano Tommaso Federici per le preziose osservazioni su una prima versione del lavoro.

Note

1 https://www.movimento5stelle.eu/nova/

2 Pur avendo fatto la massima attenzione a verificare sui documenti tutte le affermazioni, resta il fatto che si tratta di una ricostruzione che può non essere esente da errori o imprecisioni non volute.

3 Osserviamo che il termine ‘oltreché’ implica che si possano proporre bisogni, obiettivi strategici e anche proposte operative.

4 https://www.avventuraurbana.it/

5 https://www.skyvote.it/

6 Non possono partecipare a questa fase gli eletti e persone che ricoprono cariche direttive o hanno rapporti di dipendenza e collaborazione all’interno del Movimento, con alcune possibilità di deroga su richiesta.

7 Una FAQ sul sito del M5S spiega che «L’iscrizione ha durata annuale e si rinnova automaticamente di anno in anno a seguito di login nel portale del Movimento 5 Stelle; altrimenti, l’iscrizione cessa per inattività». In un’intervista del dicembre 2024 Conte ha spiegato che, dovendo fare una costituente «basata su partecipazione attiva», è stata applicata la clausola statutaria: chi era inattivo da tempo (“due anni”) ha ricevuto una mail di preavviso e aveva cinque giorni per fare un click e rimanere attivo. Non ci sono dati ufficiali sull’esito di questa procedura, ma da un raffronto tra gli aventi diritto al voto nel dicembre 2023 e nelle due votazioni in occasione dell’Assemblea Costituente, si può stimare la rimozione di poco meno di 70.000 nominativi.

8 De Cindio, F., & Trentini, A. (2024). Dal Tecnocivismo alla Cittadinanza Digitale: Trasparenza e Partecipazione, Edizioni Themis. https://edizionithemis.com/catalogo/digitale-e-societa/dal-tecnocivismo-alla-cittadinanza-digitale

9 Sopra i box che illustrano i 20 Temi si legge questa frase: “L’ordine è puramente casuale”. È indice della consapevolezza che l’ordine in cui si elencano le opzioni al voto può influenzare la scelta di chi vota (specie in un caso come queste in cui se ne potevano votare 12 su 20), ma la soluzione adottata (una semplice nota) è inadeguata. I progettisti software che devono gestire un problema simile prevedono di generare in modo casuale l’ordine con cui vengono di volta in volta mostrate le N opzioni.

10 Ciò non esclude qualche uso semanticamente diverso da quello che viene naturale associare a questa locuzione: ad esempio abbiamo letto un paio di contributi parlano di ‘fine vita’ delle tecnologie o di altre infrastrutture.

11 Seguendo il metodo del campione stratificato per quote.

12 Questo avrebbe permesso al processo nel suo insieme di essere ibrido, con la prima fase online e la seconda in presenza; ma è comprensibile che, per facilitare la partecipazione di chi veniva sorteggiato, si sia scelto di organizzare la seconda fase via Zoom, rendendo tuttavia più faticosa l’interazione ai Tavoli.

13 Tema 7: Revisione dello Statuto per discutere dei ruoli del Presidente e del Garante, il nome e il simbolo del Movimento e la riorganizzazione dei Gruppi territoriali; Tema 8: Informazione libera e sovvenzioni alla cultura; Tema 11: Revisione del codice etico per candidature e alleanze; Tema 12: Università e ricerca scientifica.

14 Una search sul DB con chiave il termine “piattaforma” ha restituito 249 contenuti che lo contengono. Alcuni possono essere non pertinenti alla questione della piattaforma interna o di voto, ma la stragrande maggioranza trattava di questo.

15 M., Il Capitale contro lo Stato. L’intelligenza sociale e il futuro della democrazia, Feltrinelli, 2026.

16 Schuler, D. (2001). Cultivating society’s civic intelligence: patterns for a new’world brain’.

Information, Communication & Society, 4(2), 157–181.

17 Hendler, J., Shadbolt, N., Hall, W., Berners-Lee, T., & Weitzner, D. (2008). Web science: an interdisciplinary approach to understanding the web. Communications of the ACM, 51(7), 60–69. http://dl.acm.org/doi/pdf/10.1145/1364782.1364798

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