Articolo pubblicato su “Rinascita” il 16:09:2026: https://www.rivistarinascita.it/spin-time-roma-sgombero-fondi-immobiliari-corteo
La più crudele delle stagioni, l’estate, ci ha regalato lo sgombero di Spin Time. Al netto dell’intervento inquietante dei vigili del fuoco nella vicenda, c’è stata una chiamata di massa: il rione che ha solidarizzato, la città che è accorsa al presidio, l’Italia intera che ha raccolto beni per le persone cacciate dalle loro abitazioni; nonché una mobilitazione politica con una trattativa finita, per ora male, fra il Comune di Roma (con la presenza del Vicariato) e la proprietà dell’edificio, Investire Sgr, dove, da 13 anni, Spin Time garantiva case e attività culturali alla città.
Come Investire Sgr abbia acquisito l’edificio è oramai noto: dalla “finanza creativa” di Tremonti in qua, i fondi immobiliari (fra cui Investire) stanno diventando padroni di pezzi di città (fra cui l’edificio in via Santa Croce in Gerusalemme). Conosciamo abbastanza l’operaismo per sapere quanto nell’eccedenza tra valore d’uso e valore di scambio si annidi il profitto e, quindi, il conflitto di classe.
Il famoso tavolo di Marx: «Quando se ne fa un tavolo, la forma del legno viene trasformata. Ciò non di meno, il tavolo rimane legno, cosa sensibile e ordinaria. Ma appena si presenta come merce, il tavolo si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile. Non solo sta coi piedi per terra, ma, di fronte a tutte le altre merci, si mette a testa in giù».
L’edificio, grazie ai tredici anni di lavoro dell’anomalia selvaggia di Spin Time, è diventato il tavolo a testa in giù. Il valore d’uso di Spin, in sostanza, trasfigura il mero valore di scambio che il mercato immobiliare vuole mettere a frutto. In questo senso, la valutazione d’impatto sociale (fatta da Open Impact) ha sancito un punto di non ritorno per cui, nel piano casa del Comune di Roma, era già stato pensato l’acquisto dello stabile.
La trattativa, poi, il 6 agosto, è naufragata: il proprietario non ha accettato il piano del Comune rimandando l’acquisto a un secondo momento, adducendo motivazioni tecniche abbastanza pretestuose. Il punto, però, importante è continuare a tessere le fila di quell’acquisto.
Un abitante del palazzo ha ben sintetizzato, all’assemblea tenutasi il giorno dopo il blocco della trattativa, alla presenza del sindaco Gualtieri, il risultato ottenuto con una brillante metafora calcistica: “è finito il primo tempo in pareggio, ma ora inizia il secondo”. Il pareggio fa riferimento, appunto, al palazzo ancora in mano a Investire ma, per gli abitanti del palazzo, alla certezza di una casa popolare.
Questo goal significa molto: un tetto, magari in periferia (anche se si sta lavorando per rispettare la territorialità), diventa una promessa di vita, un possibile appiglio per sanare una situazione, comunque, difficile. La convivenza dentro gli ex uffici dell’INPDAP (l’edificio aveva questa funzione) non è stata facile: bagni in comune, corridoi affollati, la coesistenza con i “piani bassi” dove la cultura ha prodotto musica, spettacoli, giornali, cibo, ecc. ecc.
Queste case popolari verranno date, ma assolutamente in questo secondo tempo il seme di Spin andrà sparso per Roma; l’Esquilino ha una realtà importante, come il Polo Civico, che raccoglie tante associazioni del Rione e questo Polo (nato nelle mura di Spin) è parte di una rete di altri Poli che a Roma sta crescendo in ogni municipio e in ogni quartiere.
La sfida di chi è stato a Spin Time sarà di contaminare/creare/entrare in questi Poli per portare anche lì, magari, una squadra di calcio popolare o un doposcuola o una qualunque di quelle attività che vengono fatte intorno a Piazza Vittorio (Spin ha bisogno dell’Esquilino ma l’Esquilino ha ancora più bisogno di Spin).
Nel mentre, bisogna aumentare la pressione per la trattativa. Ci sarà il 19 una manifestazione; c’è un’attività di inchiesta su Investire e il Fondo Immobili Pubblici (FIP); la strada davanti all’edificio ospita dei gazebo per garantire la continuità di sportelli/eventi culturali che avvenivano all’interno. Molte associazioni stanno offrendo spazi e magari anche lì bisognerebbe spargere il seme di Spin.
Esattamente sessant’anni fa usciva un libro ormai classico del pensiero politico, “Operai e Capitale” di Mario Tronti. Un testo che ha unito profondità filosofica e stile letterario; un testo che ha segnato e continua a influenzare intere generazioni di militanti politici in Italia e non solo. La prosa è paratattica e incisiva. Leggiamo in particolare: «In una società nemica non c’è la libera scelta dei mezzi per combatterla. E le armi per le rivolte proletarie sono state sempre prese dagli arsenali dei padroni».
Questo è un punto nodale per chi voglia incidere politicamente: il problema dei mezzi e della loro scelta, che non sempre è svincolata dal presente. E in questo presente, rapace e finanziario, è proprio l’economia una possibile “arma” da adottare.
In questo secondo tempo, dobbiamo giocare una partita all’insegna del mutualismo, di un’economia, cioè, che possa sostenersi e mantenere vivo il valore d’uso di Spin Time contro il suo stesso valore di scambio, contro l’egemonia dei fondi e della destra di governo. L’idea, una volta acquisito l’edificio, è di creare un’istituzione cooperativa-mutualistica che possa integrare gli abitanti, la sfera culturale e i necessari lavori per creare delle abitazioni vere e proprie. Quest’idea allude chiaramente ai grandi modelli di cooperative sparse in Europa (come la basca Mondragon Corporation) o in Italia (basti pensare all’autogestione abitativa che da tempo anima il paese di Camini in Calabria).
Giuseppe Filippetta ha scritto un bellissimo libro, “L’estate che imparammo a sparare”, in cui ripercorre la storia partigiana della Costituzione individuando nella data dell’otto settembre 1943 uno spartiacque. Interessante quanto, nel conflitto fra storia e politica, le date debbano costituire “punti di catastrofe” per cui ora dobbiamo politicizzare il 6 agosto. Questo significa imporre quella data come il punto massimo dell’ingerenza dei fondi (e della destra di governo) nei confronti di Roma.
Politicizzare significa, inoltre, sbarazzarsi delle anime belle che dicono “noi l’abbiamo sempre saputo” e si mettono a pontificare sui ritardi altrui e dei pusillanimi che hanno paura della sfida politico-economica ai “padroni della ferriera”. Senza infingimenti, il 6 agosto deve diventare il non plus ultra.
Per questo è fondamentale curare la collaborazione con il sindaco Gualtieri e la Chiesa (presente alla trattativa); l’interazione con la città tutta: dall’Esquilino e oltre il GRA; agire a livello nazionale e internazionale (a Spin si è tenuto il Giubileo dei Movimenti Popolari, sono passati recentemente il sindaco di Vienna, Michael Ludwig, e il candidato alle presidenziali argentine, Juan Grabois).
Il 19 settembre a Roma sarà un giorno di lotta per l’Italia che ci piace e una manifestazione ulteriore di quella forza intelligente e collettiva nata a Santa Croce. Sarà un’occasione importante per ribadire (parafrasando il titolo di Filippetta) che questa è stata l’estate in cui imparammo a sperare che i fondi non decidano più le politiche urbane, che la città sia davvero la polis di chi ci abita, che Spin Time sia e diventi l’idea di un mondo senza razzismo e ingiustizia, con un tetto degno e un lavoro sicuro per l’umanità a venire.
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