Democrazia, Internazionale, Politica, Temi, Interventi

Traduzione dal portoghese di Nunzio Alì (Università di Catania/Universidade do Minho-CEPS).

Il 5 ottobre 2026, il giorno successivo al primo turno delle elezioni generali brasiliane, la probabilità che Luiz Inácio Lula da Silva, del Partito dei Lavoratori (PT), ottenesse la rielezione sembrava remota. Il suo avversario, Flávio Bolsonaro, del Partito Liberale (PL), era arrivato in testa con circa il 47% dei voti validi, mentre Lula aveva ottenuto approssimativamente il 45%, con uno scarto di 2.224.965 voti tra i due. Diversi elementi indicavano le difficoltà del presidente uscente nel modificare l’andamento della competizione.

Dal punto di vista dei risultati, il consenso elettorale ottenuto da Lula al primo turno era diminuito rispetto alle elezioni presidenziali del 2022, anche nelle località in cui aveva vinto, considerate roccaforti del PT, come la regione del Nordest del paese. Inoltre, i voti raccolti dagli altri candidati, pari a circa l’8%, sembravano destinati, secondo i sondaggi, a confluire prevalentemente su Bolsonaro, un’ipotesi plausibile considerando che tali candidati appartenevano soprattutto all’area del centrodestra. Anche il PL, il partito di Bolsonaro, aveva ottenuto un risultato elettorale significativo nelle altre competizioni, conquistando i gruppi parlamentari più numerosi alla Camera dei Deputati e al Senato e dimostrando la propria forza in tutto il territorio nazionale. Altri dati indicavano inoltre la difficoltà del presidente Lula nel trasformare in voti il consenso verso alcune politiche da lui annunciate, come l’aumento dei sussidi del Bolsa Família e il divieto delle bets, ossia delle scommesse online.

In altre parole, per vincere le elezioni, Lula avrebbe dovuto ampliare il proprio consenso, ma il suo elevato tasso di disapprovazione, unito alla valutazione negativa del suo governo, sembrava porre un limite alla sua crescita elettorale.

Una possibile alternativa consisteva nel cercare di convincere gli elettori che non si erano recati alle urne a partecipare al voto e a sostenere il PT. Tuttavia, anche questa strada sembrava particolarmente difficile, dal momento che il tasso di astensione registrato al primo turno (21,08%), pur essendo leggermente superiore a quello del 2022 (20,95%), rimaneva in linea con i livelli delle elezioni precedenti. Si trattava, dunque, di un dato sostanzialmente ordinario. Inoltre, 20 delle 27 unità federative brasiliane avevano già eletto i propri governatori al primo turno, insieme ai deputati statali e federali. Questo poteva rappresentare un ostacolo all’aumento dell’affluenza, poiché era prevedibile che, dovendo votare soltanto per il presidente, e solo in alcuni casi anche per il governatore, gli elettori partecipassero in misura minore rispetto al primo turno. L’andamento storico dei tassi di astensione in Brasile confermava queste aspettative.

Questo scenario rendeva evidente la necessità di riorganizzare la campagna elettorale del PT, sia sul piano del coordinamento sia su quello della strategia digitale, iniziando inoltre a coinvolgere giovani parlamentari appena eletti e dotati di una forte visibilità sui social network, come Ana Elisa (PT), del Minas Gerais, e Guilherme Cortez (PSOL), di São Paulo, i due maggiori collegi elettorali del paese.

Sempre nell’ambito della comunicazione digitale, André Janones (REDE), deputato federale rieletto nel Minas Gerais, ha creato un canale WhatsApp chiamato Exército do Lula (Esercito di Lula), che ha riunito oltre 10 milioni di partecipanti nel corso della campagna. La strategia di comunicazione politica digitale di Janones era già nota nel 2022 con il nome di “janonismo culturale”. In termini generali, consiste nell’adozione di linguaggi e metodi comunicativi diffusi dal bolsonarismo, come l’uso intensivo di meme, messaggi provocatori, attacchi diretti agli avversari e contenuti facilmente condivisibili sui social network. In questo modo, durante il secondo turno, la campagna del PT ha iniziato a contendere all’estrema destra l’attenzione degli utenti e la capacità di diffusione dei messaggi nell’ambiente digitale, attraverso le missioni quotidiane assegnate da Janones ai cosiddetti soldati dell’Esercito di Lula.

Contemporaneamente, una serie di manifestazioni a sostegno di Lula ha riempito le strade di numerose città brasiliane, sia nelle capitali sia nei centri dell’interno, spesso su iniziativa di movimenti come l’União Nacional dos Estudantes (Unione nazionale degli studenti). Sul piano politico, Lula ha anche lanciato segnali di apertura verso destra, dichiarandosi favorevole all’abbassamento dell’età della responsabilità penale a 16 anni nei casi di reati particolarmente gravi.

Queste diverse iniziative miravano a migliorare la posizione di Lula nella competizione, modificando il clima di apatia che aveva caratterizzato il primo turno. Parte di questa scarsa mobilitazione veniva attribuita agli errori della campagna del PT, in particolare alla sottovalutazione dell’avversario e all’eccessiva fiducia nella vittoria.

Nel loro insieme, l’Esercito di Lula e le manifestazioni di piazza sono riuscite ad ampliare la portata della campagna del PT. Ancora più importante, forse, è stata la mobilitazione degli attivisti e dei sostenitori del presidente Lula che, grazie a un maggiore coordinamento, hanno iniziato a impegnarsi sempre più attivamente nella campagna elettorale, contribuendo a orientare il dibattito pubblico, conquistare nuovi consensi e incentivare la partecipazione al voto.

I risultati di queste e di altre iniziative della campagna del PT sono emersi gradualmente nei sondaggi sulle intenzioni di voto. Nel corso dei 21 giorni che hanno separato il primo dal secondo turno delle elezioni, il vantaggio di Bolsonaro si è trasformato in un pareggio tecnico, entro il margine di errore. Occorre tuttavia sottolineare che questo cambiamento nei sondaggi non era dovuto a una crescita delle intenzioni di voto per Lula, bensì a una diminuzione di quelle per Flávio Bolsonaro. Gli stessi sondaggi mostravano inoltre che, a un giorno dalle elezioni, Lula era riuscito a invertire il saldo negativo nella valutazione del proprio governo, mentre il timore di un ritorno al potere della famiglia Bolsonaro e il tasso di disapprovazione nei confronti di Flávio Bolsonaro erano diventati superiori ai corrispondenti valori registrati per il candidato del PT. Nonostante ciò, i modelli probabilistici elaborati da diversi istituti indicavano una vittoria del candidato bolsonarista.

Alla correzione di rotta della campagna di Lula si sono aggiunti alcuni errori strategici del suo avversario. A differenza del primo turno, quando i due principali candidati non hanno partecipato ai dibattiti trasmessi in chiaro dalle reti televisive nazionali, Bolsonaro e Lula hanno partecipato a due confronti televisivi durante il secondo turno. Alcuni focus group condotti con elettori indecisi da diversi ricercatori e istituti hanno mostrato che l’atteggiamento di Flávio Bolsonaro non è stato valutato positivamente e che, secondo i partecipanti, è stato giudicato arrogante e aggressivo. Anche alcuni contenuti diffusi durante la campagna elettorale sono stati ritenuti inopportuni da diverse analisi, tra cui il video pubblicato dal deputato federale rieletto Nikolas Ferreira (PL), uno dei principali sostenitori di Flávio Bolsonaro, che rappresentava la regione del Nordest come un territorio caratterizzato da estrema povertà e precarietà, attribuendone la responsabilità al governo del PT.

Soltanto studi futuri potranno stabilire se e in che misura ciascuno di questi fattori abbia inciso sul risultato finale. Il dato di fatto è che, contrariamente alle probabilità, Lula è stato rieletto con il 51,8% dei voti validi, mentre Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 48,2%. Questo risultato sorprende non soltanto per la vittoria del candidato del PT, ma anche per la sua entità. Tra i due turni, Lula ha aumentato i propri voti di 10.376.694, mentre Flávio Bolsonaro ha registrato una crescita di 3.721.538 voti. Ciò significa che Lula ha migliorato il proprio risultato in oltre il 50% dei comuni brasiliani, con incrementi particolarmente significativi nelle grandi città come São Paulo e Rio de Janeiro. Nel solo Stato di Bahia, Lula è passato dal 66% al 71%, conquistando oltre 800.000 voti in più rispetto al turno precedente. Inoltre, lo stato di Minas Gerais, secondo collegio elettorale più grande del paese, che al primo turno aveva accordato la maggioranza a Flávio Bolsonaro, ha successivamente preferito Lula. Allo stesso tempo, la percentuale di schede bianche e nulle è diminuita di 1,53 punti percentuali e il tasso di astensione si è ridotto di 1,86 punti percentuali. Ciò potrebbe indicare che molti elettori che si erano astenuti al primo turno abbiano deciso di recarsi alle urne al secondo turno per votare Lula.

Poiché la politica brasiliana non smette mai di sorprendere, l’orario delle votazioni al secondo turno è stato prolungato di due ore, dalle 17 alle 19, su decisione del Supremo Tribunal Federal, a causa di ritardi o della mancata disponibilità degli autobus destinati a trasportare gli elettori ai seggi, come previsto dalla legislazione brasiliana. La decisione, tuttavia, è stata adottata subito dopo l’orario previsto per la chiusura delle votazioni, quando alcuni seggi erano già stati chiusi mentre altri erano rimasti aperti. Nonostante ciò, il numero complessivo di voti espressi dopo le ore 17 è stato inferiore a 35.000, pari soltanto a circa lo 0,05% dei voti ottenuti da Lula (PT).

Flávio Bolsonaro e i suoi alleati hanno comunque iniziato a sostenere la tesi di una frode elettorale, ma già il giorno successivo hanno rinunciato a chiedere l’annullamento delle elezioni per via giudiziaria. Il PL ha riconosciuto la vittoria di Lula, mentre Flávio Bolsonaro si è rifiutato di accettare l’esito delle elezioni. A soli due giorni dalle elezioni, Flávio Bolsonaro si era già dato alla fuga negli Stati Uniti, violando il divieto di lasciare il Paese impostogli dal Supremo Tribunal Federal (STF), in quanto indagato nell’ambito di due inchieste per sospetto di riciclaggio di denaro e per irregolarità relative a società di scommesse online.

La vittoria di Lula riafferma l’impegno della maggioranza dell’elettorato brasiliano a favore della democrazia e delle politiche sociali. Dimostra inoltre che le preferenze elettorali non sono predeterminate e che le campagne elettorali possono incidere sui risultati. In questo senso, il secondo turno del 2026 richiama l’attenzione sull’importanza delle forme tradizionali di campagna elettorale, in particolare sulla mobilitazione degli attivisti e sulla presenza nelle piazze, anche in un contesto in cui i social network assumono una crescente centralità nella comunicazione politica.

La vittoria del presidente Lula, tuttavia, non modifica il quadro politico emerso dal primo turno. Il bolsonarismo ha ampliato la propria rappresentanza nel Congresso Nazionale, nei governi statali e nelle assemblee legislative, consolidando la propria presenza istituzionale e territoriale. Ciò però non significa che l’estrema destra riuscirà necessariamente a trasformare la propria forza parlamentare in una capacità di leadership sul Congresso. Una possibile ipotesi è che gli stessi partiti di centro, interessati a preservare i propri spazi di potere, pongano limiti alle ambizioni del PL, aprendo così nuove possibilità di negoziazione per il Governo Lula. Un esempio di questa competizione si è verificato già durante il secondo turno, quando il Presidente del Senato, Davi Alcolumbre (União Brasil), ha posto in votazione l’abolizione del regime lavorativo 6×1, che prevede sei giorni di lavoro e uno di riposo, e la sua sostituzione con un regime lavorativo 5×2, passando da 44 a 40 ore settimanali, una delle principali rivendicazioni di Lula. La decisione può essere interpretata alla luce della competizione per la Presidenza del Senato e della resistenza di alcuni settori del centro a cedere spazio al PL.

Un’altra possibilità è che lo stesso bolsonarismo attraversi una fase di riorganizzazione dei propri rapporti con il PL. Le elezioni hanno messo in evidenza le tensioni e i conflitti interni per la leadership del movimento. Michelle Bolsonaro (moglie dell’ex presidente Jair Bolsonaro) ha partecipato molto poco alla campagna di Flávio Bolsonaro, Jair Bolsonaro rimane in carcere ed Eduardo Bolsonaro si trova negli Stati Uniti, dove risiede dal 2025, nonostante sia destinatario di un mandato di arresto emesso dal Supremo Tribunal Federal dopo la sua condanna definitiva a quattro anni e due mesi di reclusione. Anche l’assenza di Valdemar Costa Neto, presidente del partito, nelle immagini del discorso di Flávio Bolsonaro pronunciato dopo la sconfitta, insieme alle divergenze tra le dichiarazioni del candidato e quelle della dirigenza del partito sul risultato elettorale, merita attenzione. Sebbene questi elementi non consentano di prevedere una rottura, suggeriscono la possibilità di una riorganizzazione partitica.

Un’altra sfida importante riguarderà la successione alla leadership di Lula all’interno della sinistra brasiliana. Le elezioni del 2026 hanno messo in evidenza un’asimmetria tra i due schieramenti politici: mentre il bolsonarismo ha dimostrato di poter competere efficacemente per la Presidenza anche senza Jair Bolsonaro come candidato, la sinistra rimane fortemente dipendente dalla leadership di Lula. Pertanto, sebbene la vittoria presidenziale abbia dimostrato la possibilità di sconfiggere elettoralmente l’estrema destra, i prossimi anni saranno decisivi sia per la capacità di governare con un Congresso più orientato a destra, sia per la costruzione di nuove leadership politiche a sinistra.

Nonostante tutte le sfide, per il momento la maggioranza dei brasiliani festeggia la vittoria di misura della democrazia.

Nara Salles è professoressa in Scienze Politiche all’Universidade Estadual de Campinas (Unicamp) in Brasile.

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